Precious – Lee Daniels (2009)

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È davvero difficile scrivere una recensione obiettiva su Precious. Difficile, innanzitutto perché è molto complicato riuscire a distinguere il film in sé dalle questioni culturali che propone. L’errore, per uno spettatore facilmente impressionabile potrebbe essere quello di scambiare il film come oggetto a sé stante con le ripercussioni avute in America, in particolare nella comunità afroamericana. Un altro errore potrebbe essere scegliere di leggere la storia di un’adolescente nera obesa, incinta ed analfabeta come diretta provocazione per uno stato che ha al comando attualmente proprio un presidente di colore. La vera questione, come si vedrà, è saper leggere con onestà la storia per quello che racconta. Il film, dunque. Tratto dal romanzo shock Push di Sapphire, poetessa afroamericana, e vincitore di svariati premi in tutto il mondo tra cui due premi Oscar, Precious nasce come progetto davvero particolare. Particolare è il cast: un’esordiente assoluta, Gabourey Sibide, un’attrice comica, Mo’Nique, due cantanti reclutati come attori (Mariah Carey e Lenny Kravitz). E d’altra parte, la storia non è materia facile da raccontare secondo prevedibili stilemi commerciali.

Tutto è orribile nella vita di Precious: una madre violenta, un padre stupratore, una figlia handicappata, un altro figlio in arrivo, cibo dozzinale, una scuola indifferente, coetanei pronti solo a picchiare e umiliare. La via d’uscita è nella scuola alternativa Each One Teach One, e in un’insegnante (Paula Patton) che si rifiuta di considerarla ormai rovinata. Ogni volta che le cose vanno male Precious evade dalla realtà, ma i suoi sogni sono solo il riflesso di quei modelli di felicità vuoti e inarrivabili proposti dai media: un ragazzo con la pelle chiara, dei fan, il successo televisivo. Il regista segue il ritmo dei pensieri della ragazza, si sospende insieme a lei dalla realtà. La narrazione fuoricampo della protagonista rischia di risultare didascalica, ma è necessaria per seguire l’evoluzione mentale di una persona che è proprio imparando a esprimersi e raccontarsi che riesce a vedersi oltre la tremenda immagine di sé che il mondo esterno sembra ostinarsi a presentarle. Uscito nel 2009 in America, Precious è stato in patria sia osannato come esempio di racconto-verità che boicottato come ripetizione sterile di quei stereotipi razziali che invece di rifiutare conferma, continuando a presentare l’immagine di una comunità nera povera, ignorante e degradata. In realtà, per quanto sembri strano, essere nera è davvero l’ultimo dei problemi di Precious. La vera questione fondamentale del film abbraccia infatti un campo di problematiche politiche molto più ampio, che riguarda l’intera società americana, e non solo la comunità nera. L’inesistente educazione sessuale, la possibilità di potersi permettere solo cibo di scarsa qualità perché i fast food costano poco e sono ovunque, un’istruzione pubblica che urla chiaramente che solo i ricchi possono permettersi il lusso – e non il diritto-   della conoscenza, l’incapacità di proteggere i minori dalla violenza, l’insufficienza dell’assistenza pubblica: sono tutti fattori che si tramandano di madre in figlia come un’eredità genetica a cui non si può sfuggire, proprio quell’eredità che condanna poi le minoranze allo stereotipo di una degradazione che sembra scritta nel sangue. La madre, vittima di questo schema, si è rassegnata a considerare violenza e dolore come elementi perfettamente normali. È diventata complice dei propri carnefici. Il gesto fondamentale di Precious è decidere di interrompere questo schema, cosa difficile perché le è stata presentata dall’infanzia come la sola vita possibile per lei. È essenziale allora chiedersi se sia più forte ciò che sta nel film o ciò che già c’è negli occhi dello spettatore. È il film o siamo noi a vedere il corpo ingombrante di Precious come primariamente nero? Quanto scegliamo noi, piuttosto che il regista, di leggere la storia in termini esclusivamente razziali? In che percentuale vediamo nei problemi raccontati nel film una destinazione razziale piuttosto che una più apertamente universale? In questo caso forse è meglio semplicemente lasciare la risposta allo spettatore. 

 From SupergaCinema

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2 commenti

Archiviato in Articoli, Cinema

2 risposte a “Precious – Lee Daniels (2009)

  1. Pingback: Selma – Ava DuVernay (2014) | Lo Sguardo di Orlando

  2. M

    L’ha ribloggato su M for Mavericke ha commentato:
    Uno di quei film che dovrebbero vedere un po’ tutti.

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