Archivi tag: Letteratura

Suite Francese – Saul Dibb (2015)

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“A pensarci adesso sembra assurdo, ma dieci anni fa in Italia non si sapeva nemmeno chi fosse Irene Nemirovsky. Solo la tardiva quanto provvidenziale pubblicazione nel 2005 da parte della casa editrice Adelphi di Suite Francese, opera inedita riscoperta un anno prima in Francia, aveva rivelato un prodigioso talento letterario che la Storia era quasi riuscita a dissimulare. Ora che le librerie traboccano dei romanzi e racconti della scrittrice, nata in Ucraina, vissuta in Francia e morta in un campo di concentramento a nemmeno quarant’anni, sono venute alla luce anche le origini rocambolesche del suo romanzo più celebre, rimasto prima chiuso in una valigia e poi conservato senza mai essere letto dalla sua primogenita, Denise, convinta che si trattasse di un diario materno troppo doloroso per essere affrontato. Avendo concordato però, negli anni Novanta, di donare il manoscritto a un archivio francese, la figlia si decide infine di dattilografarlo, scoprendo un’opera molto diversa da quella che immaginava.” continua su Pb

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Cinquanta Sfumature di Grigio – Sam Taylor Johnson

Cinquanta Sfumature  di Grigio

Doveva pur arrivare prima o poi sullo schermo Cinquanta Sfumature di Grigio, l’adattamento cinematografico del bestseller erotico di E. L. James, uno dei successi editoriali più derisi da chi non l’aveva letto, o al massimo l’aveva fatto solo per la (dubbia) fama. Sembrerebbe che non resti altro ora che ignorarlo o farci sopra qualche risata, ma gli oltre cento milioni di lettori in tutto il mondo richiedono, per onestà intellettuale, il tentativo di analizzare oggettivamente il fenomeno, relazionando libro e film.

La trama è nota: Anastasia Steele, una timida studentessa, deve fare per conto di un’amica un’intervista a un importante uomo d’affari, Christian Grey, che si rivela sorprendentemente tanto impenetrabile quanto dotato di fascino. L’attrazione è duplice e istantanea, ma l’evoluzione del rapporto è caratterizzata dalla scoperta della personalità sadomasochista dell’uomo, che gestisce i propri rapporti personali all’interno di un contesto di pieno dominio dell’altro. La donna, turbata ma sedotta, conosce sulla propria pelle fruste, corde e manette, ma non sa decidersi: firmerà il contratto, redatto da Grey, che dovrebbe decretare la sua piena sottomissione all’amante? Celebre è il precedente storico, Histoire d’O di Pauline Réage, un’altra storia di umiliazione e abbandono sessuale dove l’appartenenza al padrone era testimoniata non da un semplice pezzo di carta, ma da un più violento marchio a fuoco sulla pelle; è innegabile però che la nuova variazione sul tema proposta da Cinquanta Sfumature di Grigio, che in realtà nacque come fan fiction erotica di Twilight, manchi di un qualsiasi spessore letterario. Volendo essere clementi, si potrebbe definire il libro come una lunga e ridondante serie di descrizioni sulle azioni di Christian e le sensazioni di Anastasia, scritta in uno stile elementare associato a un testo paratattico di estrema comprensibilità – le coordinate prevalgono sulle subordinate – che onestamente non offre molto sul piano dell’interiorizzazione del racconto.

Il fatto però, è che questo non ha alcuna importanza né influenza sull’esito dell’opera, perché è nella natura stessa di molti prodotti della narrativa romantica prediligere il contenuto alla forma: milioni di romanzi rosa vengono venduti ogni anno con lo scopo ben preciso di offrire ai lettori la pura evasione. Sono storie in cui i personaggi o la trama sono scuse per la realizzazione di un sogno, non troppo diversamente dai canovacci scalcagnati presenti in moltissima pornografia. Cinquanta Sfumature di Grigio ne condivide la centralità della fantasia a scapito di ogni altro elemento stilistico, ed è in effetti una situazione davvero ideale quella che propone. Innanzitutto tanto sesso, che non è quello misogino e indifferente che taluni hanno rimproverato a E. L James, quanto una richiesta di intimità e condivisione fra le più profonde. Christian chiede ad Anastasia di abbandonarsi completamente a lui, ed è un’esigenza di possesso che seduce perché implica un bisogno estremo della donna, del suo corpo, della sua volontà. Dunque non può che far capolino anche l’amore romantico, mentre il contesto narrativo appaga e rassicura allo stesso tempo: si ama una persona ricca, bella, intelligente, affascinante ma anche bisognosa di protezione, mentre la protagonista non rischia di provocare nessun complesso di inferiorità, carina ma imperfetta com’è.

