Archivi categoria: Cinema

Love and Mercy – Bill Pohlad (2014)

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“A volte mi spaventa pensare da dove viene, sai?”. Un ragazzo seduto al piano si confronta con il potere creativo del proprio cervello. La musica è già lì, nella sua mente, deve solo riprodurla all’esterno nella maniera più fedele possibile; ma può capitare anche che quella stessa melodia gli esploda nel cranio terrorizzandolo. La vicenda diBrian Wilson, cantante e compositore dei Beach Boys, si dipana lungo il percorso noto dell’artista pazzo, un’immagine stereotipata che nel suo caso si rivelò drammaticamente esatta. Al culmine della vicenda artistica del gruppo, con l’uscita dell’album cult Pet Sounds e del singolo Good Vibrations, Wilson si imbarcava in quello che doveva essere il suo progetto più ambizioso,Smile, finendo però per collassare mentalmente sotto il peso del delirio allucinatorio, senza la lucidità necessaria a mantenere il controllo sul resto della band già scettica rispetto all’idea di allontanarsi dall’immaginario americano di surf, spiaggia e ragazze in bikini grazie al quale i Beach Boys avevano fatto successo negli primi anni Sessanta.” continua su Pb

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Brooklyn – John Crowley (2015)

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“Tanto tempo fa, i nostri nonni e bisnonni emigravano dai loro paesini in cerca di fortuna oltremare. Alcuni, dopo i primi tempi durissimi, trovavano lavoro, mettevano su famiglia e cercavano di mantenere, per la loro identità e quella dei figli, un legame solido con una patria originaria che diveniva una sorta di madre abbandonata, a volte dolorosamente rimpianta, altre rinnegata in nome delle conquiste ottenute sul posto d’adozione. Oggi che con la grande crisi economica ai dibattiti sulla liceità dell’immigrazione clandestina si è accompagnato il fenomeno della partenza di migliaia di giovani europei – e gli italiani ne formano una bella fetta – senza speranza di trovar a casa propria uno straccio di stabilità lavorativa, arriva un piccolo film quasi impalpabile tanto è tenue, a ricordare il dolore della nostalgia e della distanza forzata dal posto dove si è nati.

Brooklyn stupisce per la sua delicata intelaiatura: il film di John Crowley non è altro che un gentile racconto di formazione che segue le vicende della giovane Eilis (Saoirse Ronan), la quale negli anni Cinquanta è costretta ad abbandonare il villaggio irlandese dove è cresciuta con la madre e la sorella, spingendosi oltreoceano fino a Brooklyn, dove inizia a fare la commessa in un grande magazzino.” continua su Pb

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Dossier Steven Spielberg – Always – Per Sempre

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“17 anni dopo la sua uscita nelle sale Always – Per Sempre sembra oramai essere uno dei film di Steven Spielberg meno conosciuti: il suo carattere stucchevole e fiabesco fa pensare che questa storia di anime che tornano dal Paradiso, eroi coraggiosi e amori ultraterreni possa risultare datata a uno sguardo contemporaneo, benché Ghost, di solo un anno più giovane e molto simile in alcuni soluzioni narrative, sia ben più ricordato. Ma se Always – Per sempre rivela di essere in un certo senso molto scontato, è in virtù del suo legame stretto con una particolare idea di cinema classico sempre presente in Spielberg soprattutto in quel senso di fiabesco, di incanto prodotto da schemi molto semplici, come lo stupore infantile di fronte allo straordinario che irrompe nella quotidianità, la potenza dell’amore come esperienza che eleva l’umano al sovrumano, e l’ingenuità spensierata del gioco. Il cinema può attingere alla propria risorsa di evento spettacolare e ricomporre la realtà secondo moduli fantastici, così i personaggi di Always – Per sempre si muovono in un’atmosfera piena di brio, sin dalla coppia dei protagonisti Pete (Richard Dreyfuss) – Dorinda (Holly Hunter), piloti dell’aviazione antincendio, che si amano battibeccando a tempo come in un giro di valzer, lasciandosi a volte andare a gesti teatrali. “ continua su Pb

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The Kindergarten Teacher – Nadav Lapid (2014)

