Archivi del mese: aprile 2013

Senza Titolo (E.)

4399292277_c2a0131404_b

(photo by me)

Lascia un commento

Archiviato in Immagini

Bloc Notes 6.3

Una volta avevo paura degli scheletri, ma da poco ho scoperto che sono ottimi compagni di ballo.

1 Commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

Veronica Vituzzi: Francesca Woodman – Doppiozero

starter-woodman_0

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, Francesca Woodman è divenuta un’icona del panorama artistico contemporaneo, ridotta alla dimensione mitica e stereotipata dell’artista vittima ribelle della società. Questo saggio si propone di riportare la sua opera sotto la giusta luce, sottolineandone gli aspetti messi in ombra dal mito, a partire da ciò che effettivamente appare o manca nelle sue immagini.

Il risultato è un’indagine critica su un’artista in bilico fra adolescenza ed età adulta, che ha utilizzato il medium fotografico fino a mostrarne i limiti concettuali e proponendo un’inedita lettura presessualizzata del corpo umano. Un’artista la cui storia è ancora oggi un caso da risolvere per gli interrogativi che continua a porre intorno all’uso della fotografia nel campo dell’arte.

Dal 22 Aprile il mio e-book su Francesca Woodman è disponibile online sia su DoppioZero che su Amazon

4 commenti

Archiviato in Arte & Fotografia, Articoli, Libri

Cose in cui ho smesso di credere

Quando ero più ragazzina, pensavo di essere pazza. E lo dicevo, tra lo scherzoso e il serio, a me stessa e agli altri. Ero solo stupida però.
L’unica giustificazione che posso portare è che sono vissuta in un contesto dove il concetto di pazzia veniva facilmente messo in ballo, e a furia di sentirmi dire che ero strana ci ho creduto. Allora davo agli altri la possibilità di possedere la verità; adesso, timidamente, oso dire che malgrado abbia cercato strenuamente di vedere le cose dal loro punto di vista, forse erano solo opinioni di persone superficiali. O che non avevano ancora vissuto abbastanza.
L’etichetta di pazza, strana fa emergere  anche alibi di rinuncia, come a dire, oh beh, sono fatta così, non posso cambiare, non ci posso fare niente. Ma anche senso di liberazione.

“Entrare nel manicomio secondo me,
è come entrare nel regno di una felicità
che nessuno comprende,
perchè si rimane finalmente soli davanti alla nostra identità
che tutti avevano cercato di deformare”
(Alda Merini)

Il senso di inferiorità fa talmente coincidere la propria identità con i soli propri difetti che si finisce per pensare che siano l’unica cosa autentica che si ha. Quasi ci si sente sinceri, liberi, anche perché molti difetti sono soltanto caratteristiche innocue. Per me però, si finisce per fraintendersi esattamente come hanno fatto gli altri. La sfida, estenuante, diventa quella di trovare qualcuno che accetti soprattutto i difetti, ma che abbia un senso o no, lascia da parte anche tutte quelle cose belle per cui forse ci meritiamo anche un po’ di accettazione.
Ho scritto poesiole dolci e stupide, quando ero più giovane.

(per chiunque)
se mi sceglierai
sceglimi per le mie imperfezioni
per il modo in cui solo io saprò ferirti
per quella rabbia che t’ispirerò

per gli angoli storti del mio corpo e le manie della mia mente
per gli sbagli solo miei di cui vorrai essere il testimone

cosi anche se te ne andrai ricorderò la tua scelta
per la mia persona traballante su cui ti appoggiavi
donando ad entrambi un incredulo equilibrio.

Mi sbagliavo. Non conoscevo ancora bene il dolore, Quello mio e quello degli altri. E chi diavolo ci vuole avere a che fare? La verità è che quando sei pazzo non soffri. Hai mollato. Ma la sofferenza può avvicinare parecchio alla follia, proprio perché ci si vuole solo arrendere. Perdere il contatto, la consapevolezza, vagare tra le contraddizioni senza notarle, notificarle.
L’unica cosa decente del dolore, l’unico straccio di senso che ci galleggia dentro, è che rende tutti uguali. Altro che diversi, o strani, o pazzi. Tutt’altro: la follia è una liberazione che costa troppo.

Adesso che so di essere banale, normalissima, ho smesso di deformare io per prima la mia identità presentandomi al mondo nel prisma equivoco dello sbaglio, dell’eterna imperfezione e incomprensione. Accettando la fatica di essere una persona che cerca di tirare avanti come tutti, e cerca di essere anche decente senza farsi fregare dall’idea di sempiterno errore come connaturazione biologica scritta nelle stelle.

Tu quanto vuoi indulgere ai tuoi difetti? Quali sono i tuoi difetti? E sono difetti?
(Ragazze Interrotte)

Ero piccola, ed erano tutte cazzate. Sono solo uguale a tutti voi da cui per anni mi sono convinta di essere diversa; almeno nella partenza. Poi si decide passo per passo. Riuscire a convivere con il mondo, almeno, è diventato più comprensibile ora che non mi sento più tanto strana; e da quando  ho percepito veramente, più che capito, quanto dolore possono provare gli altri.

5 commenti

Archiviato in Citazioni, Personale/I Me Mine

reclame del Rossetto Lancome su superficie di Grancereali Mulino Bianco

3193505178_7086805f39_z

(photo by me)

Lascia un commento

Archiviato in Immagini

Bloc Notes 5.2

Poi
all’improvviso muoversi è diventata una danza

Lascia un commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

13/08/05

tra mille anni tutti i problemi e le controversie e i dibattiti di questa società non vorranno più dire nulla

rimarranno solo i sassi che qualcuno tirò per terra per ricordarsi la strada di casa,   ripercorsi all’indietro da qualcun’altro.

Lascia un commento

Archiviato in Personale/I Me Mine