I Migliori Momenti del Cinema: I Quattrocento Colpi

AntoineDoinel

Categoria: SCENA

I Quattrocento Colpi (tit. originale Les Quatre Cents Coups)

Regia: François Truffaut / Anno: 1959 / Durata: 99′ / Colore: B/N / Paese: Francia

È scappato Doinel! È scappato Doinel! Durante una partita a calcio dentro il campo da gioco di un riformatorio, un ragazzino ha approfittato di una rimessa laterale per infilarsi sotto la rete di sicurezza e andare via. È vero, Antoine sta fuggendo. In realtà ne I Quattrocento Colpi, non fa altro: scappa da casa, da scuola, infine dal riformatorio dove lo lascia la madre, consegnandogli in poche parole fredde la responsabilità di se stesso. Nel film la tensione degli eventi delimitati dagli spazi chiusi trova sollievo nelle momentanee fughe del ragazzo nel mondo esterno, fino alla tentata catarsi finale. In tre piani sequenza la macchina da presa – installata su una  Citroen Due Cavalli  – segue Antoine nel suo passo costante: è uno sguardo al limite tra il racconto e il ricordo di un regista che guarda la propria immagine modificata. Antoine è si l’alter ego di Truffaut, che ne I Quattrocento Colpi ha riversato tutta la propria infanzia difficile, ma è anche un personaggio fuso con la forza del carattere del suo interprete, Jean Pierre Leaud, più rabbioso e intraprendente del suo modello originale. Così, Truffaut tiene fisso con gli occhi il suo protagonista, mentre tutto scorre nel silenzio della terra calpestata dai suoi passi, ma con un filo tenue, che si srotola timidamente fino all’arrivo al mare che Antoine che non ha mai visto prima in vita sua. È una fuga impossibile, un happy end mancato. Al posto della libertà, intesa come sottrazione dai legami affettivi e sociali che sono la linfa e il tormento della vita, Doinel trova qualcos’altro che non riesce a capire, ma che lo sormonta nella sua immensità. Si ferma, guarda i propri piedi immersi nell’acqua, saggia il terreno scivoloso sotto le onde, torna indietro, guarda  la macchina da presa con occhi smarriti: cosa faccio ora, dove vado, chiedono al regista, allo spettatore. Nessuna risposta arriva, rimane solo il suo sguardo interrogativo fissato in un indimenticabile fermo immagine.

Inizialmente I Quattrocento Colpi doveva chiamarsi, appunto, La fugue d’Antoine: rientrava, come seguito del cortometraggio L’eta difficile (Les Mistons) nel progetto di Truffaut di raccontare in piccoli film il mondo dell’infanzia. L’idea presto si sviluppò ben oltre i propri argini, diventando una delle opere più importanti del regista, della Nouvelle Vague, e del cinema di tutti i tempi. Era anche l’inizio del ciclo di  Doinel, che avrebbe seguito la storia del ragazzo, poi diventato uomo, fino alla soglia dei quarant’anni, facendo di Jean Pierre Leaud l’attore feticcio di Truffaut. Ciò che vede  quel giorno in riva al mare, Antoine non lo afferrerà mai con sicurezza: forse la complessità della vita, di cui non potrà mai liberarsi, o la consapevolezza di una voragine affettiva che non può essere colmata. Da grande si  innamorerà continuamente, di moltissime donne, senza trovare mai appagamento, e continuerà a correre da un punto all’altro.  Nell’ultimo film del ciclo, non a caso intitolato L’Amore fugge ( L’amour en fuite), si dirà di lui, eccolo Doinel, è rimasto lo stesso, corre come sempre, ma poi dove va?

Truffaut, avido lettore fin dall’infanzia, definiva Proust uno dei suoi eroi personali: nel primo libro della Recherche, ciclo di tutt’altro genere e forma sulla vita e i ricordi, lo scrittore ricorda il lungo pianto quando, da bambino venne scoperto dal padre nel corridoio di casa, ancora alzato, in attesa del bacio della madre amatissima senza cui non riusciva a dormire. Lacrime trattenute, che nell’inaspettata comprensione del genitore, che gli permise perfino di poter dormire con lei, si trasformarono in singhiozzi di sollievo e colpa quando vennero lasciati da soli. “ In realtà non sono mai cessati” scrive Proust, riconoscendo il dolore di qualcosa che è stato perduto senza venir mai recuperato, sottofondo della sua intera esistenza. D’altra parte la vita consta di una serie infinita di azioni prodotte come tentati rimedi a una mancanza senza nome che dà vita al desiderio e alla volontà umana. Così, Antoine corre, arriva, si ferma, si volta, torna indietro, senza smettere. Non può far altro a parte afferrare qualche momento prezioso in cui fermarsi, e per un attimo intuire senza trovare parola o nome, che in fondo non c’è soluzione.

From SupergaCinema

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1 Commento

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Una risposta a “I Migliori Momenti del Cinema: I Quattrocento Colpi

  1. Il finale più commovente della storia del cinema. Amo essere definitivo e me ne scuso, ma forse molte cose nella settima arte sono state già scritte. Un saluto
    Fabrizio

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