Archivi categoria: Libri

22.11.63 (2016)

hulu-11-23-63

“Per affrontare la miniserie tv 22.11.63 bisogna partire da un concetto di per sé già troppo abusato, cioè che nella realtà tutto è relativo; sopratutto quando una serie televisiva trova in un libro il suo soggetto originario, e deve continuamente confrontarsi con esso. Il progetto, che vede fra i suoi produttoriJ.J. Abrams, nasce difatti dall’omonimo romanzo di Stephen King, uno scrittore talmente sfruttato dal cinema da essersi già riservato un posto a parte nella storia cinematografica come uno dei soggettisti più prolifici. In questo senso è bene specificare che proprio nel caso di22.11.63 il ruolo di King, e del suo libro, non è quello di fornire una storia, quanto un’idea liberamente sviluppata dalla sceneggiatrice Bridget Carpenter, con un risultato finale che si allontana parecchio dal canovaccio originale. Ecco spiegato il motivo per cui, questa volta, tutto è relativo: 22.11.63 acquista una luce diversa a seconda che lo si guardi come opera autonoma o, al contrario, come un effettivo adattamento televisivo. ” continua su Pb

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Libri, Serie Tv

Il grande quaderno – Janos Szasz (2013)

grande-quaderno-1030x615

“Quando nel 1986 uscì Il grande quaderno, il successo di questa fiaba spietata sulla guerra rivelò il talento sorprendente di una nuova autrice, l’ungherese Ágota Kristóf. Da allora, confluito nella Trilogia della città di K. (in cui si aggiungono gli altri due volumi La prova e La terza menzogna), il primo libro ha continuato ad appassionare lettori di tutto il mondo con il suo stile puntuale e atroce. L’uscita in sala dell’adattamento cinematografico rappresenta quindi, in virtù di un referente così importante, una rischiosa scommessa che possiamo ritenere vinta nella misura in cui il film riesce a riportare in immagine la straordinaria esperienza dei due protagonisti.

Il grande quaderno è infatti il luogo dove due gemelli, apparentemente indistinguibili nell’aspetto e nell’identità – la voce narrante di libro e film è infatti declinata al plurale – descrivono dettagliatamente tutto ciò che è loro accaduto da quando, all’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, la madre li ha affidati alla nonna, una crudele vecchia da tutti soprannominata La Strega.” continua su Pb 

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Cinema, Libri

Suite Francese – Saul Dibb (2015)

080813SH_306_R.tif

“A pensarci adesso sembra assurdo, ma dieci anni fa in Italia non si sapeva nemmeno chi fosse Irene Nemirovsky. Solo la tardiva quanto provvidenziale pubblicazione nel 2005 da parte della casa editrice Adelphi di Suite Francese, opera inedita riscoperta un anno prima in Francia, aveva rivelato un prodigioso talento letterario che la Storia era quasi riuscita a dissimulare. Ora che le librerie traboccano dei romanzi e racconti della scrittrice, nata in Ucraina, vissuta in Francia e morta in un campo di concentramento a nemmeno quarant’anni, sono venute alla luce anche le origini rocambolesche del suo romanzo più celebre, rimasto prima chiuso in una valigia e poi conservato senza mai essere letto dalla sua primogenita, Denise, convinta che si trattasse di un diario materno troppo doloroso per essere affrontato. Avendo concordato però, negli anni Novanta, di donare il manoscritto a un archivio francese, la figlia si decide infine di dattilografarlo, scoprendo un’opera molto diversa da quella che immaginava.” continua su Pb

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Cinema, Libri

Cinquanta Sfumature di Grigio – Sam Taylor Johnson

Cinquanta Sfumature  di Grigio

Doveva pur arrivare prima o poi sullo schermo Cinquanta Sfumature di Grigio, l’adattamento cinematografico del bestseller erotico di E. L. James, uno dei successi editoriali più derisi da chi non l’aveva letto, o al massimo l’aveva fatto solo per la (dubbia) fama. Sembrerebbe che non resti altro ora che ignorarlo o farci sopra qualche risata, ma gli oltre cento milioni di lettori in tutto il mondo richiedono, per onestà intellettuale, il tentativo di analizzare oggettivamente il fenomeno, relazionando libro e film.

