Words and Pictures – Fred Schepisi (2013)

Words and Pictures

L’intenzione originaria di Words and Pictures definisce un film piuttosto ambizioso, che pone le sue basi su un’intuizione metalinguistica: il cinema, che oggi contiene in sé sia l’elemento verbale che quello visivo, può raccontare l’incontro-scontro fra questi due mondi divisi incastonandolo nella più classica delle storie d’amore. Protagonisti sono infatti due insegnanti che attuano la propria materia anche in ambiti più personali, un professore di letteratura alcolizzato (Clive Owen) e una pittrice (Juliette Binoche) che costretta da una progressiva artrite a rallentare l’attività artistica ripiega sulla professione didattica. Entrambi, per problemi fisici o psicologici, non riescono più a dedicarsi al loro mezzo di espressione preferito, ma devono comunque trasmetterne se non la passione, il senso ai loro allievi. Per un caso si instaura una sorta di giocosa competizione scolastica fra i due, concretizzata in una serie di allestimenti a scuola che vogliono di volta in volta dimostrare la superiore efficacia della parola rispetto all’immagine e viceversa, ed è inevitabile che l’esperienza abbia strascichi anche sulla loro vita privata, spingendoli a confrontarsi coi propri demoni per reimparare un linguaggio comunicativo che credevano ormai assimilato. Trattasi del corteggiamento inteso come tenzone amorosa, divertita botta e risposta che nasconde un’esigenza acuta di riuscire a toccare l’altro.

Un’idea interessante, questa di Words and Pictures, che però pare essere solo il punto di partenza per un’opera che preferisce adagiarsi sul terreno più convenzionale della commedia sentimentale, priva dell’effettiva profondità che la sua introduzione tematica sembrava anticipare. Non che il fondamento dell’amore non debba essere il linguaggio, qui anzi consapevolmente manipolato dai protagonisti; ma un film la cui centralità poggi sullo sviluppo dell’innamoramento fra i personaggi relega inevitabilmente ogni altro discorso a un ruolo secondario. Se il sentimento genera testi, sia in forma verbale che visiva, manca qui il suo carattere viscerale. C’è sì la fatica, mentale e fisica del gesto artistico, rappresentata nelle tele e nei fogli bianchi che i due si sforzano di riempire, ma è raccontata in termini troppo rapidi e semplicistici per lasciare un’impronta significativa. Appurato questo, sull’altro verso la funzione principale del film di descrivere una storia d’amore utilizza forme narrative tra le più scontate. Il plot è certo gradevole, e i personaggi sono ben resi – in particolare si distingue un Clive Owen evidentemente desideroso di incarnare ruoli più interessanti rispetto al maggior numero di parti che ha interpretato in passato – ma la loro presenza è sempre subordinata alla necessità di mostrare sullo schermo un felice accoppiamento finale. Niente di tragico o deludente, dato che si parla di una semplice racconto romantico, se non fosse per le intriganti premesse che facevano sperare in un’opera più complessa: il sottile amaro in bocca che lascia Words and Pictures sospendendo la riflessione metalinguistica subito dopo averla iniziata, forse non ci sarebbe stato di fronte a una storia meno pretenziosa.

Da PointBlank

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