Il passaggio da letteratura al cinema pretende però un approccio diverso alla struttura, pertanto anche la fruizione finale del film sarà esperienza diversa rispetto alla lettura del libro. Realizzare il sogno perfetto in immagini significa un trattamento nuovo della forma, per fare in modo che la storia sia qualcosa in più dell’esperienza pornografica che effettivamente è, nei termini di una immediata e precisa rappresentazione di una fantasia erotica. Lo stile di Sam Taylor-Johnson, regista convenzionale malgrado la carriera da artista concettuale, è quello prevedibile di un erotismo patinato elegante, ed è proprio questa composizione pulita che fa emergere tutte le insensatezze e assurdità di una trama ridicola: Christian Grey, è prima di tutto, un folle stalker e a nostro parere è il suo inseguire la protagonista in ogni dove – perfino introducendosi abusivamente nel suo appartamento! – che dovrebbe ben più intimorirla della sua stanza dei giochi piena di fruste, frustini e manette. Non che Anastasia non si riscatti un poco rispetto al personaggio originale, le cui impressioni presenti nel libro ci vengono qui risparmiate a favore del visetto candido e innocente di Dakota Johnson. Ma ciò che si poteva sognare nascosti nelle pagine di un libro, l’unico fattore che ancora poteva giustificare il senso dell’opera, è ora, alla luce del cinema, traslato in un racconto imbarazzante per quanto stilisticamente accurato e discreto. Soprattutto è ogni residuo di erotismo a farne le spese: inevitabilmente edulcorate per le grandi masse di spettatori, le scene di sesso presenti nel film sono orchestrate secondo raffinate coreografie, condotte da corpi glabri e sodi che eseguono esercizi di aerobica in ambienti ben arredati. Sarebbe dunque errato bollare Cinquanta Sfumature di Grigio come opera oscena, perché è ben lontana dall’essere scandalosa. L’amore, alla fine, è il solito scopo centrale: solo per quello ci si fa legare, frustare, sculacciare. Anastasia non è la Bella di Giorno di Luis Buñuel, non crea la fantasia ma la subisce soltanto per avere Christian (la cui perversione peraltro è accettata come conseguenza di un trauma infantile). Nessuna reale rivendicazione sessuale, o un’espressione della propria personalità, ma la solita storia del far l’amore per trovar l’amore, cosa legittima solo se non viene usata come mezzo per mettere a tacere ogni altro elemento, stavolta sì osceno e scandaloso, della sessualità. Quella di E. L. James e Sam Taylor-Johnson è in definitiva un’opera davvero insoddisfacente, dettaglio paradossale per un racconto che si proponeva in primo luogo di gratificare il lettore/spettatore. Allora, lo si dica una volta per tutte: dell’ennesima, noiosa normalizzazione del desiderio non ne facciamo niente.

Da PointBlank

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Leopardi/Martone: Quando la carne dolorante genera il pensiero

Il giovane favoloso

(In occasione del grande successo di pubblico e critica del film di Martone Point Blank dedica la sua copertina di Novembre alla trasposizione cinematografica della vita di Giacomo Leopardi. Curata dal giovine Davide Eustachio Stanzione, comprende oltre alla partecipazione del buon Samuele Sestieri un mio contributo, che qui riporto)

Un busto storto, deformato, fragile; ossa friabili, struttura tremolante; in poche parole, un corpo infelice. La carne consumata di Giacomo Leopardi ne Il giovane favoloso è la vera protagonista del film di Mario Martone, e a prima vista ciò può apparire sospetto in un’opera che si prefigga di raccontare le vicende di un intelletto. In fondo proprio la caricatura dell’aspetto fisico del poeta ha gravato sulla considerazione in Italia del suo pensiero: prima del letterato e del filosofo è venuto il gobbo vergine, lo scherzo della natura sulla quale aveva potuto vendicarsi solo con minute descrizioni della sua crudeltà. Il pessimismo che gli viene generalmente attribuito è la cifra della comune lettura di una mente addolorata solo in quanto costretta in un corpo sofferente.

Perché allora insistere su questa deformità, riproponendo in egual misura l’immagine dell’uomo che vuol farsi poeta del dolore? La risposta sta nella natura metaforica insita nel Leopardi gibboso, nel messaggio che manda quel suo attraversare a stento il mondo, a guisa di un verso visivo. Ciò che afferma definisce il destino umano che nella sua carne si è già realizzato. Una visione di un corpo malato vs corpo sano è generata solo dall’illusione che l’uomo possa essere eterno: il poeta che si trascina per le strade testimonia esplicitamente qualcosa che è già presente nel suo dna. Tutto si distrugge, tutto si consuma, tutto muore, non vi sono fantasie di gloria, di immortalità spirituale che tengano. Ed ecco, in Martone Leopardi avanza e intorno a lui iniziano a mostrarsi anche nei suoi contemporanei fautori delle magnifiche sorti e progressive i germi della dissoluzione della materia che attende ogni essere vivente. La morte tocca la splendida e fiorente Silvia, ben più adatta di Giacomo a celebrare la meraviglia di un aspetto divino e pur tuttavia mortale, e destinata, anch’essa come la mite ginestra, a soccombere alla fine di tutte le cose. Si diffonde il colera, i tessuti imputridiscono, e la natura, in forma di un vulcano in eruzione, rivendica il proprio potere sui suoi figli. L’unica cosa che conta è che la vita si perpetui, non importa quanta morte e dolore possano succedersi nel mezzo.

