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Brooklyn – John Crowley (2015)

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“Tanto tempo fa, i nostri nonni e bisnonni emigravano dai loro paesini in cerca di fortuna oltremare. Alcuni, dopo i primi tempi durissimi, trovavano lavoro, mettevano su famiglia e cercavano di mantenere, per la loro identità e quella dei figli, un legame solido con una patria originaria che diveniva una sorta di madre abbandonata, a volte dolorosamente rimpianta, altre rinnegata in nome delle conquiste ottenute sul posto d’adozione. Oggi che con la grande crisi economica ai dibattiti sulla liceità dell’immigrazione clandestina si è accompagnato il fenomeno della partenza di migliaia di giovani europei – e gli italiani ne formano una bella fetta – senza speranza di trovar a casa propria uno straccio di stabilità lavorativa, arriva un piccolo film quasi impalpabile tanto è tenue, a ricordare il dolore della nostalgia e della distanza forzata dal posto dove si è nati.

Brooklyn stupisce per la sua delicata intelaiatura: il film di John Crowley non è altro che un gentile racconto di formazione che segue le vicende della giovane Eilis (Saoirse Ronan), la quale negli anni Cinquanta è costretta ad abbandonare il villaggio irlandese dove è cresciuta con la madre e la sorella, spingendosi oltreoceano fino a Brooklyn, dove inizia a fare la commessa in un grande magazzino.” continua su Pb

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Carol – Todd Haynes (2015)

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“Nel negozio di giocattoli in cui lavora, la giovane Therese (Rooney Mara) incrocia lo sguardo di una donna bellissima. Siamo negli anni Cinquanta, il Natale si sta avvicinando e l’elegantissima signora bionda (Cate Blanchett) chiede consigli su cosa regalare alla figlia: una breve conversazione, i guanti dimenticati sul tavolo, e la storia di Therese e Carol ha inizio. Una storia ovviamente proibita, già affrontata dal regista Todd Haynes il cui cinema ha a cuore sia la complessità dei generi sessuali ( dal travestitismo glam di Velvet Goldmine al Bob Dylan frantumato in più personaggi dal sesso, colore ed età differente in Io non sono Qui) sia l’estetica raffinata di un decennio che portava però in grembo i primi germi della ribellione culturale degli anni Sessanta (Lontano dal Paradiso e la miniserie tv Mildred Pierce).

L’attrazione fra Therese e Carol è difatti immediata, consapevole e fin dall’inizio accettata senza remore dalle due protagoniste. È il mondo intorno che la vuole combattere e negare, dal ragazzo che aspira a sposare la ragazza al marito che rifiuta il divorzio dalla moglie, e per punirla usa la sua omosessualità come accusa di immoralità per impedirle di vedere la figlia; un mondo implacabile ma, particolare caratteristico di Carol, allo stesso tempo visivamente stupendo.” continua su Pb

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Corpi – Malgorzata Szumowska (2015)

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“Olga è un’adolescente che si rifiuta di mangiare. Suo padre, Janusz, è un procuratore di polizia abituato a vedere cadaveri ogni giorno. La terapista di Olga, Anna, in privato presta conforto come medium degli spiriti dei morti. Non a caso dunque il nuovo film di Malgorzata Szumowska si chiama Corpi: gli oggetti carnali, come gli spiriti disincarnati, abbondano in quest’opera surreale e ironica che mischia fantasmi a fisici scheletrici. Il corpo, lungi dal essere qui facilmente definito come la pelle che ogni individuo indossa, si concretizza come un problema dell’essere nel mondo. Se un cadavere in un certo senso è ciò che rimane di qualcuno che se ne è andato via, l’anoressia estremizza invece il desiderio di sparire; la morte però non riesce sempre a costituire una definitiva assenza, poiché è questa mancanza stessa che assume il valore di oggetto del ricordo, imponendosi come presenza.” continua su Pb

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Mustang – Deniz Gamze Ergüven (2015)

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“Un altro anno di scuola è finito per le sorelle turche Lale, Selma, Nur, Sonay ed Ece, e come in tanti altri posti del mondo si festeggia con gli altri studenti l’inizio delle vacanze scolastiche giocando e urlando. Il mare è lì vicino, dunque basta poco per ritrovarsi nell’acqua a spingersi e schizzarsi, sorrette dai compagni. Il ritorno a casa è però surreale: accusate dalla nonna di essere state viste mentre “strusciavano le parti intime intorno ai colli dei ragazzi”, le cinque sorelle, orfane, vengono letteralmente barricate a casa dalla nonna per proteggere una reputazione in pericolo, e poi messe in mostra per raggiungere l’obiettivo principale per una donna: sposarsi e mettere su famiglia.  Mustang racconta i modi diversi adottati dalle sorelle per sopravvivere alla clausura e alla prospettiva di un matrimonio forzato.” continua su Pb

