06/09/11

L’altro giorno stavo andando al Teatro Valle Occupato a vedere uno spettacolo di Paolo Rossi che non avrei visto causa una fila chilometrica, quando il mio amico ha notato una ragazza per terra in mezzo alla strada. Aveva fatto il botto col motorino, e stava distesa piangendo col trucco sbavato, mentre intorno a lei un paio di persone la guardavano con costernazione chiedendole piano come si sentiva. Aveva iniziato a piovere – un diluvio dopo mesi di afa – ed io notai uno spazio libero accanto a lei. Mi ci fiondai, ombrello alla mano, inginocchiandomi per prenderle la mano che mi strinse violentemente senza nemmeno guardarmi. Era molto spaventata per l’impatto a terra, respirava tra i singhiozzi, non sentiva una gamba e non riusciva a muoversi, e mentre il mio amico chiamava il 118 e una ragazza frugava nella sua borsa alla ricerca di un telefonino per chiamare il padre, io la coprivo con un braccio dalla pioggia, sempre tenendole la mano. Iniziò a stringermela più forte, e mi parve di captare una sorta di Alfabeto Morse cui rispondevo con un’altra stretta: Aiuto, ho paura. Tranquilla, va tutto bene.
Iniziai a dirle anche a voce che andava tutto bene, che per me voleva dire che in fondo era viva e che ogni frattura si sarebbe sistemata, a chiederle com’era andata, a scherzare sulla fortuna di beccare proprio la prima pioggia autunnale giusto in tempo per scivolare sull’asfalto, mentre lei perdeva un po’ di panico e reagiva con una smorfia come a dire, Già, ma che cazzo. Involontariamente rischiai anche di ucciderla proponendole di togliersi il casco, gesto gravissimo a quanto pare: inutile dire quanto mi sono sentita deficiente quando me l’hanno detto. Per fortuna declinò l’invito. Arrivò l’ambulanza, dovetti allontanarmi, la misero dentro e se ne andò.

Nei momenti di profonda emergenza le persone abbattono molti muri, senza preoccuparsi di entrare in un’intimità che in quel momento è il fattore fondamentale per la sopravvivenza. Ho bisogno di te per farcela. In realtà poi tutte le volte il messaggio è lo stesso, ma allora stai tranquilla, non paventi la fine del mondo, pensi di essere splendidamente indipendente e di star dicendo solo Ho bisogno di un abbraccio, di una fetta di crostata, di un passaggio, di passare il tempo, del nuovo mascara con spazzolino in elastomero, se ci stai, bene, ma comunque ce la farò e invece li stai implorando di non lasciarti morire.

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