Archivi tag: Danza

Tango Libre – Frederic Fonteyne (2012)

Immagine

(Edit: l’uscita del film è stata spostata al 13/02/14)

Alice entra nella vita di JC con un sorriso appena accennato e due gambe lunghe lunghe sotto una gonna sottile. Siamo a un corso di tango, e tocca proprio all’uomo aprire le danze con la nuova arrivata, i passi impacciati per l’emozione di due occhi che lo fissano ridendo. JC è una guardia carceraria, conduce una vita ritirata ma si concede una volta alla settimana di imparare a ballare provando poi fra sé e sé di fronte a un pranzo solitario le mosse appena apprese. Nel tango è l’uomo che guida la donna ma è JC che si fa rapire dal mistero di Alice, che non solo riappare in veste di visitatrice del carcere, ma conduce apertamente un doppio rapporto ambiguo e parallelo con il marito Fernand e l’amante Dominic: entrambi rinchiusi in prigione con lunghe pene da scontare, entrambi presi da lei e dal figlio quindicenne già in odore di ribellioni adolescenziali e risse coi coetanei. L’attrazione che JC prova nei confronti di Alice è frutto dei momenti in cui ballano insieme, lei persa nella danza, lui troppo attento alla tecnica e a non pestarle i piedi, ma quando Fernard decide di farsi insegnare il tango da un compagno di galera argentino (il vero ballerino Mariano Chico Frumboli) per poter una volta libero volteggiare con la moglie, un gran numero di detenuti nel carcere viene preso da una crescente ossessione ballerina:  uomini in coppia fra loro imparano le mosse basilari e le provano e riprovano insieme, cercando evasione ma anche un nuovo senso all’esistenza fra le sbarre.

Frederic Fonteyne è un regista profondamente affascinato dal modo in cui gli esseri umani si avvicinano fra loro tramite il contatto fisico, che sia durante una conversazione, un rapporto sessuale o un giro in pista. Tango Libre è un’ulteriore esempio di come la sua filmografia insegua e metta sotto analisi tutto ciò che nasce dai gesti del corpo più banali ma riconducibili a un modo di sorridere, guardare e non guardare o sussurrare all’orecchio. Dopo il notevole Una relazione privata, in cui due sconosciuti incontratisi per scopi puramente sessuali tramite annuncio iniziavano a conoscersi – pur senza fornire informazioni personali – nel corso dei loro appuntamenti, Fonteyne non poteva che approdare nella sua ricerca narrativa alla danza e a una delle sue incarnazioni più erotiche.

Tango come seduzione, battaglia, incontro-scontro che preclude ad una rottura dei confini entro i quali ogni individuo si nasconde, lotta da cui non può che derivare una rivelazione del proprio intimo sotto forma di un’occhiata più penetrante e di mani che indugiano a lungo esplorando l’altro, con la scusa che ballare impone di stringersi.Ma danzare non è solo desiderio ma anche espressione concisa di un raggio più ampio di emozioni; e forse questa è la vera chiave dell’onestà di Tango Libre che alla lunga ne determina il valore cinematografico, con i detenuti ballerini di Fonteyne che sono la parte più esplosiva e luminosa del film. Queste ombre scure in controluce, coppie inizialmente mal assortite, dopo la prima risata di scherno acquistano un’armonia di gesti che è rinnovata gioia di vivere, orgoglio di sé espresso nella conquista della perfetta padronanza del corpo che riprende ad obbedire al pensiero. Se la danza è una forma di scrittura personale, anche le vicende tragicomiche del quartetto Alice, JD, Dominic e Fernand finiscono per collocarsi in secondo piano, sagome che si agitano fra urla e risa per concludersi in una finale, collettiva riunione di figure che si tengono fra loro, piroettano e battono il tempo con mani e piedi unendo ritmi e respiri; perché a volte anche il cinema stesso è solo una scusa per ballare.

Da PointBlank

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Cinema

In equilibrio

Una volta in palestra, parlando col mio istruttore, mi fu rivelato che a lavoro effettuavo una ginnastica diversa da quella più nota: la ginnastica isometrica che, per farla breve, corrisponde al mantenere il più possibile in tensione il muscolo, rimanendo pertanto immobili. La stessa tecnica che usavo nelle pose brevi nonché in attesa del bus, d’inverno,  in equilibrio su una sola gamba per riscaldarmi.

La danza è comunemente considerata un’arte basato perlopiù sul movimento, ma molto di quest’ultimo è, come nel cinema, una sequenza di singole immagini raramente colte nel loro istante; al rallentatore, come in un’opera di Bill Viola, è tutto ancor più interessante.

Mi è ricapita davanti agli occhi la coreografia di Blue Yellow eseguita da Sylvie Guillem nel suo film Evidentia: in un punto la danzatrice si mantiene in un’unica posizione ferma e inizia, pur salda, a tremare. I muscoli non sopportano quell’infinita contrazione, impercettibilmente tutto il corpo ondeggia, alla ricerca di liberazione. Un’altra danza a parte.

Immagine

Lascia un commento

Archiviato in Arte & Fotografia, Personale/I Me Mine

Bloc Notes 5.2

Poi
all’improvviso muoversi è diventata una danza

Lascia un commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

17/05/05 . Ieri

come un riposo lungamente atteso.
come se lei fosse il suo riposo.

Lascia un commento

Archiviato in Personale/I Me Mine

Anna Karenina – Joe Wright (2012)

849538_194

Anna Karenina è un film di un’esuberanza teatrale quasi schiacciante. Non che il gusto della pura rappresentazione non contraddistingua già Joe Wright che qui, con Keira Knightley oramai  sua attrice feticcio, ritorna a un classico letterario. Laddove era la vivace e sobria Inghilterra di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen qui protagonista è il dramma di Tolstoj, racconto del cupo abisso di una donna attraente e ammirata mutatasi in paria sociale nel momento in cui osa affermare i sentimenti oltre le convenzioni. Wright rinnova il suo interesse per la psicologia femminile che fa delle donne le uniche protagoniste dei suoi lavori, ma mettendo qui  al primo posto l’estetica degli eventi, più che il suo racconto.

Non scene, ma quadri in movimento; non narrazione ma gusto della rappresentazione. La natura teatrale si rivela apertamente nella presenza di fondali e quinte, né i personaggi sono avulsi dal ruolo di semplice comparse sulla scena. Di volta in volta danzanti o immobili, manichini di una lanterna magica.

Ma godere dell’allestimento, delle coreografie e delle scenografie non basta a fare di Anna Karenina un film godibile quanto anche ingombrante nel suo voler essere più guardato, che compreso, riducendo una tragedia umana a un puro esercizio visivo di stile fine a se stesso.

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Cinema

φως γραφίς

2748067407_fb6787dc08_z

che cos’è?
(photo by me)

Lascia un commento

Archiviato in Immagini

Uno Schianto a Terra

200667695_b3c6b15c5a_z

(photo by me)

Lascia un commento

Archiviato in Immagini