La trama è nota: Anastasia Steele, una timida studentessa, deve fare per conto di un’amica un’intervista a un importante uomo d’affari, Christian Grey, che si rivela sorprendentemente tanto impenetrabile quanto dotato di fascino. L’attrazione è duplice e istantanea, ma l’evoluzione del rapporto è caratterizzata dalla scoperta della personalità sadomasochista dell’uomo, che gestisce i propri rapporti personali all’interno di un contesto di pieno dominio dell’altro. La donna, turbata ma sedotta, conosce sulla propria pelle fruste, corde e manette, ma non sa decidersi: firmerà il contratto, redatto da Grey, che dovrebbe decretare la sua piena sottomissione all’amante? Celebre è il precedente storico, Histoire d’O di Pauline Réage, un’altra storia di umiliazione e abbandono sessuale dove l’appartenenza al padrone era testimoniata non da un semplice pezzo di carta, ma da un più violento marchio a fuoco sulla pelle; è innegabile però che la nuova variazione sul tema proposta da Cinquanta Sfumature di Grigio, che in realtà nacque come fan fiction erotica di Twilight, manchi di un qualsiasi spessore letterario. Volendo essere clementi, si potrebbe definire il libro come una lunga e ridondante serie di descrizioni sulle azioni di Christian e le sensazioni di Anastasia, scritta in uno stile elementare associato a un testo paratattico di estrema comprensibilità – le coordinate prevalgono sulle subordinate – che onestamente non offre molto sul piano dell’interiorizzazione del racconto.

Il fatto però, è che questo non ha alcuna importanza né influenza sull’esito dell’opera, perché è nella natura stessa di molti prodotti della narrativa romantica prediligere il contenuto alla forma: milioni di romanzi rosa vengono venduti ogni anno con lo scopo ben preciso di offrire ai lettori la pura evasione. Sono storie in cui i personaggi o la trama sono scuse per la realizzazione di un sogno, non troppo diversamente dai canovacci scalcagnati presenti in moltissima pornografia. Cinquanta Sfumature di Grigio ne condivide la centralità della fantasia a scapito di ogni altro elemento stilistico, ed è in effetti una situazione davvero ideale quella che propone. Innanzitutto tanto sesso, che non è quello misogino e indifferente che taluni hanno rimproverato a E. L James, quanto una richiesta di intimità e condivisione fra le più profonde. Christian chiede ad Anastasia di abbandonarsi completamente a lui, ed è un’esigenza di possesso che seduce perché implica un bisogno estremo della donna, del suo corpo, della sua volontà. Dunque non può che far capolino anche l’amore romantico, mentre il contesto narrativo appaga e rassicura allo stesso tempo: si ama una persona ricca, bella, intelligente, affascinante ma anche bisognosa di protezione, mentre la protagonista non rischia di provocare nessun complesso di inferiorità, carina ma imperfetta com’è.

Il passaggio da letteratura al cinema pretende però un approccio diverso alla struttura, pertanto anche la fruizione finale del film sarà esperienza diversa rispetto alla lettura del libro. Realizzare il sogno perfetto in immagini significa un trattamento nuovo della forma, per fare in modo che la storia sia qualcosa in più dell’esperienza pornografica che effettivamente è, nei termini di una immediata e precisa rappresentazione di una fantasia erotica. Lo stile di Sam Taylor-Johnson, regista convenzionale malgrado la carriera da artista concettuale, è quello prevedibile di un erotismo patinato elegante, ed è proprio questa composizione pulita che fa emergere tutte le insensatezze e assurdità di una trama ridicola: Christian Grey, è prima di tutto, un folle stalker e a nostro parere è il suo inseguire la protagonista in ogni dove – perfino introducendosi abusivamente nel suo appartamento! – che dovrebbe ben più intimorirla della sua stanza dei giochi piena di fruste, frustini e manette. Non che Anastasia non si riscatti un poco rispetto al personaggio originale, le cui impressioni presenti nel libro ci vengono qui risparmiate a favore del visetto candido e innocente di Dakota Johnson. Ma ciò che si poteva sognare nascosti nelle pagine di un libro, l’unico fattore che ancora poteva giustificare il senso dell’opera, è ora, alla luce del cinema, traslato in un racconto imbarazzante per quanto stilisticamente accurato e discreto. Soprattutto è ogni residuo di erotismo a farne le spese: inevitabilmente edulcorate per le grandi masse di spettatori, le scene di sesso presenti nel film sono orchestrate secondo raffinate coreografie, condotte da corpi glabri e sodi che eseguono esercizi di aerobica in ambienti ben arredati. Sarebbe dunque errato bollare Cinquanta Sfumature di Grigio come opera oscena, perché è ben lontana dall’essere scandalosa. L’amore, alla fine, è il solito scopo centrale: solo per quello ci si fa legare, frustare, sculacciare. Anastasia non è la Bella di Giorno di Luis Buñuel, non crea la fantasia ma la subisce soltanto per avere Christian (la cui perversione peraltro è accettata come conseguenza di un trauma infantile). Nessuna reale rivendicazione sessuale, o un’espressione della propria personalità, ma la solita storia del far l’amore per trovar l’amore, cosa legittima solo se non viene usata come mezzo per mettere a tacere ogni altro elemento, stavolta sì osceno e scandaloso, della sessualità. Quella di E. L. James e Sam Taylor-Johnson è in definitiva un’opera davvero insoddisfacente, dettaglio paradossale per un racconto che si proponeva in primo luogo di gratificare il lettore/spettatore. Allora, lo si dica una volta per tutte: dell’ennesima, noiosa normalizzazione del desiderio non ne facciamo niente.

