Come Ti Spaccio La Famiglia – Rawson Marshall Thurber (2013)

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David Clark è uno spacciatore di droga, ma lungi dall’insinuare con ciò scenari torbidi e angoscianti, la sua è un’attività perbene. Vende la sostanza più innocua, marijuana, a clienti tranquilli e maturi quanto lui. Gli acquirenti sono padri e madri di famiglia, lavoratori indefessi che trovano nel consumo di erba solo innocenti evasioni dallo stress quotidiano e nulla più. I consumatori che ci aspetteremmo, giovani o sopra le righe, sono tenuti fuori dal suo commercio perché troppo o troppo poco ingenui, come la banda di punkabbestia sporchi e cattivi che lo derubano di tutti i suoi averi quando tenta di aiutare con il suo vicino di casa adolescente Kenny la ragazza di strada Casey (Emma Roberts). Per ripagare il suo boss degli introiti mancati David deve andare a prendere una partita di droga in Messico, un’impresa non scevra di pericoli. Certo di essere beccato dalla polizia l’uomo si inventa una famiglia e un viaggio in camper, assoldando Kenny, Casey e la vicina di casa, nonché spogliarellista Rose, una Jennifer Aniston in gran forma e sempre più a suo agio nei ruoli sexy e cinici dopo la la stalker ninfomane diCome ammazzare il capo… e vivere felici

La convenzionalità di Come ti spaccio la famiglia rassicura fin dalle prime scene: il genere è la commedia americana di grana grossa, battute intelligenti mischiate a prevedibili gag su organi sessuali tanto per accertarsi una significativa fetta di pubblico e soprattutto un perfetto controllo di ogni aspetto che possa rivelarsi sovversivo all’interno di un rigido perimetro buonista. Senza andare a scomodare Bergson, è noto che la risata nasce spesso dalla rottura delle consuetudini, come risposta all’assurdo che infrange le regole; la strategia comune di  molte commedie per ricevere  consenso popolare consiste nel concentrarsi a sfaldare piccole convenzioni senza osare intaccare di più grandi e intoccabili. Il film di Rawson Marshall Thurber crea un forzato nucleo famigliare molto particolare, ma nemmeno troppo: i personaggi si rispondono tutti a parolacce e diti medi alzati ma in fondo ambiscono più al calore umano che ai freddi soldi e per questo non solo imparano a volersi bene ma, inevitabilmente, si attirano la simpatia e l’affetto della sala cinematografica. Il mito della famiglia può essere ridicolizzato o parodiato, ma rimane sul piedistallo insieme agli inossidabili valori dell’onestà, del sacrificio e dell’amore filiale: alla fine si ritorna sempre al nido come novelli figliol prodighi pentiti delle proprie azioni  Appurato questo Come ti spaccio la famiglia piace e diverte per la maggior parte del tempo, pur con la noia  del sovente facile scadimento nella volgarità quando in regia non si sa più cosa inventarsi per tenere svegli gli spettatori. L’elemento fondamentale, lo svago a vari livelli, non manca, e questo basta e avanza per un’opera che non chiede altro che strappare innocue risate suggerendo l’ idea più che gradevole che legami familiari  possano nascere in ogni contesto e gruppo sociale, senza però che questo intacchi di un pelo la solida, sotterranea convinzione che la sacra istituzione della Famiglia, così come è comunemente conosciuta, non si tocca.

Da PointBlank

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