Courtney Love, Riot Grrrl e altre amiche della mia adolescenza

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Sono stata un maschiaccio per tutta l’adolescenza. Ci terrei a precisare che con maschiaccio non intendo una casuale preferenza verso abiti e modi mascolini, quanto una chiara scelta a livello sociale. Non volevo essere una donna; avrei preferito essere un ragazzo. Perché? Semplice: i maschi avevano più possibilità di scelta, più potere e ultimo ma non meno importante, si divertivano di più.

La storia la fanno i vincitori e in epoca pre-Internet i canali di informazione erano ben pochi rispetto a quelli cui siamo abituati oggi e così, malgrado una casa piena di libri di Oriana Fallaci, a 12 anni costruii un’immagine ideale di me stessa declinata al maschile. L’ambiente scolastico in cui vivevo – l’unica società in cui allora mi muovevo – mi suggeriva che essere femmina significava potersi esprimere solo nel piano di una particolare avvenenza fisica sul cui altare bisognava sacrificare appetito, soldi e spontaneità. D’altra parte quante volte ho letto negli occhi degli uomini che mi dicevano “la vera donna porta i tacchi” il messaggio “la femminilità significa stare sulle punte, non correre ed avere costantemente paura di cadere”? Per non parlare del fatto che il dogma della bellezza non era accompagnato da un’adeguata informazione sui ruoli sessuali, per cui si era corpi allo sbando, ostaggi del pensiero comune.

Il primo vero modello femminile della mia gioventù fu la degna compagna dell’altro primo grande musicista femminista che ascoltai: Kurt Cobain era colui che – novità assoluta – diceva da uomo che non bisognava insegnare alle donne a difendersi, ma agli uomini a non aggredire; che metteva in ridicolo un ideale di mascolinità in cui non si ritrovava, legando ai fanatismi del uomo macho la paranoia omofoba. Non poteva che finire con Courtney Love, figura odiatissima – “è stata lei a uccidere Kurt!” – donna immensamente ambiziosa, e oggi maschera umana sempre talentuosa benché gonfia anch’essa di botulino. Ma nella prima metà degli anni Novanta fu anche lei, grazie alla sua fama, a contribuire all’emersione nel mainstream del fenomeno, altrimenti underground, de lmovimento Riot Grrrl. Di mio non ho una grandissima passione per punk e grunge, però il messaggio che mi arrivò fu potentissimo. Non voleva dire, come pensano i detrattori, odia gli uomini, o stracciati i jeans e riempiti il naso di piercings, ma qualcosa di ben più profondo: che essere donna è molto più quello che ci hanno raccontato, ed è solo una minima parte dell’esperienza più grande dell’essere persone.

Da lì in poi la mia libreria si riempii gradualmente di altre amiche, da Simone de Beauvoir a Anne Sexton, Naomi Wolf e Susan Faludi – scoperta grazie a una citazione di Courtney in un’intervista a Rolling Stone – e sono felice di poter dire che in questa pagina tutte le artiste, scrittrici, cantanti, filosofe, scienziate o per farla breve, comunicatrici, che mi hanno permesso con le loro idee di ampliare il concetto una volta ristretto di femminilità, sono troppe per starci. Non so fare previsioni su come, nell’era digitale, le ragazzine di oggi possano allargare i loro confini come una volta feci io; ma sono certa che ogni giovinetta ha bisogno anche delle “amiche” che ho avuto io – aprendo le braccia pure agli “amici” che propongano discorsi alternativi, come il sopracitato buonanima Kurt. Gli insegnamenti permettono alle persone di poter un giorno insegnare anch’esse qualcosa agli altri, anche solo per il pensiero di ricambiare il favore, una cosa che in piccolo ognuno di noi può fare; allora non posso fare a meno di credere che perfino io possa contribuire a una causa che ha il solo scopo di farci vivere tutti meglio, uomini e donne, anche giusto rendendo omaggio alle figure culturali che mi hanno reso una persona migliore. Queste erano alcune delle mie Amiche; fateci conoscere anche le vostre!

 Da SoftRevolution

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1 Commento

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Una risposta a “Courtney Love, Riot Grrrl e altre amiche della mia adolescenza

  1. gran belle amiche direi 🙂

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