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I Me Mine

Quarantena

E’ la fatica di scendere a patti con i pensieri, prendersi l’impegno di legarli, concordarli, renderli coerenti, paragonata alla piacevole leggerezza di un flusso di coscienza dove le parole danzano e si mischiano. Eppure questi racconti non se ne vanno mai via, aspettano di essere riprodotti in una forma stabile. Che io li partorisca.

(allora era una stanza in Scozia, ora è una stanza a Roma. Dove c’è un cielo con nuvole, e un mandorlo in fiore, e un palo in mezzo. Mentre in questo luogo di bit, dove non torno mai, posso fuggire sapendo che oramai nessuno sa che può trovarmi qui, e posso sentirmi un segreto sussurrato in un buco della parete)

In un’epoca fatta di immagini io ho inseguito le cose che mi si ponevano sotto gli occhi, le ho inseguite per nutrirmene e trovare il senso in quell’emozione dello scorrere delle cose, e io stessa ho sognato di diventare immagine in movimento. E credo di aver capito qual è il mio dolore segreto, che come un incantesimo so vedere tutta la bellezza che c’è, e mi ci appoggio come sulle onde del mare, ma io, io no, non ne faccio parte, entro il perimetro della mia persona stava tutta la mia confusione, la meraviglia era solo fuori, l’avverto, la respiravo, ma non ero io, io non ero l’immagine che sempre mi emozionava.

Ehi, ciao.

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Happy Christmas, Children and Tigers!

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25 dicembre 2016 · 12:47

Love and Mercy – Bill Pohlad (2014)

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“A volte mi spaventa pensare da dove viene, sai?”. Un ragazzo seduto al piano si confronta con il potere creativo del proprio cervello. La musica è già lì, nella sua mente, deve solo riprodurla all’esterno nella maniera più fedele possibile; ma può capitare anche che quella stessa melodia gli esploda nel cranio terrorizzandolo. La vicenda diBrian Wilson, cantante e compositore dei Beach Boys, si dipana lungo il percorso noto dell’artista pazzo, un’immagine stereotipata che nel suo caso si rivelò drammaticamente esatta. Al culmine della vicenda artistica del gruppo, con l’uscita dell’album cult Pet Sounds e del singolo Good Vibrations, Wilson si imbarcava in quello che doveva essere il suo progetto più ambizioso,Smile, finendo però per collassare mentalmente sotto il peso del delirio allucinatorio, senza la lucidità necessaria a mantenere il controllo sul resto della band già scettica rispetto all’idea di allontanarsi dall’immaginario americano di surf, spiaggia e ragazze in bikini grazie al quale i Beach Boys avevano fatto successo negli primi anni Sessanta.” continua su Pb

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Brooklyn – John Crowley (2015)

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“Tanto tempo fa, i nostri nonni e bisnonni emigravano dai loro paesini in cerca di fortuna oltremare. Alcuni, dopo i primi tempi durissimi, trovavano lavoro, mettevano su famiglia e cercavano di mantenere, per la loro identità e quella dei figli, un legame solido con una patria originaria che diveniva una sorta di madre abbandonata, a volte dolorosamente rimpianta, altre rinnegata in nome delle conquiste ottenute sul posto d’adozione. Oggi che con la grande crisi economica ai dibattiti sulla liceità dell’immigrazione clandestina si è accompagnato il fenomeno della partenza di migliaia di giovani europei – e gli italiani ne formano una bella fetta – senza speranza di trovar a casa propria uno straccio di stabilità lavorativa, arriva un piccolo film quasi impalpabile tanto è tenue, a ricordare il dolore della nostalgia e della distanza forzata dal posto dove si è nati.

Brooklyn stupisce per la sua delicata intelaiatura: il film di John Crowley non è altro che un gentile racconto di formazione che segue le vicende della giovane Eilis (Saoirse Ronan), la quale negli anni Cinquanta è costretta ad abbandonare il villaggio irlandese dove è cresciuta con la madre e la sorella, spingendosi oltreoceano fino a Brooklyn, dove inizia a fare la commessa in un grande magazzino.” continua su Pb

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Dossier Steven Spielberg – Always – Per Sempre

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“17 anni dopo la sua uscita nelle sale Always – Per Sempre sembra oramai essere uno dei film di Steven Spielberg meno conosciuti: il suo carattere stucchevole e fiabesco fa pensare che questa storia di anime che tornano dal Paradiso, eroi coraggiosi e amori ultraterreni possa risultare datata a uno sguardo contemporaneo, benché Ghost, di solo un anno più giovane e molto simile in alcuni soluzioni narrative, sia ben più ricordato. Ma se Always – Per sempre rivela di essere in un certo senso molto scontato, è in virtù del suo legame stretto con una particolare idea di cinema classico sempre presente in Spielberg soprattutto in quel senso di fiabesco, di incanto prodotto da schemi molto semplici, come lo stupore infantile di fronte allo straordinario che irrompe nella quotidianità, la potenza dell’amore come esperienza che eleva l’umano al sovrumano, e l’ingenuità spensierata del gioco. Il cinema può attingere alla propria risorsa di evento spettacolare e ricomporre la realtà secondo moduli fantastici, così i personaggi di Always – Per sempre si muovono in un’atmosfera piena di brio, sin dalla coppia dei protagonisti Pete (Richard Dreyfuss) – Dorinda (Holly Hunter), piloti dell’aviazione antincendio, che si amano battibeccando a tempo come in un giro di valzer, lasciandosi a volte andare a gesti teatrali. “ continua su Pb

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The Kindergarten Teacher – Nadav Lapid (2014)

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“Se già parlare di poesia è un atto che di per sé presuppone fatica mentale, trasporre la questione del linguaggio poetico in immagini significa riallacciare la parola alle visioni che evoca. Ma vi è anche un’ulteriore divisione del discorso, poiché parlare di poesia, e parlare di come creare la poesia sono due temi separati che richiamano approcci differenti. Il rischio maggiore è limitarsi ai luoghi comuni generatisi intorno a una pratica tanto valorizzata nell’immaginario culturale, quanto poco adoperata, o peggio, conosciuta. The Kindergarten Teacher , analizzando il senso della poesia nel mondo d’oggi, schiva ogni pericolo di facile celebrazione grazie alla scelta di un protagonista al di sopra di ogni sospetto di autocompiacimento intellettuale: Yoav, un bambino che a cinque anni inizia a scrivere poesie. ” continua su Pb

 

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Tra cinque giorni termina la campagna di raccolta fondi di Point Blank. Nessuna richiesta di elemosina ma, se avete letto o leggete i nostri articoli (o anche solo i Miei), se apprezzate realmente il nostro lavoro che, credetemi, è basato sullo sforzo congiunto di poche, capaci persone (oso timidamente inserirmi nel gruppo) che si fanno un mazzo enorme gratuitamente per promuovere una critica cinematografica seria e approfondita entro il generale mare magnum di clickbait, allora fatecelo sapere, basta davvero poco a persona per permetterci di sopravvivere. Giusto du’ spiccioli. Grazie dalla scribacchina!

Qui il link 

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