Roma 2015 / Mistress America – Noah Baumbach

Mistress America recensione film

“Quando Tracy inizia l’università niente è come se l’era immaginato: gli altri studenti la ignorano o l’atterriscono con i loro modi sprezzanti, l’ambito circolo letterario a cui voleva partecipare boccia il suo racconto, il ragazzo con cui sembrava essere nato qualcosa si fidanza con un’altra. Studiare a New York senza avere amici è come starsene in disparte a una festa, perciò al culmine della disperazione a Tracy non rimane che incontrare Brooke, la figlia dell’uomo con cui sua madre sta per sposarsi in seconde nozze. L’incontro è magico, caotico, divertente: Brooke è una trentenne dinamica, le mani in pasta dentro qualsiasi cosa e mille progetti da realizzare, tra cui l’ambito sogno di aprire un ristorante che rappresenti un caldo rifugio familiare dal disordine della Grande Mela. Tracy inizia a seguirla ovunque, la sostiene, ne ascolta le storie logorroiche e gli aforismi pretenziosi, ed è a tal punto affascinata dalla sua strabordante personalità da scrivere un nuovo racconto tutto incentrato sulla sua esistenza.” continua su Pb

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