24/09/08

Quando lei decise di diventare un’accessorio, iniziò a farsi portare in giro. Era muta, una molla plastica rigida per spina dorsale, i raggi del sole erano fili che bruciavano infinitesimali buchi sopra la superfice. Era ondulata, lei.
Le strinsero come pendaglio al collo un led luminoso perché vedesse sempre dov’era, le dipinsero la bocca col miele rappreso,colandole sul corpo, la lasciarono al buio, nascosta sotto i tavoli.
Quando lei decise di di diventare un’accessorio fu chiaro che poteva star ore e mesi gettata per terra, le gambe ritte di legno, indifferente al vento, premendo solchi sulla plastica per saper dove far scivolare le lacrime e la pioggia
e le lanciarono vernice
e le lanciarono le notizie del giorno
e le lanciavano terra perché le spuntassero fiori sulle mani,
e le lanciarono lampadine accese, gettate in gruppo, a migliaia, senza sosta,
perché le si spegnessero addosso illuminandola un istante ,
bagliori infiniti intorno a lei e vetri rotti tra le ginocchia,
continuamente.

e quando lui si avvicinò per cantarle sulle labbra, lei lo guardò.

e afferrò le tele dei quadri e le addentò come pane
sciolse al fuoco i colori delle fotografie e li lasciò colare dalle stampe sul viso
adattò il suo corpo sulle stesse onde prodotte dalla musica.

Allungava il suo braccio sinistro, oramai fiorito, verso la finestra al tramonto
evaporava in una tempesta cromatica
divenne un cielo d’erba
e la rugiada  l’accarezza ora dopo la pioggia.

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1 Commento

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Una risposta a “24/09/08

  1. parole delicate e nello stesso tempo molto graffianti e coinvolgenti complimenti

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