Tavoli – Ferdinando Scianna

Tavoli è un progetto di Doppiozero: scoprire autori attraverso i loro piani di lavoro. Qui il mio intervento.

Immagine

 

Non disordine, ma abbondanza di oggetti. Le cose sul tavolo di Ferdinando Scianna abbracciano in senso circolare chi vi si siede, con tutto ciò che serve per lavorare: dischetti, mouse, computer, tastiera, cellulare, pellicole archiviate, un catalogo di negativi, portapenne. In tanta pacata professionalità spiccano con un senso di calore una, due, quattro pipe, segno di un piacere privato. A lato, appena finito o ancora da leggere, un ritaglio di giornale su Benedetto Croce: la realtà che fa capolino da altri media.

 Allargando la visuale sui negativi si intravede una sequenza quasi ininterrotta di volti, luoghi e gesti che si susseguono come in un film visto al frame. La macchina fotografica di Scianna sembra una cinepresa singhiozzante per come sembra filmare, più che scattare, ciò che vede, quasi il fotografo volesse imprimerlo su carta senza alcuna pausa. In questa attrazione magnetica verso la realtà Ferdinando Scianna deve necessariamente estrapolare dal suo personale film pochi istanti più potenti di altri, e non a caso la sua fotografia è sinonimo di presenza umana: il fotografo c’è e agisce consapevolmente nello spazio, l’apparenza naturalistica cede il passo a un occhio modellato, lavorato, ben meditato.

 Le immagini scorrono come continue modifiche dello sguardo che di volta in volta si interrompe, si risveglia. Se la costruzione è l’identità della fotografia quale elaborazione del pensiero, allora non può sussistere alcuna contraddizione o cambio di registro nel passare dal reportage alla ritrattistica, a servizi di moda. Tutto è artefatto, esperienza del singolo, interpretazione.

 Con lo stesso stato d’animo Scianna si approccia ai volti più noti o ad altri del tutto trasparenti nel loro anonimato mentre in secondo piano, come una virgola alla fine di una frase, le pipe sparse compongono l’immagine o meglio, il disegno fantastico di un uomo pensieroso in mezzo alle nubi di fumo, fermo a ritagliare la propria personale esperienza umana dallo spazio dell’infinita realtà.

Da DoppioZero

 

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