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“Se già parlare di poesia è un atto che di per sé presuppone fatica mentale, trasporre la questione del linguaggio poetico in immagini significa riallacciare la parola alle visioni che evoca. Ma vi è anche un’ulteriore divisione del discorso, poiché parlare di poesia, e parlare di come creare la poesia sono due temi separati che richiamano approcci differenti. Il rischio maggiore è limitarsi ai luoghi comuni generatisi intorno a una pratica tanto valorizzata nell’immaginario culturale, quanto poco adoperata, o peggio, conosciuta. The Kindergarten Teacher , analizzando il senso della poesia nel mondo d’oggi, schiva ogni pericolo di facile celebrazione grazie alla scelta di un protagonista al di sopra di ogni sospetto di autocompiacimento intellettuale: Yoav, un bambino che a cinque anni inizia a scrivere poesie. ” continua su Pb

 

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Tra cinque giorni termina la campagna di raccolta fondi di Point Blank. Nessuna richiesta di elemosina ma, se avete letto o leggete i nostri articoli (o anche solo i Miei), se apprezzate realmente il nostro lavoro che, credetemi, è basato sullo sforzo congiunto di poche, capaci persone (oso timidamente inserirmi nel gruppo) che si fanno un mazzo enorme gratuitamente per promuovere una critica cinematografica seria e approfondita entro il generale mare magnum di clickbait, allora fatecelo sapere, basta davvero poco a persona per permetterci di sopravvivere. Giusto du’ spiccioli. Grazie dalla scribacchina!

Qui il link 

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Il figlio di Saul – László Nemes (2015)

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“Bisogna sperare che il film d’esordio di László Nemes riceva il maggior numero di premi possibili. È l’unico modo per assegnare visibilità a un’opera che per il tema trattato e la particolare realizzazione si attesta fin dall’inizio come un racconto tremendo, insopportabile, la cui visione sconvolge e atterrisce. Difatti è probabile che Il figlio di Saul sia effettivamente il film sull’Olocausto visivamente più doloroso mai realizzato finora, laddove Shoah di Claude Lanzmann traeva al contrario la sua forza dirompente dalle sole parole dei testimoni: lo statuto visivo su cui è fondata la sua storia interpella direttamente il grande dibattito filosofico e critico inerente la rappresentabilità dal punto di vista morale della tragedia dei campi di concentramento. Fondamentalmente tale rappresentazione è sempre stata basata sui racconti di chi aveva visto e vissuto quell’esperienza, ovvero di chi era riuscito a sopravvivere abbastanza per poter raccontare ciò che sapeva; conosciamo in gran parte ciò che avveniva nei campi grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, un numero minimo di persone rispetto al quadro generale dei deportati, motivo per cui Primo Levi avvertì l’esigenza di distinguere chi, come lui, era riemerso (i salvati) dall’orrore, rispetto alla stragrande maggioranza di coloro che vi erano scomparsi per sempre (i sommersi), gli unici a vivere e conoscere fino in fondo, morendo, l’essenza dell’Olocausto. ” continua su Pb

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Carol – Todd Haynes (2015)

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“Nel negozio di giocattoli in cui lavora, la giovane Therese (Rooney Mara) incrocia lo sguardo di una donna bellissima. Siamo negli anni Cinquanta, il Natale si sta avvicinando e l’elegantissima signora bionda (Cate Blanchett) chiede consigli su cosa regalare alla figlia: una breve conversazione, i guanti dimenticati sul tavolo, e la storia di Therese e Carol ha inizio. Una storia ovviamente proibita, già affrontata dal regista Todd Haynes il cui cinema ha a cuore sia la complessità dei generi sessuali ( dal travestitismo glam di Velvet Goldmine al Bob Dylan frantumato in più personaggi dal sesso, colore ed età differente in Io non sono Qui) sia l’estetica raffinata di un decennio che portava però in grembo i primi germi della ribellione culturale degli anni Sessanta (Lontano dal Paradiso e la miniserie tv Mildred Pierce).

L’attrazione fra Therese e Carol è difatti immediata, consapevole e fin dall’inizio accettata senza remore dalle due protagoniste. È il mondo intorno che la vuole combattere e negare, dal ragazzo che aspira a sposare la ragazza al marito che rifiuta il divorzio dalla moglie, e per punirla usa la sua omosessualità come accusa di immoralità per impedirle di vedere la figlia; un mondo implacabile ma, particolare caratteristico di Carol, allo stesso tempo visivamente stupendo.” continua su Pb

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