Roma Film Festival 2013/ Volantin Cortao – Diego Ayala & Anibal Jofré

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La crisi economica ha lasciato ai giovani una prima, dolorosa eredità: non c’è spazio per i sogni. Periodicamente questa rinuncia alle inclinazioni personali si rivela in comportamenti sociali abulici, indifferenti o amorali. I due protagonisti di Volantin Cortao, Paulina e Manuel, hanno già “mollato” in modi diversi; anche se al primo incontro parrebbero appartenenti a due mondi opposti. Lei ha scelto di studiare da assistente sociale non per passione ma per oculato scrupolo – trovare un lavoro sicuro – lui ha deciso di farcela abbandonando la strada della legalità per optare quella più redditizia del furto. Dopo aver fatto conoscenza nel centro in cui Paulina fa il tirocinio, la coppia sviluppa un’amicizia che in particolare introduce la ragazza negli ambienti da cui dovrebbe stare lontana: feste, alcool, rapporti promiscui, scontri. Lo stile di vita contro cui dovrebbe lottare tramite il suo lavoro diventa ben presto un polo di attrattiva che le farà attraversare un confine, oltre il quale non si può tornare indietro.

Quando si parla di gioventù la retorica della perdita di valori è una lettura cui si imbatte troppo frequentemente. È colpa dei ragazzi, troppo viziati, oppure no, è colpa dei genitori, della scuola assente, di politicanti disinteressati, in un lungo elenco che punta il dito senza muoverlo. Mostrare è, in questi casi, l’opzione più adatta per non inciampare nei soliti discorsi triti e ritriti. L’indifferenza di Paulina e Manuel, giudiziosamente sviluppata negli anni come difesa da emozioni che non possono essere sconfitte, nasconde una feroce rabbia che in mancanza di reali destinatari si dirige verso i primi incauti che passano. Volantin Cortao non racconta veramente qualcosa, descrive soltanto: il modo in cui la ragazza pone una distanza fra sé e il mondo coprendosi sempre le orecchie con gli auricolari del lettore audio, o come Manuel si vendica di quelli che a differenza sua non hanno dovuto vivere la vita come una lotta continua; ruba solo agli ingenui, i distratti, in altre parole i fortunati che non stanno sulla difensiva tutto il tempo semplicemente perché non ne hanno bisogno come lui. Se in questo susseguirsi di eventi c’è un filo conduttore, è quello della rivalsa contro gli adulti che prima tolgono opportunità a chi deve venire dopo di loro e poi si lamentano delle conseguenze. La ricchezza diventa il capro espiatore, con i suoi stemmi, i cellulari, l’argenteria e le case che meritano di essere saccheggiate e distrutte quando non possono essere conquistate in prima persona. Il film di  Diego Ayala e Anibal Jofré è un ritratto frammentato di brevi abbracci, velenosi scontri verbali e improvvisi gesti violenti: quando il mondo ha stancato con la sua complessità mandare tutto a quel paese sembra la scelta più azzeccata. È una caduta lenta in una spirale dove le conseguenze delle proprie azioni richiedono un’ulteriore freddezza per non rimanere invischiati in nuovi e più ardui interrogativi; una tragedia che si alimenta di se stessa e dell’incapacità di affrontare quelle questioni che la vita che si è condotta fino ad allora sembra aver irrimediabilmente bollate come prive di soluzione. Volantin Cortao è dunque questo: la storia della rinuncia al pensiero a favore delle emozioni, per quanto queste possano essere aleatorie e mutevoli. Come in tutti i periodi in cui la sopravvivenza ha la maggiore sulla civiltà, l’istante vince sulla riflessione, il presente sul futuro; ed è così che alla fine, si ipoteca il domani.

Da PointBlank

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