Archivi del mese: ottobre 2015

Roma 2015 / The End of the Tour -James Ponsoldt

The End of the Tour recensione film

David Foster Wallace amava il cinema. Anzi, possiamo dire che amasse la fruizione di qualsiasi testo audiovisivo. Consumatore bulimico di televisione, al mondo cinematografico aveva dedicato la sua opera più famosa ed ambiziosa,Infinite Jest, un mattone di più di mille pagine, di cui un decimo composto solo di note al testo, nel quale Wallace immaginava la creazione della droga finale, concretizzata in un film pirata talmente bello da tenere letteralmente ipnotizzato lo spettatore fino alla sua morte per consunzione: una fantasia letale, che univa l’ossessione americana per l’intrattenimento al concetto del piacere sul quale oramai si fonda la nostra società, e che veniva sviluppata entro una complicata struttura di sottotrame e molteplici registri linguistici. Nel 1996 l’uscita del libro trasportò lo scrittore, già autore promettente, nell’olimpo della letteratura americana, e tra la massa di persone che improvvisamente volevano saperne tutto spuntò il giovane David Lipsky, neo giornalista di Rolling Stone, pronto a realizzare l’intervista del momento.” continua su Pb

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Roma 2015/ The Confessions of Thomas Quick – Brian Hill

The Confessions of Thomas Quick recensione film

“La storia narrata da The Confessions of Thomas Quick è tremenda e geniale: basta solo la trama per far venire voglia di guardare il documentario di Brian Hill, tutto incentrato sulla terribile vicenda di Sture Bergwall, uomo mentalmente instabile che all’inizio degli anni Novanta durante la propria terapia psichiatrica iniziò a confessare di essere l’autore di alcuni fra i più misteriosi casi di omicidio avvenuti in Svezia. Bambini, coppie, ragazzi e ragazze: Bergwall non si faceva remore ad ammettere di averli stuprati e uccisi, a volte sventrandone il corpo, altre arrivando perfino ad assaggiarlo. Le orribili violenze compiute dall’uomo, poi rinominatosi Thomas Quick per offrire un nome più “gradevole” alla stampa, sembravano essere state dimenticate e rimosse nel suo inconscio; finché la terapia nell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverato non era riuscita a fargliele tornare in mente” continua su Pb

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Roma 2015 / Mistress America – Noah Baumbach

Mistress America recensione film

“Quando Tracy inizia l’università niente è come se l’era immaginato: gli altri studenti la ignorano o l’atterriscono con i loro modi sprezzanti, l’ambito circolo letterario a cui voleva partecipare boccia il suo racconto, il ragazzo con cui sembrava essere nato qualcosa si fidanza con un’altra. Studiare a New York senza avere amici è come starsene in disparte a una festa, perciò al culmine della disperazione a Tracy non rimane che incontrare Brooke, la figlia dell’uomo con cui sua madre sta per sposarsi in seconde nozze. L’incontro è magico, caotico, divertente: Brooke è una trentenne dinamica, le mani in pasta dentro qualsiasi cosa e mille progetti da realizzare, tra cui l’ambito sogno di aprire un ristorante che rappresenti un caldo rifugio familiare dal disordine della Grande Mela. Tracy inizia a seguirla ovunque, la sostiene, ne ascolta le storie logorroiche e gli aforismi pretenziosi, ed è a tal punto affascinata dalla sua strabordante personalità da scrivere un nuovo racconto tutto incentrato sulla sua esistenza.” continua su Pb

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Roma 2015/ Monster Hunt – Raman Hui

monster-hunt1È davvero un prodotto onesto, Monster Hunt: onesto nella misura in cui si propone di realizzare i propositi da cui è nato, ovvero piacere a una grossa fetta di pubblico. Non a caso infatti il super blockbuster diretto da Raman Hui è riuscito, grazie alla sua ottima mescolanza di animazione, avventura e fantasy, a diventare in poco tempo il più grande successo della storia del botteghino cinese. Gli elementi alla base del film sono semplici, quasi ingenui, ma organizzati stilisticamente in modo da tener sempre accesa l’attenzione dello spettatore. C’è innanzitutto una grande epica di riferimento: la storia ha inizio in un passato lontano in cui umani e mostri vivevano insieme combattendosi strenuamente, fino alla vittoria finale degli umani e il confinamento dei mostri in una zona separata. Questi ultimi però, dopo un lungo periodo di pace devono affrontare una sanguinosa lotta interna che vede perire il Re dei Mostri con quasi tutti i suoi fedeli; la Regina, incinta dell’erede al trono, e i pochi compagni con lei rimasti, sono costretti a spingersi fin dentro al mondo degli uomini ” continua su Pb

