The Butler – Lee Daniels (2013)

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A nessun altro si applica bene l’ideale del sogno americano – inteso come la versione capitalistica della parabola cristiana secondo la quale Gli ultimi saranno i Primi – come agli emarginati sociali. Ovvero immigrati, stranieri, donne, gente in miseria e più di tutti questi gli ex schiavi di colore, una volta privi perfino del riconoscimento della loro natura umana. The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca si ripropone di raccontare la scalata di uno di questi, Cecil Gaines (ma il suo nome reale è Eugene Allen), e la vera storia di come dai campi di cotone sia riuscito a passare ai lavori domestici iniziando l’apprendistato che gli permetterà di divenire in avanti maggiordomo alla Casa Bianca sotto otto presidenti, da Harry Truman a Ronald Reagan. Un arco di tempo che inizia dalle suggestioni del passato schiavista – padre ucciso davanti a lui nei campi dal padroncino bianco che non contento, abusava anche della madre – a Obama, che con la propria elezione ha definitivamente sdoganato le potenzialità di un’intera comunità fino ad allora relegata in secondo piano.

Una vicenda di così ampio respiro non può prescindere da una dialettica padre-figlio, e se Cecil emerge nella società grazie alla propria abilità di servire i bianchi in perfetto silenzio, senza mai farsi notare, il primogenito Louise aspira a far sentire la propria voce nel periodo difficile della lotta all’apartheid razziale con il riconoscimento dei pari diritti, tra Martin Luther King e il richiamo delle Pantere Nere, finendo per diventare un frequentatore abituale delle carceri statunitensi. Sono forse gli anni di lotta politica proprio la parte migliore del film per la capacità di suggerire un odio razziale che fra ricostruzioni e documenti d’epoca spaventa nel suo palesarsi sulle facce più innocue e borghesi: i compagni di Louis, intenzionati a sovvertire le barriere spaziali imposte su autobus, ristoranti e toilette, si preparano a sopportare insulti e calci simulando fra loro le possibili umiliazioni che potrebbero subire, e il quantitativo di violenza vissuto sulla propria pelle è tale da rendere potenzialmente accettabile il passaggio alla lotta terroristica. Ai due modi di sopravvivere proposti da The Butler, l’accettazione con impegno e fatica delle regole sociali o al contrario la battaglia per distruggerle, si accosta però una silenziosa terza via, che il film racconta senza maggiori approfondimenti, ed è quella delle madri, mogli e compagne di colore che associavano in sé le discriminazione della propria pelle e del proprio sesso: dalla madre violentata e poi impazzita alla moglie che deve farsi carico delle assenze del marito e dei suoi contrasti col figlio maggiore, rifugiandosi nell’alcool, fino alla fidanzata giovanile di Louis, che dopo i pochi anni vissuti assieme condividendo la lotta politica scompare dalla scena portandosi via le sue inclinazioni terroriste e i capelli fieramente crespi. Scelta particolare per il regista, che nel precedente e tanto acclamato Precious si era già avvicinato al tema dell’emarginazione proiettandolo nella vicenda di una giovane adolescente di colore obesa, quasi analfabeta, ripetutamente stuprata dal padre e umiliata dalla feroce madre.

Trattasi forse di un interesse prediletto per l’argomento che Lee Daniels ha preferito affrontare in due tempi traendone narrazioni diverse; ma la dedizione al messaggio umano prima che all’intima verità dei personaggi fa di The Butler un’opera troppo pretenziosa, consapevole di sé e della propria levatura morale per toccare veramente gli animi con i suoi protagonisti così artificiosamente costruiti nelle loro miserie. Dare per scontata la commozione dello spettatore di fronte alla propria storia riassunta con musiche pompose ad hoc è indice di una presunzione che pur garantendo un prodotto dalla confezione patinata non può assicurarne nella stessa misura l’autenticità del racconto. Manca, insomma, l’anima: al suo posto c’è un godibile riassunto scolastico di eventi cardine del secolo passato che, ipotizziamo con un certo cinismo, potrà riscuotere un maggiore successo nelle proiezioni ad uso delle scuole che in sala.

Da PointBlank

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2 risposte a “The Butler – Lee Daniels (2013)

  1. Pingback: Selma – Ava DuVernay (2014) | Lo Sguardo di Orlando

  2. Ti consiglio caldamente un altro film con Robin Williams: Will Hunting – Genio ribelle.

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