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Pinterest e le Favole per Bambini (Cose BELLE!)

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Grazie a 823543* ho scoperto che Pinterest è un archivio inesauribile di immagini che in confronto Google Images è una bettola. Dopo aver cercato per ore foto di vestitini, reggicalze, e capelli ricci mi sono aperta una bacheca a parte per raccogliere tutte le illustrazioni per bambini che mi piacciono. Per la cronaca io AMO le fiabe e i racconti per bambini, ne amo la parte narrativa e quella visiva: credo che sia un’arte che in virtù della propria libertà espressiva può raggiungere vette altissime. Ci sono storie e immagini buffe, belle, commoventi e tutte sono bellissime.  Adesso posso guardarle e raccontarmi le favole della buonanotte. 

Qui la mia raccolta in continuo divenire.

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Archiviato in Personale/I Me Mine

20/02/10

Quando ero alle medie si facevano questi test per capire che percorso scolastico gli studenti avrebbero potuto intraprendere, che tipo di studio e lavoro era più adatto a loro. Ero così impegnata ad avere il massimo di voti che venne fuori che potevo andare a qualunque scuola. Invece per il lavoro, fu diversa, dopo vari test non venne fuori nè che avevo una personalità brillante, nè letteraria o artistica, assolutamente niente di speciale. Mi sentiì così banale e insignificante. Secondo  i risultati la cosa che mi veniva più spontanea erano i lavori subordinati. Obbedire. Ripetere gli stessi gesti senza pensarci. Si vede ancora in alcuni lavori, (distribuire, riordinare, fotocopiare, archiviare) che ho fatto in passato che mi piacciono le attività metodiche,ripetitive non dover aggiungere nulla di sé, solo seguire le regole. Ma quale mente brillante e acuta, un’impiegata in miniatura. La mia voglia di piacere alle autorità è quasi imbarazzante: è difficile sentire la propria eterogeneità e allo stesso tempo volerla buttare via pur di essere apprezzata. Se andavo male in quale materia, o non ero d’accordo con le cose dette a lezione, allo stesso tempo mi accettavo e incolpavo la mia autonomia di pensiero che mi allontanava dal piacere a tutti. Ancora adesso, mi vergogno di aver voluto così tanto l’approvazione degli altri da fingere di non essere me stessa. Di essermi venduta, o di essere stata pronta a farlo.  La distanza e la differenza hanno vinto solo perché erano più potenti inconsciamente, il mio carattere da bastian contrario era più forte della mia volontà; ma razionalmente sognavo l’omologazione. Continua a leggere

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Play – Ruben Östlund (2011)

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Svezia. Un centro commerciale di Goteburg è il luogo ideale di molti giovanissimi ragazzi, che tra uno sguardo alle vetrine, una passeggiata sulle scale mobili e una tappa al McDonald trascorrono la loro giornata. Una gang di adolescenti di colore ha messo a punto una tecnica per truffare e rapinare i giovani più sprovveduti: fingere che il cellulare che possiedono appartenga in realtà ad uno dei loro fratelli, accusarli di furto, e con la scusa di chiarire portarli in una zona deserta e lì, sempre con varie scuse, toglier loro pian piano tutti gli oggetti di valore che possiedono. È il loro gioco. Continua a leggere

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