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Empatie Cinematografiche – Aprire il mondo

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Steve in Mommy di Xavier Dolan, che spalanca lo spazio della vita allargando lo schermo, la bellezza delle cose che straripa dall’inquadratura deformandola, spinta dalle note di Wonderwall,

un’idea di cinema come forza dello sguardo, capace di cambiare la realtà infantile, che si rivela potente come certi sogni fanciulleschi.

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Empatie Cinematografiche – Tu mi uccidi, tu mi fai del bene (e come si fa poi?)

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Emmanuelle Riva stupita dalla meraviglia del contatto fisico col corpo del proprio amante in Hiroshima Mon Amour di Alan Resnais.

Io ti incontro e mi ricordo di te. Chi sei tu? Tu mi uccidi. Tu mi fai del bene. Come avrei potuto sapere che questa città era fatta per il mio amore? Come avrei potuto sapere che il tuo corpo si adatta al mio? Tu mi piaci, che avvenimento. Tu mi piaci. Che languore all’improvviso. Che dolcezza, tu non puoi sapere. Tu mi uccidi, tu mi fai del bene. Tu mi uccidi, tu mi fai del bene. Ho ancora tempo, te ne prego: divorami, deformami fino all’orrore. Perché non te? Perché non te in questa città e in questa notte tanto simile alle altre, al punto di rendersi irriconoscibile. Te ne prego.  È pazzesco che tu abbia una bella pelle. (Marguerite Duras)

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Empatie Cinematografiche 17.2

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Il gatto in metro che, poggiato sulla spalla di Llewyn (Oscar Isaac), guarda scorrere le stazioni dal finestrino del vagone

in Inside Llewyn Davis – A Proposito di Davis di Joel & Ethan Coen

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Empatie Cinematografiche n. F

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Lo sguardo della necessità di Emilia (Laura Betti) mentre,

piangendo per la bellezza e il desiderio, guarda da lontano L’Ospite

[Da Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini]

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