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Woman in Gold – Simon Curtis (2015)

(L-R) HELEN MIRREN and RYAN REYNOLDS star in WOMAN IN GOLD

“Nel 2006 apparve su tutti i giornali la notizia che una piccola donna novantenne era riuscita a vincere una causa contro niente meno che il governo austriaco: oggetto del contendere erano alcuni quadri di Gustav Klimt, in particolare il celebre ritratto di sua zia Adele, di cui si erano impossessati i nazisti durante il terzo Reich rinominandolo – dato che l’oggetto del dipinto era pur sempre una bellissima donna ebrea – La donna d’oro. Il caso giudiziario di Maria Altmann vs la Repubblica Austriaca riguardava il problema etico di far godere al pubblico di tutto il mondo la vista di un’opera la cui presenza dentro il prestigioso museo del Belvedere di Vienna documentava non solo un pezzo fondamentale della storia dell’arte, ma anche la distruzione di un’intera famiglia.

Nella locandina italiana di Woman in Gold, di Simon Curtis, appare la dicitura “ dai produttori di Philomena” ed è questa un’annotazione affatto casuale, data la profonda similarità fra i due film. Due storie vere, due passati tragici, due donne che in tarda età lottano per riavere indietro qualcosa che hanno perduto, e due grandi interpreti cinematografiche: tocca stavolta ad Helen Mirren ricalcare il ruolo della simpatica quanto profonda signora anziana già recitato in un altro contesto da Judi Dench, mentre il suo compagno di avventure è ora l’avvocato Randy Schönberg (nipote dell’omonimo compositore austriaco) interpretato qui da Ryan Reynolds. ” continua su Pb

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Much Loved – Nabil Ayouch (2015)

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Much Loved arriva nelle sale italiane preceduto da un coro di polemiche che, come al solito, invece di spingere la gente a disinteressarsene l’ha portata a dargli più attenzione. Censurato in patria (Marocco), il film di Nabil Ayouch, sin dalla proiezione al festival di Cannes ha comportato per il suo regista e e i suoi interpreti minacce di morte, aggressioni e l’obbligo di muoversi costantemente accompagnati da guardie del corpo: per scatenare una vera campagna d’odio è bastato mostrare il retroscena della vita notturna marocchina, fatta di festini sguaiati, orge, alcool e sesso sfrenato. Noha, Soukaina e Randa sono tre amiche che condividono l’appartamento e il mestiere di prostituta. Noha, la più esperta del trio, conta profondamente sulla sua abilità professionale e la sua esperienza per aiutare economicamente una famiglia che la rifiuta. Soukaina, bellissima ma succube di un’amante spiantato ed egoista, spera in un nuovo ricco cliente per migliorare la propria vita. Randa, meno incline a farsi andar bene il proprio lavoro, vive in segreto una sessualità diversa e sogna il padre lontano. Perennemente scortate agli appuntamenti notturni dal silenzioso Said, le tre donne affrontano i tipi più svariati di clienti, aggrappandosi ai propri desideri e a quella libertà collaterale di gesti e parole che la professione concede loro. “ continua su Pb

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Life – Anton Corbijn (2015)

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Life è un film anomalo. Dietro la maschera di biopic su una celebrità assoluta, l’icona transgenerazionale di James Dean, Anton Corbijn traccia un racconto di fallimenti, incontri mancati, brutte sbornie, inseguimenti mal conclusi. Nel 1955 il giovane fotografo Dennis Stock incontra la futura star del cinema, in procinto di entrare nel firmamento hollywoodiano con La valle dell’Eden di Elia Kazan. Istintivamente avverte una vibrazione particolare. Qualcosa gli dice che quel ragazzo bellissimo e scostante non è solo un attore talentuoso con una faccia da copertina, ma nasconde un’emozione, un tratto spirituale affine a un imminente cambiamento culturale che investe direttamente il valore che la giovinezza sta assumendo in quegli anni. Così inizia a seguirlo, per strappargli, malgrado la partecipazione restia di Dean, le immagini che possano confermare la sua visione. Lungi dall’offrirgli un ritratto divistico di sé, l’attore lo trascinerà in Indiana, nella sua fattoria di famiglia, per godere per l’ultima volta della gioia e del dolore di tornare a casa.” continua su Pb

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