Bobby Fischer Against The World – Liz Garbus (2011)

BobbyFischer

Bobby Fischer Against The World è quel tipo di documentario biografico che si apprezza maggiormente quando non si sa nulla del personaggio. Costruito per la prima parte come un film thriller, con le sequenze forti alternate a momenti di digressione sul passato del protagonista – l’infanzia solitaria, il rapporto difficile con una madre assente – il film vive il suo momento migliore nel racconto teso  dell’incredibile vicenda della lotta per il titolo di Campione del Mondo. Fischer, già campione americano per otto volte consecutive, nel 1972 deve incontrare in Islanda il Campione del Mondo in carica, Boris Spasskij. È un match di una valenza politica incredibile: gli americani sognano da tempo di sottrarre ai russi, veri e propri monomanici degli scacchi – sport nazionale del paese – il ruolo egemone di vincitori incontrastati. Più che un semplice campionato, un confronto epico sullo sfondo della Guerra Fredda, seguito da migliaia di persone. Per tutta risposta, Fischer reagisce dando il via a una serie di situazioni incomprensibili: fino all’ultimo non sa se andare o meno, si nasconde in casa, rifiuta la sede scelta, avanza richieste esorbitanti sull’ammontare economico del premio e così via. Per chi non sa com’è andata a finire è la parte più interessante del film: non si sa se andrà in Islanda, né  se questo basterà a calmare le acque, perché Fisher, personaggio imprevedibile, è davvero capace di inventare problemi per ogni cosa. Chi vincerà il Campionato del Mondo?

Fisher è però anche una figura davvero sgradevole, e il film non evita di ammetterlo. Dopo l’addio agli scacchi, vive vent’anni di reclusione sprofondando nella paranoia, nelle manie di persecuzione e nell’antisemitismo. Logorroico, del tutto disinteressato al proprio interlocutore, il vecchio Fisher è arrogante anche quando dice la verità, ovvero che malgrado tutto il migliore è sempre stato lui. Ci sono certo molte motivazioni per un carattere così difficile: una madre egocentrica quanto lui e poco presente, un padre scoperto e perduto a 9 anni, soprattutto gli scacchi come unica difesa, fin da piccolo, contro la realtà. In Bobby Fischer Against The World si racconta la follia inevitabile di una mente interessata esclusivamente a immaginare tutte le mosse possibili all’interno di una scacchiera; e, senza volerlo, ci si interroga anche sul valore del genio, trasformato in dono opinabile quando sinonimo di una perdita totale della percezione del mondo. Come disse lo stesso Fisher qualche istante prima di morire, Nothing is as healing as the human touch (Niente è più curativo del contatto umano) . Purtroppo l’aveva capito troppo tardi.

From SupergaCinema

N.B. Il film è ora edito nel cofanetto Feltrinelli Dvd + Libro Introduttivo;  ma un altro buon modo per provare ad entrare nella mente di uno scacchista è la lettura de La Regina degli Scacchi, di Walter Davis, la cui protagonista, giovanissimo genio in erba con istinti autodistruttivi, è la versione femminile dell’allora eroe americano amatissimo dall’autore de Lo Spaccone e L’odore dei soldi

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