Lennon Naked – Robert Jones (2010)

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Artista eclettico, pacifista, genio, profeta. O anche: crudele, egoista, caustico, schizofrenico.  È certamente impossibile racchiudere in una frase la figura di John Lennon, una personalità divisa tra i traumi dell’infanzia e la fama internazionale come rockstar. Lennon Naked, il film tv della Bbc diretto da Robert Jones e interpretato dal “Doctor Who” Christopher Eccleston, accetta con umiltà l’impossibilità di tratteggiare un ritratto a tutto tondo. Al suo posto, sceglie il racconto di alcuni frammenti della vita di Lennon dal 1964 al 1971, anno in cui lascia definitivamente l’Inghilterra e parte con la compagna e artista Yoko Ono per New York, città dove verrà assassinato nel 1980. Il film si divide tra fiction e documentario, proponendo spezzoni televisivi dei veri Beatles insieme alla ricostruzione di alcune conferenze stampe, e segue Lennon durante la crisi del gruppo fino al suo voluto tentativo di distruggere la sua immagine pubblica con alcuni gesti scioccanti: il divorzio dalla prima moglie Cynthia, la produzione dei primi dischi sperimentali con Yoko, lo scandalo del nudo in copertina dell’album Two Virgins, gli arresti, le manifestazioni stravaganti, a letto e dentro un sacco, a favore della pace. Leit motiv della storia sono tre rapporti fondamentali nella vita di Lennon, il legame di amicizia e amore con il manager Brian Epstein, morto nel 1967, il ritorno del padre cercato e odiato, che lo lasciò andar via da bambino con la madre – la quale che a sua volta lo abbandonerà alla zia e morirà in un incidente d’auto alcuni anni dopo- e ovviamente, il grande amore con Yoko. Nel suo tentativo di affermare sé stesso di fronte a un mondo sempre pronto a consumare rapidamente i propri miti, Eccleston/Lennon fa tabula rasa dei propri rapporti fondamentali, abbandona moglie e figlio -paradossalmente allo stesso modo in cui fu abbandonato lui stesso da bambino- e invade progressivamente lo schermo con la sua voce e la sua musica colma di rabbia e dolore. Aiutato dalla droga e dalla terapia psicoanalitica intrapresa nel 1970, lungo il racconto regredisce progressivamente fino a quel nodo fondamentale della sua infanzia che fu l’abbandono dei genitori a cinque anni. Difatti non é un caso che spesso il ritmo del film rallenti, lasciando Lennon con lo sguardo perso nel vuoto, o immerso nell’acqua, come un ritorno al liquido amniotico, alla madre perduta, ai flash dell’abbandono infantile.  È inevitabile che al confronto tutti gli altri interpreti sembrino personaggi secondari: i Beatles sono mere comparse, e Naoko Mori nel ruolo di Yoko Ono appare più una caricatura dell’artista concettuale che un personaggio realmente sentito. Più che un film celebrativo, un film introspettivo. Forse non piacerà ai fan che preferiscono il mito all’uomo, e certamente Christopher Eccleston, malgrado il suo lavoro sulla mimica e sull’accento inconfondibili di Lennon, non é sempre credibile interpretando a 46 anni un uomo con almeno vent’anni di meno. Ma Lennon Naked, pur nella sua parzialità, é ammirevole per lo sforzo di raccontare senza giudicare né mitizzare, nel rendere l’ironia, l’ambivalenza, la megalomania, ma anche la fragilità di un uomo affascinante ed empatico, ma non per questo sempre gradevole. In sottofondo, i brani del primo album solista di Lennon dopo i Beatles con la Plastic Ono Band, prodotto diretto della terapia: melodie e testi scarni, diretti, che suggeriscono che nessun’altro, in fondo, può raccontare John Lennon meglio delle sue stesse canzoni.

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