23/10/07 – Vorresti ma non sai più chiedere

Il problema però
è che nella distanza
tra un contatto e l’altro
non si misura il tempo che vi è trascorso.
Incontrare le persone, conoscerle voglio dire
è conoscere anche le infinite ore di solitudine che hanno passato prima di quel momento.
Dire, sono stato solo, non basta
a rendere i segni addosso, i comportamenti deformati nel tempo dal proprio vuoto dal perimetro stranamente tagliente che espandendosi tagliava, cambiava i tratti,feriva.
Per ogni ferita c’è la sensazione di dolore
c’è il tentativo di curarla,o allievare almeno il male

la solitudine cambia, ma non totalmente, piuttosto
fa straripare alcune parti e le fa rientrare fino a nasconderne accuratamente altre
gli angoli non sono mai regolari, ma come colpiti a caso dal martello.
Ci si riveste di comportamenti disturbanti, incomprensibili e stupidi agli occhi dei più
vestiti più che maschere, contro il freddo,
che poi capita qualcuno cerchi di strappare
magari non l’intero tessuto, ma pezzi, per salvare:
e non si capisce se si vuol subito rivestirsi per il freddo aggiunto o, ecco, la pelle esposta,
rivedere il suo colore nudo, fragile, fino a ricordarci nudi, scioglie qualcosa.
E si rimane paralizzati, non si sa cosa scegliere, se tornare vulnerabili o rivestirsi
dubbio che rimane anche mesi e anni
mezzi chiusi e mezzi aperti,senza capire chi si è

si diventa strani quadri non finiti, pieni di angoli in cui far cadere l’ombra per sembrare meno di quel che si è
e si creano nel tempo rifugi, strategie, cure per ogni strappo procurato dal vuoto del sapersi soli che
sembrava sensazione indecifrabile e indescrivibile, quasi inconsistente;
ma ad ogni mossa,
anche solo affacciarsi alla finestra,o camminare in mezzo agli altri che non paiono soli e vederli cosi, e mettersi anche forzatamente in mezzo per dirsi faccio parte del quadro;
ecco come una cicatrice i cui punti saltano a muoversi troppo
e ritorna il dolore.

Come faccio a far conoscere questo
come faccio a capirlo nelle persone
lascio solo segni
leggo solo segni
li leggo nei comportamenti, nelle scelte, nel silenzio
capisco e mi arriva la pena e poi sento la mia stessa cicatrice ricucita miliardi di volte.

Riuscissi finalmente
a dire
so che in passato sei stato molto solo.
sai in passato lo sono stata molto anch’io.
e forse anche oggi.
Come va?
Un caffè?

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1 Commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

Una risposta a “23/10/07 – Vorresti ma non sai più chiedere

  1. “vestiti più che maschere, contro il freddo.” credo che una frase come questa renda l’idea più di ogni altra riguardo ciò che cerchi di dire.
    Il viso trasferisce delle emozioni dirette e coinvolgenti, e spesso è facile controllare l’espressività per non far trapelare. Ma il corpo, il corpo nudo è più eloquente di qualsiasi altro mezzo comunicativo che ci è stato riservato.
    E poi l’idea del quadro, che con la sua cornice rispecchia la cerchia l’accomunanza che si è sempre cercati, il far parte di un immagine definitiva e il non farci parte.
    Complimenti, parole sottili ed espressive.

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