Roma Film Festival 2013/ Sorrow and Joy – Nils Malmros

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“Pensavo che una volta viste le mie cicatrici, mi avresti lasciato” dice Signe a Johannes all’inizio della loro relazione. Una linea bianca attraversa il suo polso sinistro, simbolo di un periodo buio da ragazza. Signe è una maniaco-depressiva più per cause biologiche che ambientali: padre depresso e zio suicida, un ricovero psichiatrico, una madre che non vuole vedere, l’abitudine giovanile a cercare nello sguardo degli uomini più grandi una conferma sessuale. Dieci anni dopo incontra Johannes, un regista, si innamorano, si sposano, mettono al mondo una bambina, Maria. Dopo nove mesi Signe taglia la gola alla neonata.

Sorrow and Joy parte dalla tragedia orribile di un innocente assassinato. Una famiglia distrutta, la donna rinchiusa ancora in ospedale e imbottita di farmaci, incapace di piangere. Manca solo la sentenza finale. In un lungo colloquio con il dottore che deve fornire la perizia psichiatrica, Johannes ripercorre le fasi della sua storia con Signe, dal primo incontro a poche ore prima dell’omicidio ma, cosa degna di nota, l’uomo crede fermamente nell’innocenza della moglie. Non che non abbia fatto quello che ha fatto, lo ha confessato essa stessa; ma non lo ha fatto consapevolmente.

Depressione post-partum, malattia mentale, questi potrebbero essere considerati gli argomenti di un film che in realtà vuole raccontare qualcosa di più comune, la collettiva difficoltà di capirsi nei rapporti umani. Se Signe è ipersensibile Johannes è narcisista ed egocentrico, concentrato sul suo lavoro e sul morboso legame che intrattiene con una sua giovanissima attrice-musa. Dopo aver convinto la moglie a smettere il litio nell’ingenua idea che con lui fosse felice, insegue le sue fantasie incarnandole su pellicola senza rendersi conto di come, sprovvista dai farmaci, la donna stia annegando nella gelosia e nel terrore dell’abbandono, malgrado la figlia di cui è perdutamente innamorata. Quando due concetti così diversi si trovano a essere connessi lo smarrimento è inevitabile: una bambina è morta, un esserino mostrato nel film in tutta la sua infinita, tenera bellezza, ma l’autrice del delitto è anche essa stessa una vittima del proprio male e dell’indifferenza di chi avrebbe dovuto starle accanto. Questo condividere senza scegliere è la cifra vincente diSorrow and Joy, il mostrare la contraddizione dolorosa, l’incapacità di scegliere una fazione, un solo punto di vista. Condannare Signe vorrebbe dire negare la sua solitudine, le sue richieste di aiuto, le settimane insonni mentre il marito si divideva fra lei e la sua attrazione per la piccola Lolita del set, ma assolverla vorrebbe dire cancellare Maria, la bambina incapace di parlare, di difendersi, che riceve il male da chi avrebbe dovuto garantirle solo protezione. L’animo umano ha bisogno di punti fermi di riferimento morale, per poter dire con chiarezza cosa è giusto e cosa no, e non paralizzarsi ogni volta nelle situazioni, ma ovviamente la vita non è così facile, e la commistione di buono e cattivo in molte cose è il concetto più arduo da gestire per potersi muovere nel mondo. Non giudicare sembrerebbe la cosa più facile, ma non è girando le spalle alla complessità dell’esistenza che la si cancella.

Il film danese di Nils Malmros sceglie la via più difficile e coraggiosa: mostrare entrambe le parti, il dolore inflitto e la compassione, senza decidere, condannare o perdonare – e chi poi, il marito, la moglie, i genitori? L’angoscia per l’impossibile risoluzione della questione etica colma protagonisti e pubblico, ed è una preziosa comprensione, per quanto dolorosa, di quanto sia necessario porgere le orecchie alle sfumature della condizione umana. Un’unica consolazione, o vendetta, c’è, per quanto amara, tesa ad appianare un poco il conflitto esistenziale; sapere che non sempre, ma talvolta, chi sa di aver operato il male ha già ricevuto nella sua consapevolezza forse la peggiore punizione possibile, più terribile della prigione, del disprezzo, della condanna. Continuare a vivere sapendo cosa si è fatto.

Da PointBlank

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