Rä di Martino: The Show Mas Go On

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Ci siamo andati tutti a Roma. Da adolescenti, quando con diecimila lire non si poteva entrare in nessun altro posto, da adulti, che in tempi di crisi una spesa al risparmio serve sempre, a volte solo per guardare la fauna di ragazzini, anziani in pensione e immigrati. Perfino nelle guide turistiche sono stati citati. Negozio di abbigliamento di ogni tipo a basso costo, o outlet come si dice al giorno d’oggi, i Magazzini allo Statuto (Mas), presenti a Piazza Vittorio da almeno un secolo fra continue chiusure e riaperture, sono un monumento urbano a una certo modo di essere romani che è divenuto mito, eredità storica. Comprensibile dunque che la notizia alla fine del 2013 della sua imminente, e stavolta definitiva, chiusura abbia suscitato un certo scalpore, abbia ispirato la videoartista Rä di Martino sollecitandola a elaborare un breve tributo cinematografico sospeso fra storia e fantasia.

La rapidità del racconto in The Show Mas Go On è da attribuire ai tempi stretti della produzione – si è iniziato a girare subito dopo la scrittura del soggetto, grazie ai fondi di una campagna crowdfunding online – ma è anche chiaro segno dell’intento della regista di riproporre sul grande schermo quel senso di un qual tipico surreale custodito nel quotidiano più popolare. La ricostruzione della fondazione e degli anni cruciali dei magazzini vengono pertanto affidati a una Iaia Forte felicemente sopra le righe, e non mancano i momenti esplicitamente visionari, come un’improvvisa storia nella storia, interpretata da Maya Sansa e Sandra Ceccarelli, che costituisce nella sua forma fantascientifica un omaggio volontario a un episodio della serie televisiva degli anni Cinquanta Twilight Zone/Ai Confini della Realtà.

La fascinazione per il mondo della finzione è infatti un dato fondamentale per comprendere il successo del negozio, da anni meta di costumisti alla ricerca di abiti adatti ai personaggi dei film o degli spettacoli teatrali. Come dire, una garanzia della fiducia di poter trovare fra gli scaffali dell’enorme magazzino un vestito giusto per ogni personalità, un riflesso della presenza dell’umanità brulicante e caotica che si dava appuntamento nei suoi spazi fantasmagorici. Il rimpianto per la fine di Mas non è per la chiusura di un’impresa commerciale, quanto per la perdita di uno spazio scenografico, soggetto narrativo e allo stesso tempo luogo di ambientazione di infinite minuscole storie. The Show Mas Go On sembra allora voler offrire un omaggio finale e insieme un ultimo ritorno del cinema italiano a un ostinato lido atemporale da cui ha preso spunto per decenni.

Ma chiuderà poi davvero Mas? A vedere ora il sito con la scritta I Magazzini Mas rimangono aperti, sembra proprio di no; e forse, chissà, ha contribuito in minima parte alla sua testarda sopravvivenza anche il lavoro di Rä di Martino, e in particolare la sua ode appassionata al secolare esercizio e alle sua magica atmosfera, eseguita da un Filippo Timi, voluttuosamente coperto fino al collo da un cumulo di pancere a tre euro, che intona una riscrittura ad hoc di Perfect Day di Lou Reed.

Da Doppiozero

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