Storia dell’omino con la testa senza corpo, e della sua bella dama color pastello

C ‘era un omino che stava su un prato
quando due rami gemelli decisero di far gara a chi toccava terra per primo e
puff!
Gli precipitarono addosso facendoli cadere tutte e tutte le braccia.
L’omino si disperava gettandosi a terra tirando calci,che poi era l’unica cosa che poteva fare, 
dicendo
e come faccio,oh come faccio ora!
Allora arrivò la mano da un braccio di qualcuno un po’ più alto che passeggiava lì nei dintorni e mosso a pietà lo fece salire sul palmo per fargli fare un giro sopra gli alberi e in mezzo alle nuvole, e l’omino non poteva mettersi le mani nei capelli per esprimere la sua emozione, ma spalancava gli occhi tutto stupito di quanta bellezza ci fosse al mondo cosi lontana e cosi da vicino. Ma le nuvole promettevano acquazzoni e iniziarono a starnutire facendo precipitare giù ,con gran colpi su ogni cosa su cui si scontrava,il povero omino che arrivato a terra non era più omino ma solo la sua testa.

Gli occhi rimanevano sempre per piangere, (rimangono sempre per piangere!) cosi iniziò sotto la pioggia a fare il suo diluvio personale di disperazione; di pozzanghera triste in pozzanghera amara, galleggiando giunse fino al negozio di travestimenti dove volle subito,per rifarsi del destino avverso, prendersi il corpo del personaggio più valoroso e forte,
il Cavaliere con l’armatura tutta d’argento brillante. Ma si fa i cavalieri per finire nelle battaglie,e appena uscito fuori venne assalito dall’esercito nemico e il suo che si battevano da ore per ricordarsi perchè avevano iniziato a battersi fra di loro,
“è per questo!””no è per questo!” “invece la guerra è per questo!””ah si allora beccati questo se la pensi cosi!”…etc.
L’omino avendo solo corpo e non cervello di cavaliere si fece tagliar la testa al primo istante ma volle spiegar l’equivoco al cavaliere nemico che gliela aveva mozzata, dicendo che proprio non era soldato e anzi non voleva far male a una mosca e andarsene in giro per i prati e basta. Un poco burbero e severo allora il cavaliere lo riacciuffò per i capelli dandogli del pigro smidollato e lo attaccò al primo corpo senza testa che trovò intimandogli di levarsi di torno che là si stavano facendo cose serie.
Tutto felice perché ancora tutto intero,  l’omino saltellava, anzi zompava per salir sulla collina in fiore dove scendeva il sole a dormire: e proprio lì stava svolgendosi una gran festa di paese con i mercatini che soffiavano profumi di dolci come sostituti del vento, e poi, al tramonto, la Vide

Dolce di cartapesta color pastello, col viso di porcellana dipinto a tratti fini e grandi tondi come occhi, due onde rosse come labbra e sui capelli di paglia intrecciati i raggi del tramonto a riposarsi; innamorato già al primo aggettivo di questa descrizione della bella bambolina corse da lei a porgerle un fiore e le proprie dita per stringerle la mano in una danza infinita 
dove giravano e giravano, l’emozione era allontanarsi ballando e vedersi distanti per poi tirarsi l’un verso l’altra per ritrovarsi vicini dopo la paura di essersi pensati persi.
Ma arrivò il pretendente geloso rosso come la sua rabbia, che scavalcò tutti e senza nemmeno un insulto o una parola cattiva lo prese per le braccia e gli fece fare un doppio giro carpiato molto apprezzato dagli atleti olimpionici ma non dall’omino che volò via perdendo ogni pezzo di sé fino a svanire nel fiume.
La bella color pastello lanciò un urlo (
Ah!) saltò su un albero e si prese due foglie come ali per poi decollare giù dalla pianura a cercarlo
sotto ogni sasso, dentro ogni nido,tra ogni cespuglio e sotto ogni onda,
finché trovò l’omino che pareva un vaso per gli acquari tanto era pieno di acqua e pesci, triste e rassegnato perché solo una testa. Lo prese e lo svuotò per terra e se lo portò via.
Oramai lui pensava che il suo amore non avesse più speranze, con la sua struttura cosi frazionata e la sua figura cosi parziale. Le disse in un sospiro di malinconia, ringraziando infine Iddio che almeno attaccati alla testa avesse gli  occhi per guardarla ancora un’ultima volta,
le disse
Tu hai bisogno di qualcuno che abbia un corpo oltre la testa, perché nel corpo c’è il cuore e solo cosi si ama, anche se io non so perché ti amo lo stesso anche senza nulla dal collo in giù
e Lei rispose solo,
non importa, il cuore ce l’hai, ma non puoi vederlo, solo io lo vedo ogni volta che ti guardo: sta dentro i tuoi occhi e il tuo sguardo, quindi non perdo nulla.

Ora stanno insieme su un angolo di prato dove si legano alle dita i raggi del tramonto, lei che è di cartapesta e quindi esperta nella propria materia gli ha cucito un corpo e per sicurezza ogni volta gli avvolge il collo in metri di sciarpa e gli fa indossare una maglia col cappuccio da mettergli in testa,cosi non dovrebbe cadere.
Ogni tanto lui vuol rischiare,e allunga il collo oltre la sciarpa e il cappuccio per darle un bacio;
ma la maggior parte delle volte è lei che senza una parola
in un piccolo salto gli butta le braccia al collo a stringerlo forte,con gli occhi luminosi di felicità. 

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