Anna Karenina – Joe Wright (2012)

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Anna Karenina è un film di un’esuberanza teatrale quasi schiacciante. Non che il gusto della pura rappresentazione non contraddistingua già Joe Wright che qui, con Keira Knightley oramai  sua attrice feticcio, ritorna a un classico letterario. Laddove era la vivace e sobria Inghilterra di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen qui protagonista è il dramma di Tolstoj, racconto del cupo abisso di una donna attraente e ammirata mutatasi in paria sociale nel momento in cui osa affermare i sentimenti oltre le convenzioni. Wright rinnova il suo interesse per la psicologia femminile che fa delle donne le uniche protagoniste dei suoi lavori, ma mettendo qui  al primo posto l’estetica degli eventi, più che il suo racconto.

Non scene, ma quadri in movimento; non narrazione ma gusto della rappresentazione. La natura teatrale si rivela apertamente nella presenza di fondali e quinte, né i personaggi sono avulsi dal ruolo di semplice comparse sulla scena. Di volta in volta danzanti o immobili, manichini di una lanterna magica.

Ma godere dell’allestimento, delle coreografie e delle scenografie non basta a fare di Anna Karenina un film godibile quanto anche ingombrante nel suo voler essere più guardato, che compreso, riducendo una tragedia umana a un puro esercizio visivo di stile fine a se stesso.

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