Sara – Antonello Venditti

Si era in terza media, verso la primavera, e non ero proprio sempre sola. Avevo un paio di amici, o almeno persone con cui scambiare qualche discorso e risata, tra cui il mio grande amore delle medie. Che cotta da ragazzina, del tutto platonica: semplicemente lo vedevo e mi si stringeva lo stomaco per quanto mi sembrava, più che banalmente bello, meraviglioso. Sentimento che mi tenevo dentro, sentimento senza speranza fiorito su un’amicizia che continuava a fare da scusa per continuare a vederlo, anche fuori scuola. E un giorno eravamo a casa di una nostra amica, e lui e un suo amico misero su questa canzone. Io non l’avevo mai sentita prima, ma loro conoscevano ogni parola, e se la cantavano urlando uno di fronte all’altro, pieni di entusiasmo. Noi ridevamo, sedute sul divano, ma io dentro mi sentivo morire di tenerezza nel vederlo immerso in qualcosa che amava, e fu tutto così meraviglioso, per la durata di una canzone.

Fuori dalla finestra di quella casa al primo piano c’era un albero e io mi allungavo sul davanzale per toccare il ramo che sfiorava i vetri, ed erano solo milioni, milioni di anni fa. Di tutto questo è rimasta una canzone nell’Ipod, e io che non ho scordato quasi tutto, a volte niente.

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