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Carol – Todd Haynes (2015)

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“Nel negozio di giocattoli in cui lavora, la giovane Therese (Rooney Mara) incrocia lo sguardo di una donna bellissima. Siamo negli anni Cinquanta, il Natale si sta avvicinando e l’elegantissima signora bionda (Cate Blanchett) chiede consigli su cosa regalare alla figlia: una breve conversazione, i guanti dimenticati sul tavolo, e la storia di Therese e Carol ha inizio. Una storia ovviamente proibita, già affrontata dal regista Todd Haynes il cui cinema ha a cuore sia la complessità dei generi sessuali ( dal travestitismo glam di Velvet Goldmine al Bob Dylan frantumato in più personaggi dal sesso, colore ed età differente in Io non sono Qui) sia l’estetica raffinata di un decennio che portava però in grembo i primi germi della ribellione culturale degli anni Sessanta (Lontano dal Paradiso e la miniserie tv Mildred Pierce).

L’attrazione fra Therese e Carol è difatti immediata, consapevole e fin dall’inizio accettata senza remore dalle due protagoniste. È il mondo intorno che la vuole combattere e negare, dal ragazzo che aspira a sposare la ragazza al marito che rifiuta il divorzio dalla moglie, e per punirla usa la sua omosessualità come accusa di immoralità per impedirle di vedere la figlia; un mondo implacabile ma, particolare caratteristico di Carol, allo stesso tempo visivamente stupendo.” continua su Pb

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Blue Jasmine – Woody Allen (2013)

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I nevrotici fanno ridere: lo sa bene Woody Allen che sui propri personaggi isterici ha costruito un’intera carriera. Jeannette (Cate Blanchett), detta Jasmine per darsi un tono esotico, sembra l’ennesima figurina accartocciata su se stessa che strapperà risate al pubblico. Fuggita da un ambiente misero grazie al proprio aspetto e a una naturale eleganza sembrava aver fatto il grande affare sposando un uomo ricco e premuroso (Alec Baldwin) che le ha assicurato una vita sontuosa immersa nel lusso. Poi, la caduta nel ridicolo: il marito tanto invidiato era un truffatore donnaiolo, il loro stile di vita si basava su affari sporchi e alla povera donna caduta in disgrazia, con il coniuge suicida in carcere e il disprezzo degli ex amici ad aspettarla, non resta che rifugiarsi dall’unica persona che ancora le vuole bene, la stessa sorella (Sally Hawkins) da cui si è tenuta a distanza per anni per l’imbarazzo dei sui modi e compagni poco sofisticati. Jeannette è al limite, dà segni di squilibrio mentale, parla da sola, si imbottisce di psicofarmaci. In altri termini, sembra la perfetta protagonista di un classico film alleniano.

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