20/02/10

Quando ero alle medie si facevano questi test per capire che percorso scolastico gli studenti avrebbero potuto intraprendere, che tipo di studio e lavoro era più adatto a loro. Ero così impegnata ad avere il massimo di voti che venne fuori che potevo andare a qualunque scuola. Invece per il lavoro, fu diversa, dopo vari test non venne fuori nè che avevo una personalità brillante, nè letteraria o artistica, assolutamente niente di speciale. Mi sentiì così banale e insignificante. Secondo  i risultati la cosa che mi veniva più spontanea erano i lavori subordinati. Obbedire. Ripetere gli stessi gesti senza pensarci. Si vede ancora in alcuni lavori, (distribuire, riordinare, fotocopiare, archiviare) che ho fatto in passato che mi piacciono le attività metodiche,ripetitive non dover aggiungere nulla di sé, solo seguire le regole. Ma quale mente brillante e acuta, un’impiegata in miniatura. La mia voglia di piacere alle autorità è quasi imbarazzante: è difficile sentire la propria eterogeneità e allo stesso tempo volerla buttare via pur di essere apprezzata. Se andavo male in quale materia, o non ero d’accordo con le cose dette a lezione, allo stesso tempo mi accettavo e incolpavo la mia autonomia di pensiero che mi allontanava dal piacere a tutti. Ancora adesso, mi vergogno di aver voluto così tanto l’approvazione degli altri da fingere di non essere me stessa. Di essermi venduta, o di essere stata pronta a farlo.  La distanza e la differenza hanno vinto solo perché erano più potenti inconsciamente, il mio carattere da bastian contrario era più forte della mia volontà; ma razionalmente sognavo l’omologazione.
Essere vittime non comprende alcuna garanzia di innocenza né di bontà, o superiorità morale, è pura, tragica casualità. La vittima è nient’altro che una vittima. Non per forza buona, coraggiosa, ignara, inerme, piccola; niente può veramente descriverla se non il fatto che subisce e basta senza potersi difendere. Non saprò mai se da piccola, passata al vertice della popolarità, avrei mietuto vittime del mio scherno fra i miei compagni: poiché sono stata io, per caso, l’oggetto dello scherno, non ho mai potuto immaginarmi in altri ruoli. Ma un’ indizio c’è, se non della mia prepotenza, della mia passività. Ripudiavo le vittime come me perché non volevo essergli accomunata, allo stesso modo degli altri ne stavo lontano, nella speranza continua di riuscire finalmente a ricevere l’approvazione degli altri. Nessuna solidarietà verso i perdenti, ma lo stesso identico disprezzo e la voglia di tirarmi fuori da quella situazione, di non essere come loro. Avvertivo l’ingiustizia della situazione esclusivamente perché accadeva a me.
Probabilmente la mia coscienza da bambina non valeva molto, ma il ricordo ha aiutato a formare la mia coscienza di adesso; più che degli scherni subiti in prima persona, quelli subiti dagli altri nella mia parziale omertà.  Il senso di giustizia non è innato, si forma. Essere vittime non elimina la possibilità di diventare poi carnefici, e questa cosa mi spaventa a tal punto che quasi non riesco più a giudicare nessuno di niente, non credo mai di averne il diritto solo perché invece di colpire, per caso una volta ho subito. Il perdono verso quasi chiunque è la mia punizione per la semplice eventualità di poter esser meschina, o esserla stata, come tutti gli altri.

Certo, è abbastanza sciocco di per sé: le azioni contraddittorie  non delegittimano a priori i principi. Qualche volta però, credo si possano anche rimetterli in discussione con i propri gesti. Ma non era quello il mio problema: il fatto, semplicemente è che non volevo mai essere io quella che aveva sbagliato.
Peccato che la cosa più certa per non sbagliare mai è non fare mai niente.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...