Easy Girl – Will Gluck (2010)

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Si sa che le commedie adolescenziali funzionano come barzellette, per stereotipi: c’è il Secchione, la Ragazza più Popolare, Il Nerd, L’Omosessuale, e così via, intrappolati in storie che confermano una personalità prevedibile. Partendo da un innocua bugia inventata per sentirsi importante , Olive (Emma Stone) sceglie consapevolmente di assumere proprio il ruolo di ragazza facile del liceo fino a inventarsi lo strano mestiere di una falsa prostituzione: laddove gli altri si fanno pagare per fare sesso, lei si fa pagare per far credere di aver fatto sesso. Dentro l’ambiente rovente della scuola una professione così attira moltissimi clienti, dagli omosessuali che vogliono celare la propria identità agli studenti insignificanti che vogliono sembrare più interessanti agli occhi dei propri coetanei. Ma la menzogna come stile di vita non funziona, a lungo e Olive dovrà impegnarsi per non  perdere ogni possibilità di un contatto autentico con le persone.

Snaturarsi per acquisire consenso nella società: è un tema ricorrente nei teen movies, e la giovane e talentuosa Emma Stone ricorda molto la Lindsay Lohan di Mean Girls (2004). Ma un primo merito di Easy Girl è di andare più a fondo, analizzando la funzione contraddittoria del sesso: una potente reputazione sessuale aiuta ad emergere o piuttosto emargina? Olive infatti diventa certamente molto popolare, ma è anche bersaglio di insulti e cattiverie da parte di tutti. Guardacaso cade a fagiolo lo studio scolastico proprio in quel momento de La Lettera Scarlatta di Nathaniel Hawthorne -il film si concede anche di criticare apertamente la versione cinematografica con Demi Moore!- per cui non solo la ragazza decide provocatoriamente di cucirsi su tutti gli abiti la storica A di Ester Prynne ma scopre davvero sulla sua pelle come la libertà sessuale di una donna sia ancora oggi un marchio pesante da portarsi addosso in molti ambienti.

La mia vita non è stata diretta da John Hughes”, afferma malinconicamente Olive. C’è una certa diffusa nostalgia su come oramai i film siano distanti dalle mitiche commedie americane degli anni Ottanta: una volta nei film c’era John Cusack (che ti aspettava con uno stereo sotto la finestra (Say Anything, 1989)… e avevi sempre diritto a un’improvvisa scena musicale buttata là senza alcun motivo. Forse ora con Internet, Facebook, cellulari, tutti che sanno di tutto e che condividono ogni momento di sé, quella leggerezza ingenua  non è più possibile, certo non come in passato.

Acuto e sorprendentemente sopra la media, con una protagonista schietta e diretta che non si dimenticherà facilmente, Easy Girl si pone come una specie di riflessione postuma -quasi un pastiche postmoderno!- esplicitando in modo davvero divertente le meccaniche del tradizionale canovaccio adolescenziale. Il film intelligentemente si pone più in là, consapevole che oggi  una citazione è meglio di una stanca imitazione….in attesa che un altro John Hughes ci regali nuovi sogni.

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