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bLOC Notes 3.8

L’inadeguatezza porta all’aggressività. L’aggressività è un altro modo per nascondersi: non toccarmi-non guardarmi-non apro bocca-cammino sui muri per passare inosservata.
Le immagini complicano tutto, non importa che siano bugie, perché dicono comunque che c’è un’altra possibilità di essere; un livello più alto.
L’inadeguatezza è sapere chi si è, ma non riuscire a collocarlo nel mondo senza vergognarsi: allora si lima, si taglia, si tira per trovare un compromesso e trasformare gli ingredienti in un pasto che però non erano destinati originariamente a creare. Per questo ovviamente per quanto si tenti si fallisce sempre, e il senso di fallimento si stampa come una guaina addosso finché l’insicurezza e l’inadeguatezza non diventano una seconda pelle.

(evviva)

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Appunti su Argo e la bellezza dell’America “malgrado tutto”

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Argo è l’ennesima testimonianza, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, di come il genere patriottico americano cinematografico si sia da anni ribaltato a favore di una indispensabile autocratica, pena la credibilità della pellicola. Basti pensare ad altri film simili e recenti, da Django a Zero Dark Thirty: raccontare l’America oggi significa raccontarne in primis gli errori.

I rifugiati che Ben Affleck deve salvare in Iran sono infatti ridotti in tale situazione a causa della rabbia di un popolo provato da una dittatura sanguinaria, quella di Reza Pahlavi, insediatosi grazie al governo americano, cui hanno risposto con una controdittatura non meno feroce. (E viene molto da pensare, visto che Italia ultimamente la Rivoluzione viene invocata, con la rabbia di chi non ce la fa più, da più e più parti ).
Allora la narrazione si trasforma nella storia di ciò che malgrado pesantissime contraddizioni, c’è ancora di giusto nella cultura americana, ; ma se questo sia il preludio a una vera riflessione, ancora immatura, o piuttosto a una mera giustificazione, non è ancora chiarissimo da quel che si vede al cinema. Sempre meglio di John Wayne, questo è certo.

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Inland Empire – David Lynch: appunti in fieri (2007-2012)

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Inland Empire mi terrorizza ancora come le ombre sul tetto sopra il letto dove dormono i bambini perché è il cinema senza regole ,non tanto sul piano del racconto quanto delle immagini. È pre-cinema, Lynch torna indietro, al gioco, all’esperimento, alla casualità del linguaggio non ancora strutturato. Più crudelmente, ce lo rivela solo a metà film, perché  inizia, malgrado gli iniziali indizi perturbanti, come un film complesso, ma ancora capace di riempire senza sfondare le volte dell’immaginazione. E invece no. Non solo simboli, non solo trasvestimenti (film nel film, personaggio nel personaggio) allegoria (una ragazza chiusa in una stanza piange: la disperazione umana). Nell’inquadratura può inserirsi qualunque cosa ,da qualunque lato,senza alcuna convenzione né sicurezza. Continua a leggere

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