Roma 2014/ My Italian Secret – The Forgotten Heroes – Oren Jacoby

ITALY BARTALI OBIT

L’ambiguità della questione razziale in Italia alla fine degli anni Trenta, diversamente dalla rigida posizione degli alleati tedeschi, potrebbe essere ricondotta alla tradizionale doppia considerazione dell’etnia italiana, tesa tra il sublime e il subumano. Così pur venendo varate nel 1938 le vergognose Leggi razziali fasciste, ultima conseguenza di un ventennio di dittatura, le statistiche sembrano dimostrare un minore accanimento verso gli ebrei, supportato anzi da molteplici testimonianze di aiuto, anche sotto il rischio della morte, da parte di molti italiani. My Italian Secret – The Forgotten Heroes parte dal presupposto di raccogliere qualcuna di queste storie sotto l’egidia della figura di Gino Bartali, l’eroe del ciclismo di cui da qualche anno si è conosciuto anche l’impegno nel mettere in salvo centinaia di rifugiati nascondendo documenti falsi utili alla loro partenza nel telaio della bicicletta, durante lunghi viaggi spacciati per allenamenti sportivi. Il ciclista è però solo il nome di rilievo di un racconto che unisce le voci dei sopravvissuti a quelle dei parenti di chi li nascose: dalla gentildonna che offriva le stanze del suo sontuoso palazzo, al medico che si inventò una malattia letale per tener lontano i tedeschi dal reparto dove teneva gli ebrei in fuga, il film è uno sfilare di volti e voci talvolta rotte dall’emozione.

Peccato però che non bastino le buone intenzioni a tenere in piedi un’opera riuscita solo a metà, appesantita da uno sguardo televisivo troppo convenzionale – nella formula della testimonianza seguita dalla ricostruzione filmica degli eventi – teso a un’analisi semplicistica, affatto approfondita, della vicenda razziale italiana. In primis l’abitudine di una certa lettura mediatica a fare del fascismo un’esperienza forzata e non voluta dagli italiani, o perlomeno una brutta faccenda sopportata a fatica: uno di quei casi in cui lasciare la parola solo ai vincitori riscrive, a discapito di una comprensione storica, anche i pensieri dei vinti. Così le gesta di alcuni divengono le gesta di tutti, e ci vuol poco a trarre daMy Italian Secret – The Forgotten Heroes la rassicurante quanto errata idea di un popolo fermamente antifascista e antirazzista opposto a una parte contraria in egual misura, quando i fatti, una volta fugate le emozioni, descrivono una realtà ben più complessa ( sconfortante); a ennesima dimostrazione di quanto raccontare, usando come tramite esclusivo i sentimenti di chi parla, possa suscitare l’empatia del pubblico senza con questo garantire un reale e proficuo approfondimento storico.

In questi termini appare lungimirante la scelta di Bartali di mantenere per decenni il segreto sulle sue attività clandestine nel periodo bellico, in perfetta coerenza con il medesimo atteggiamento di chi, ripudiando la caratterizzazione astratta degli esseri umani, preferisce giudicarli per l’evolversi delle loro esistenze. Comprensibile timore, infatti, vista la reiterata tendenza da parte della collettività sociale a costruire il mito degli eroi, contrapposto alle figure dei “cattivi”, riducendo l’elemento umano a parte residuale in un discorso altrimenti declinato all’estremizzazione morale; quasi che il passato non ci avesse insegnato che male e bene non sono concetti aprioristici, presenti in grandezze prestabilite alla nascita negli individui, ma scelte effettuate e ripensate giorno dopo giorno.

Da PointBlank

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