Incubi

Ho un problema col sonno. Cosa comune, sì. Sono insonne da anni, per motivi mentali e ambientali, cosicché ho sempre un po’ di sonno ovunque, e capita che andando a trovare la gente, mi addormenti da qualche parte. C’era una volta un ragazzo con cui avevo preso anzi proprio questa abitudine: uscivamo con gli amici, andavamo a casa sua, e mentre loro rimanevano in soggiorno a ridere e scherzare lui mi diceva “vai pure”, ed io entravo nella sua stanza e mi infilavo sotto le coperte, per un po’. Un mio amico tuttora talvolta mi chiama solo per andare a dormire da lui: dopo aver parlato un po’ ci abbracciamo stretti sotto le coperte coi corpi incastrati quasi avviluppati, finché io non mi posso più muovere, e lentamente ci addormentiamo.

Da insonne conosco bene il raro sollievo di quelle giornate in cui hai dormito profondamente, e tutto appare lucido e calmo; il buonumore della tranquillità di nessun bisogno del cervello, nessun pulsare alle tempie. Ma c’è una cosa recente, di questi mesi, a cui non ero mai stata preparata: gli incubi. Adesso io faccio quasi continuamente incubi. Sono sogni dal canovaccio relativamente semplice e ripetitivo, sono semplicemente persone che se ne vanno. Se ne vanno ridendomi in faccia, o guardandomi con pietà, o senza nemmeno notarmi; oppure muoiono, e io ne ricevo la notizia. Sono tutte persone che ho conosciuto in passato, che tornano in sogno per andarsene. Non importa che io oramai sappia perfettamente cosa significano, il mio cervello non mi lascia stare e continua, continua.

L’incubo è reale, tremendamente reale: finché dura è tutto vero, e pertanto la mia sofferenza è altrettanto reale, immensa. Io piango, urlo, mi dispero, imploro, cerco di uccidermi, corro e mi butto in ginocchio. Ed è, finché sogno, tutto vero, per cui per me ogni volta è come se accadessero quelle cose,  ed io sento profondamente tutto il dolore.

Mi sveglio d’improvviso, col corpo dolorante come se davvero fossi stata colpita, e malgrado il sollievo di ritrovarmi nella mia stanza quelle emozioni rimangono con me, perché provandole si sono autenticate. E non importa se ho dormito tanto, se sono riuscita a farmi le mie preziose otto ore: lo smarrimento e la paura non se ne vanno più per tutta la giornata.

Le soluzioni per l’insonnia ce le avrei, applicandomi con un po’ di disciplina, ma con questi incubi non so cosa fare. Provo a ripetermi quello che mi hanno detto: non è reale, respira piano, non è reale, ma continuo ad aver paura. E mi sto abituando a questa sensazione da occhi sbarrati e respiro corto: è la mia routine. Una volta ero solo insonne: adesso sono un’insonne che quando riesce a dormire ha incubi. Come diceva Sarah Kane, è diventata la mia normalità.

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