Ti posso chiedere una cosa?

Ci sono dei momenti nei rapporti umani in cui si chiede solo di essere assolti, soprattutto dalla propria stanchezza. Che cosa sia questa stanchezza ancora non si sa bene, anche se i nostri informatori suggeriscono la metafora della forza di gravità che sospinge verso terra. Certo so che non si può far a meno di chiedere dato che il dono gratuito di sé è cosa difficile da ottenere tutti i giorni dagli altri, anche se ancora non ne comprendo a fondo la liceità del pretendere; perché a volte dare sembra ancora più prezioso quanto implica una rinuncia. Poniamola come equazione a partire dalla domanda generica Voglio X da te e X rappresenti una rinuncia anche infinitesimale:

  1. Non vorrei farlo ma non vorrei nemmeno negarti il mio aiuto;

  2. Allora devo decidere quale volontà superi un’altra. Mettiamo il caso che

  3. La mia volontà di non volerlo fare sia inferiore alla mia volontà di darti un aiuto

  4. La mia volontà di darti un aiuto diventa la volontà principale.

 

La logica vorrebbe quindi che un desiderio cancellasse per superiorità un altro, ma superare non significa sempre annichilire. I desideri frustrati con un punteggio minore possono rimanere a galla e rumoreggiare dalla superficie contribuendo a una sottile insoddisfazione generale.

Epperò proprio il fatto di farlo compiendo un sacrificio – dover scegliere, dover preferire e dover rinunciare – viene inteso dai più come altruismo. Altri però chiedono che le cose vengano fatte esclusivamente se totalmente desiderate (punto 4) perché niente gratifica più del non ho dovuto nemmeno rifletterci su un secondo per decidere cosa Volevo fare/alias “Dovrebbe venirti naturale/Non dovrei nemmeno chiedertelo” etc. Ovviamente richiedere la spontaneità la cancella di fatto (non si può essere spontanei nell’impegnarsi a essere spontanei – si veda Istruzioni per Rendersi Infelici di Paul Watzlawick) ergo la cosa non si risolve, se non sperando che senza chiedere, alla gente venga naturale darci tutto quello che vorremmo; con conseguenza il fare pochissime cose perché scarso è il numero delle scelte che si preferisce totalmente ad altre.

Ma mi sembra che sia impossibile non pretendere, prima o poi. Devo ancora capire se l’affetto sia più, rispetto alla richiesta di fare X, un Ho fatto per te un sacco di cose che non mi andavano di fare o L’ho fatto perché mi andava istintivamente, di farlo o Ho voluto fare qualcosa che non volevo fare ed è diventato qualcosa che volevo fare perché era farlo per te o – speriamo – tutte e tre insieme.

 

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