Da PointBlank

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Cinema, Libri

Bill Brandt e Francesca Woodman: differenze e ritorni

bill-brandt-perspective-of-nudes-1341059133_b_0

Un modo di guardare, due fotografie leggermente diverse: si veda un’immagine dal primo libro di Bill Brandt (1904-1983) Perspective of Nudes (1961) e una della serie On Being an Angel (1977) di Francesca Woodman (1958-1981). Foto in interno, un bianco e nero esasperato, profondità di campo accentuata – un primo piano e uno sfondo – macchina orientata diagonalmente rispetto alla stanza in modo da contenere nel mirino l’angolo in cui le pareti si incontrano. In mezzo, quasi vent’anni di differenza, contesti storico-geografici completamente distanti, età e sesso opposti. Per non lavorare esclusivamente su delle coincidenze, si provi ad analizzare ancora una location esterna, come i nudi in spiaggia di Brandt (1979) e i primi nudi all’aperto di Woodman (1976): corpi non adagiati, stesi, quanto immersi e fusi nell’ambiente.

Il gioco delle differenze biografiche e delle somiglianze artistiche potrebbe continuare ben oltre: quasi pleonastico indulgere dunque sulle storie dei due artisti, uno con una carriera fotografica di quasi mezzo secolo e l’altra con appena meno di dieci anni intercorsi dal suo primo scatto in età preadolescente alla sua repentina scomparsa appena ventenne. Dal punto di vista bibliografico, Bill Brandt è quasi assente in Italia rispetto a Woodman, ma, da qualche mese, è arrivato nelle librerie italiane Brandt Nudes (Thames & Hudson Londra 2012), un volume che raccoglie i due libri fotografici pubblicati dall’artista in vita, il sopracitato Perspective of Nudes e Bill Brandt: Nudes 1945-1980 (1980). Provando a superare lo scoglio spazio-temporale rivolgendosi esclusivamente alle immagini, dalla coppia Brandt/Woodman emerge una contiguità visiva che delinea uno sguardo ben preciso con cui la fotografia sembra dover istintivamente esprimersi e ri-esprimersi, anche a distanza di anni, come un problema algebrico ripetutamente affrontato da più generazioni di matematici, come scoprire la forma attraverso la deformazione: entrambi i fotografi possiedono il senso della concretezza della materia nello spazio, una concretezza talvolta talmente esasperata da trasformarsi in evento astratto. Ed ecco allora che si ripete il gioco creativo della fotografia, delle sue immense possibilità formali, oggetti e corpi demistificati fino a perdere la comprensione di ciò che appare nell’immagine; ed ecco la medesima, reiterata esperienza di una continua perdita di nomi e di definizioni da parte di ciò che sta nella fotografia e non più nella realtà. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Arte & Fotografia, Articoli, Libri

Veronica Vituzzi: Francesca Woodman – Doppiozero

starter-woodman_0

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, Francesca Woodman è divenuta un’icona del panorama artistico contemporaneo, ridotta alla dimensione mitica e stereotipata dell’artista vittima ribelle della società. Questo saggio si propone di riportare la sua opera sotto la giusta luce, sottolineandone gli aspetti messi in ombra dal mito, a partire da ciò che effettivamente appare o manca nelle sue immagini.

Il risultato è un’indagine critica su un’artista in bilico fra adolescenza ed età adulta, che ha utilizzato il medium fotografico fino a mostrarne i limiti concettuali e proponendo un’inedita lettura presessualizzata del corpo umano. Un’artista la cui storia è ancora oggi un caso da risolvere per gli interrogativi che continua a porre intorno all’uso della fotografia nel campo dell’arte.

Dal 22 Aprile il mio e-book su Francesca Woodman è disponibile online sia su DoppioZero che su Amazon

4 commenti

Archiviato in Arte & Fotografia, Articoli, Libri

Tre settimane passate insieme

A casa, in pausa dal lavoro, nel letto, in cucina…. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Libri