Inland Empire – David Lynch: appunti in fieri (2007-2012)

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Inland Empire mi terrorizza ancora come le ombre sul tetto sopra il letto dove dormono i bambini perché è il cinema senza regole ,non tanto sul piano del racconto quanto delle immagini. È pre-cinema, Lynch torna indietro, al gioco, all’esperimento, alla casualità del linguaggio non ancora strutturato. Più crudelmente, ce lo rivela solo a metà film, perché  inizia, malgrado gli iniziali indizi perturbanti, come un film complesso, ma ancora capace di riempire senza sfondare le volte dell’immaginazione. E invece no. Non solo simboli, non solo trasvestimenti (film nel film, personaggio nel personaggio) allegoria (una ragazza chiusa in una stanza piange: la disperazione umana). Nell’inquadratura può inserirsi qualunque cosa ,da qualunque lato,senza alcuna convenzione né sicurezza. Nell’ultima ora ogni immagine mi fermava il respiro perché non sapevo cosa poteva diventare (non accadere, ma propriamente Diventare, trasformarsi).

È la reale immagine ri-nata,incomprensibile perché nuova,e pertanto traboccante di terrore. Quando perdi il controllo sulla percezione della realtà tutto diviene possibile, soprattutto gli incubi.Troppo nuovo per sopportarlo, dovrò dimenticare tutto per tornare alle cose comprese.

Il cinema agli albori era questo: la gente scappava di fronte ai treni in arrivo. Ma se si riesce a mantenere questo terrore antico, che precede l’abitudine a incorporare generi, stili, modi, e la stessa semplice grammatica cinematografica, e nel dopo della conoscenza collettiva dell’esperienza umana che chiamiamo vedere un film, allora il cinema torna Arte; perché questo terrore è più forte della commozione e del trasporto emotivo dei film più belli, è la sorpresa, e il terrore stessi del riscoprirsi vedenti nel mondo. Che cosa potrei rischiare di vedere oggi?

E poi, nessuno racconta l’amore e la disperazione sentimentale come ha fatto Lynch nei suoi ultimi due film: un desiderio, uno struggimento (in Inland Empire Laura Dern ha perfino un coro – le sue voci mentali – a riecheggiare del suo dolore e desiderio) al femminile e, proprio della donna, un odio per se stesse che solo dopo un percorso distruttivo (“Sono una puttana, sono una puttana…dove sono, ho pauraaaaaaa”) si riesce a vanificare (ma non in Mulholland Drive dove Naomi Watts rimane un cadavere su un letto in una casa buia) per uscire dalla stanza sigillata che è la propria mente, con la sua convinzione di  dover esser punite, di non meritare la felicità, di aver ormai perso tutto.

Un regista che sa raccontare le donne, Lynch.

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1 Commento

Archiviato in Articoli, Cinema

Una risposta a “Inland Empire – David Lynch: appunti in fieri (2007-2012)

  1. “Mulholland drive” l’ho visto 5-6 volte ed è uno dei miei film preferiti in assoluto. Ho anche provato, tempo fa, una sorta di pseudo-analisi del film, ovviamente del tutto personale.
    “Inland empire” l’ho visto, invece, solo una volta. Dovrò rivederlo e il tuo articolo mi ha fatto venire voglia di farlo. Complimenti. 🙂

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