Giovani Ribelli/Kill Your Darlings – John Krokidas (2013)

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La Storia possiede un talento crudele nel ribaltare i punti di vista sul senso delle esistenze umane, soprattutto quando si tratta di vincenti inghiottiti in un successivo anonimato o al contrario di disgraziati trasformati, grazie alle convenienze del Tempo, in miti degni di invidia. Gli artisti sono da sempre la categoria sociale maggiormente soggetta a questi stravolgimenti culturali; o almeno continueranno a esserlo finché l’odierno dovere del successo ora-e-adesso non riuscirà a far calare un’ombra definitiva su ogni stimolo che richieda una sedimentazione prolungata. Non tragga dunque in inganno il banale titolo italiano di Giovani ribelli (Kill Your Darlings): non solo i ribelli del titolo sono diversi dal raffazzonato stereotipo più diffuso, al cui posto troviamo i futuri protagonisti del movimento letterario noto come la Beat Generation, ma sono, nella loro natura più cruda, dei veri e propri derelitti umani.

Senza la disperazione sincera e lacerante di chi non trova un proprio posto nel mondo la droga, le pasticche, le nubi di fumo e i gesti plateali dei giovani e meno giovani Burroughs, Kerouac, Ginsberg (Daniel Radcliffe) e Lucien Carr, altro non sarebbero che movenze di marionette. I quattro, che il film inquadra nel 1944 al tempo del dramma dell’omicidio da parte di Carr del suo amante ossessivo David Kammerer (Michael C. Hall) sono nei fatti quasi dei rifiuti umani. Burroughs è un tossicomane stravolto dalla miriade di sostanze ingerite, iniettate o fumate, Kerouac è appena fuggito dalla Marina Mercantile, Carr continua a cambiare università per sfuggire al sentimento malato del suo amante, il giovanissimo Ginsberg fin da bambino ha visto la madre entrare e uscire dagli ospedali psichiatrici. Sullo sfondo, poi, l’immenso comune senso di colpa verso la propria latente omosessualità, coniata in marchio di vergogna in quelli anni. Il gesto letterario assume allora un valore catartico, libera l’anima non dal dolore ma dalla catene repressive che impediscono di esprimerlo. Man mano che prende spazio nella vita dei giovani scrittori si plasma a vibrazione, battito, beat, non disgiunta dal ritmo musicale, dalla metrica personale insita anche nello stesso verso libero, ed è immagine, suono, contatto fisico e sessuale. Vera volontà del film, al di là delle vicissitudini biografiche dei singoli, è rendere cinematograficamente questo caos esistenziale, miscuglio di suggestioni raccolte in scene oniriche, allucinate, frasi e sequenze ripetute e volte al contrario per ritornare all’istante e dissezionarlo. Al muro si mette un collage di fogli dalle grandi opere della letteratura, lo stesso collage che in forma di ritagli di giornali raccontava l’ispirazione di un insonne, esagitato Bob Dylan in b/n incollato alla macchina da scrivere in I’m not There – Io non sono Qui di Todd Haynes: trattasi  nella fattispecie della facoltà di vedere e tagliare frammenti dal proprio vissuto, spingendosi a trovare il coraggio di raccontare l’indicibile, per quanto osceno o doloroso, che è poi il valore stesso dell’arte. “Come tutti gli amanti e le persone tristi, sono un poeta” dice Ginsberg toccato dallo svelamento dell’amore, il proprio e quello compulsivo del rivale Kammerer nei confronti del biondo “angelo caduto” Lucien. Il sentimento, una volta accettato, può rompere i confini di un’immaginazione fino ad allora incapace di mettersi in cammino.

Imprescindibile per capire Giovani ribelli –  Kill Your Darlings, è però soprattutto la visione successiva di Urlo di Rob Epstein e Adrien Friedman, con James Franco nei panni di Allen Ginsberg, storia del risultato letterario di quei suoi primi malfermi anni giovanili; un poema in 3 parti prontamente tacciato di oscenità nel 1957 e divenuto famosissimo per quell’incipit che raccontava i bassifondi dove si stava evolvendo la controcultura americana in lotta contro padri reali o allegorici, “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia…”, quel mondo di martiri santi condannati al rogo di cui solo la pazienza del tempo avrebbe alla fine, raccolto e onorato la cenere dei cuori consumati.

Da PointBlank

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