Archivi tag: Femminismo

Courtney Love, Riot Grrrl e altre amiche della mia adolescenza

Immagine

Sono stata un maschiaccio per tutta l’adolescenza. Ci terrei a precisare che con maschiaccio non intendo una casuale preferenza verso abiti e modi mascolini, quanto una chiara scelta a livello sociale. Non volevo essere una donna; avrei preferito essere un ragazzo. Perché? Semplice: i maschi avevano più possibilità di scelta, più potere e ultimo ma non meno importante, si divertivano di più.

La storia la fanno i vincitori e in epoca pre-Internet i canali di informazione erano ben pochi rispetto a quelli cui siamo abituati oggi e così, malgrado una casa piena di libri di Oriana Fallaci, a 12 anni costruii un’immagine ideale di me stessa declinata al maschile. L’ambiente scolastico in cui vivevo – l’unica società in cui allora mi muovevo – mi suggeriva che essere femmina significava potersi esprimere solo nel piano di una particolare avvenenza fisica sul cui altare bisognava sacrificare appetito, soldi e spontaneità. D’altra parte quante volte ho letto negli occhi degli uomini che mi dicevano “la vera donna porta i tacchi” il messaggio “la femminilità significa stare sulle punte, non correre ed avere costantemente paura di cadere”? Per non parlare del fatto che il dogma della bellezza non era accompagnato da un’adeguata informazione sui ruoli sessuali, per cui si era corpi allo sbando, ostaggi del pensiero comune. Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Articoli, Società

Il mio battesimo di fuoco

Inizia oggi la mia collaborazione con SoftRevolution, un gruppo di ragazze incazzate come piace a me che mi ha fatto l’onore di includermi fra i loro collaboratori. Qui il primo articolo basato sul tema del mese, la paura.

Qualche anno fa ebbi il mio battesimo di fuoco. Non ha molta importanza definire i particolari, sarebbero più utili alla strumentazione delle mie parole che ad altro. Erano italiani? Stranieri? Era notte? Giorno? Dov’ero? Com’ero vestita? A seconda delle informazioni che potrei dare il contesto e il valore di quello che accadde cambierebbero ed è proprio contro la varia interpretazione dei fatti che scrivo, per mettere sotto luce un’unica, indimenticabile sensazione.

Un giorno, da qualche parte, un gruppo di uomini mi fermò per lanciarmi pesanti frasi da rimorchio; poi mi misero le mani addosso e mi sbatterono a terra. La colpa, ovviamente, fu mia: avevo risposto alla violenza. Quando iniziarono a infastidirmi con le prime battute non provai paura, ma un’immensa rabbia, generata dalla noia e dal fastidio di vedere un gruppo di persone rendersi ancora una volta ridicoli e meschini solo perché sei da sola, sei donna, sei fisicamente piccola. La mancata immedesimazione da parte loro nei miei panni – che in quel momento erano quelli della vittima – mi esasperava così chiesi, visto che per loro non valevo niente, se avevano una madre. Forse avevano almeno una figura femminile che rispettavano? Non era una donna anche lei? Come si sarebbero sentiti a vederla vulnerabile, attorniata da un nugolo di gente che abdicava alla propria dignità, in nome dell’inebriante sensazione di avere per un attimo in mano il Potere? Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Articoli, Società