Così, il Leopardi martoriano – e martoriato – che si muove ne Il giovane favoloso è l’esibizione di corpo consumato come dimostrazione concreta dei processi di creazione e distruzione, processi che riguardano chiunque, e che pertanto confutano ogni idea di un intelletto influenzato dal proprio stato fisico, se non nella medesima misura in cui si prefigura il comune destino mortale delle nostri carni. I lazzi, le caricature e gli scherni sembrano allora forme di esorcismo verso la verità, tendenza comprensibile in un sistema culturale solito a preferire l’evasione dalla realtà a una sua analisi imparziale. Ma se non è condivisibile una visione della natura come madre crudele, considerarne l’oggettiva indifferenza basta a scatenare lo smarrimento che, generando il dubbio, definisce l’irrinunciabile onestà del pensiero umano.

L’idea che l’intellettuale abdichi all’interesse per il proprio corpo è figlia del concetto miope che vede la mente e il cervello come due fattori distinti, come se il pensiero non potesse rivolgersi all’involucro che lo contiene. Dunque in Martone si opera un’unione corpo/intelligenza che prescinde da facili semplificazioni manichee, e fa della carne non il capro espiatorio – nella popolare lettura di Leopardi come fautore del materialismo perché personalmente infelice – quanto il mezzo con cui la natura rivela all’uomo il suo stato. La figura consunta allora è nuda verità che altri corpi incarneranno solo più tardi o più lentamente, quando arriverà la malattia, l’usura, e infine la rovina. Rivolgersi a lei con sguardo obiettivo o preferirvi gli scongiuri è ciò che rimane da scegliere: e il poeta innalza il proprio occhio mentale sopra le private sventure, nella scena cardine del film in cui ribatte ai rimproveri di puerile rodimento rivendicando un leale contraddittorio.

Ma è soprattutto la rivendicazione corporea dell’intellettuale l’oggetto più innovativo de Il giovane favoloso, nella rappresentazione di un raziocinio astratto che però mantiene saldo il contatto con la concretezza materiale del suo essere, e in essa scopre la base delle sue speculazioni teoriche attorno la realtà. Anzi, a ribaltare i rimproveri di una vaghezza mentale quasi trasognata, interviene la perfetta consapevolezza dello scheletro e dei muscoli in cui abita l’individuo. È forse anzi più facile per l’uomo cosiddetto pragmatico dimenticare il proprio corpo, smettendo di sentirlo, che per una personalità celebrale, poiché questa analizza ogni esperienza cognitiva dai ragionamenti ai segnali fisici. La morte del proprio pensiero passa per la morte carnale, e lo spirito deve prima o poi confrontarsi con il sistema che lo sorregge, e verificare i limiti della mente rispetto a un naturale materialismo distruttivo e irreversibile.

Appurato quanto concerne riguardo questo stato delle cose, ciò che rimane è il pensiero stesso, e la sua libertà chiusa entro i confini di una gabbia corporea ma infinita come il pieno ragionare a partire dalle sensazioni che i sensi stessi filtravano da occhi, naso, orecchie, bocca, costantemente interrogati su ciò che offriva la natura. E lo sguardo filmico che ne raffigura la parola allora si libra oltre sopra la siepe (L’Infinito) e sopra le stelle, nella notte, fino a raggiungere l’universo (La ginestra). Giacomo Leopardi lascia in eredità questo essere nel mondo pienamente vissuto, ritrovandovi quella verità universale che guida l’esistenza nel suo spirito e nella sua carne: l’intelletto che non fa esperienza della propria pelle, accettandone la concretezza e la mortalità, non può sperare di comprendere almeno in parte il senso della sua vita.

Da PointBlank

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Tre settimane passate insieme

A casa, in pausa dal lavoro, nel letto, in cucina…. Continua a leggere

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05/02/10 – Dedicato ad Anne Eliot

Anne Eliot oltre a essere un personaggio di Jane Austen, era il nome della moglie del miglior amico di Diane Arbus, Alex, nonché suo folle innamorato. Benché la Arbus fosse sposata con Allen, un giorno finì per consumare la sua attrazione mai espletata per Alex, confessando poi la cosa ai rispettivi coniugi, perché credeva nell’onestà del matrimonio. Anne, aspirante scrittrice fallita, con disagi psichici alle spalle, già costretta a sopportare l’evidente interesse di suo marito e della sua amica l’uno per l’altra, crollò. Divorziarono, e lei finì in una clinica, dove morì 30 anni dopo. Fine. Continua a leggere

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For the Year of the Insane – Anne Sexton

A prayer

O Mary, fragile mother,
hear me, hear me now
although I do not know your words.
The black rosary with its silver Christ
lies unblessed in my hand
for I am the unbeliever.
Each bead is round and hard between my fingers,
a small black angel.
O Mary, permit me this grace,
this crossing over,
although I am ugly,
submerged in my own past
and my own madness.
Although there are chairs
I lie on the floor.
Only my hands are alive,
touching beads.
Word for word, I stumble.
A beginner, I feel your mouth touch mine. Continua a leggere

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