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Woman in Gold – Simon Curtis (2015)

(L-R) HELEN MIRREN and RYAN REYNOLDS star in WOMAN IN GOLD

“Nel 2006 apparve su tutti i giornali la notizia che una piccola donna novantenne era riuscita a vincere una causa contro niente meno che il governo austriaco: oggetto del contendere erano alcuni quadri di Gustav Klimt, in particolare il celebre ritratto di sua zia Adele, di cui si erano impossessati i nazisti durante il terzo Reich rinominandolo – dato che l’oggetto del dipinto era pur sempre una bellissima donna ebrea – La donna d’oro. Il caso giudiziario di Maria Altmann vs la Repubblica Austriaca riguardava il problema etico di far godere al pubblico di tutto il mondo la vista di un’opera la cui presenza dentro il prestigioso museo del Belvedere di Vienna documentava non solo un pezzo fondamentale della storia dell’arte, ma anche la distruzione di un’intera famiglia.

Nella locandina italiana di Woman in Gold, di Simon Curtis, appare la dicitura “ dai produttori di Philomena” ed è questa un’annotazione affatto casuale, data la profonda similarità fra i due film. Due storie vere, due passati tragici, due donne che in tarda età lottano per riavere indietro qualcosa che hanno perduto, e due grandi interpreti cinematografiche: tocca stavolta ad Helen Mirren ricalcare il ruolo della simpatica quanto profonda signora anziana già recitato in un altro contesto da Judi Dench, mentre il suo compagno di avventure è ora l’avvocato Randy Schönberg (nipote dell’omonimo compositore austriaco) interpretato qui da Ryan Reynolds. ” continua su Pb

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Much Loved – Nabil Ayouch (2015)

much-loved

Much Loved arriva nelle sale italiane preceduto da un coro di polemiche che, come al solito, invece di spingere la gente a disinteressarsene l’ha portata a dargli più attenzione. Censurato in patria (Marocco), il film di Nabil Ayouch, sin dalla proiezione al festival di Cannes ha comportato per il suo regista e e i suoi interpreti minacce di morte, aggressioni e l’obbligo di muoversi costantemente accompagnati da guardie del corpo: per scatenare una vera campagna d’odio è bastato mostrare il retroscena della vita notturna marocchina, fatta di festini sguaiati, orge, alcool e sesso sfrenato. Noha, Soukaina e Randa sono tre amiche che condividono l’appartamento e il mestiere di prostituta. Noha, la più esperta del trio, conta profondamente sulla sua abilità professionale e la sua esperienza per aiutare economicamente una famiglia che la rifiuta. Soukaina, bellissima ma succube di un’amante spiantato ed egoista, spera in un nuovo ricco cliente per migliorare la propria vita. Randa, meno incline a farsi andar bene il proprio lavoro, vive in segreto una sessualità diversa e sogna il padre lontano. Perennemente scortate agli appuntamenti notturni dal silenzioso Said, le tre donne affrontano i tipi più svariati di clienti, aggrappandosi ai propri desideri e a quella libertà collaterale di gesti e parole che la professione concede loro. “ continua su Pb

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Life – Anton Corbijn (2015)

life

Life è un film anomalo. Dietro la maschera di biopic su una celebrità assoluta, l’icona transgenerazionale di James Dean, Anton Corbijn traccia un racconto di fallimenti, incontri mancati, brutte sbornie, inseguimenti mal conclusi. Nel 1955 il giovane fotografo Dennis Stock incontra la futura star del cinema, in procinto di entrare nel firmamento hollywoodiano con La valle dell’Eden di Elia Kazan. Istintivamente avverte una vibrazione particolare. Qualcosa gli dice che quel ragazzo bellissimo e scostante non è solo un attore talentuoso con una faccia da copertina, ma nasconde un’emozione, un tratto spirituale affine a un imminente cambiamento culturale che investe direttamente il valore che la giovinezza sta assumendo in quegli anni. Così inizia a seguirlo, per strappargli, malgrado la partecipazione restia di Dean, le immagini che possano confermare la sua visione. Lungi dall’offrirgli un ritratto divistico di sé, l’attore lo trascinerà in Indiana, nella sua fattoria di famiglia, per godere per l’ultima volta della gioia e del dolore di tornare a casa.” continua su Pb

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