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Gli altri a volte sono solo una scusa per esaltare noi stessi. Marionette, involucri vuoti e nomi scritti a penna.

Lei per esempio,voleva mangiare ed essere mangiata. Allora si innamorava e poi ne moriva, così di colpo. Una volta sembrava anzi interstardita o arresa a  morire con più energia del solito. (…) Per salvarla  i suoi genitori tentarono dichiarazioni d’amore  e lunghe chiacchierate a srotolare la tradizione di famiglia, coi volti ora seri ora malinconici di nonni e parenti mai conosciuti a testimoniare, con la loro vita vissuta, l’immensità dell’esistenza e delle sue possibilità. Cos’era il dolore di un amor perduto a confronto?

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La Scelta di Barbara – Christian Petzold (2012)

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Tutto è relativo. Nei primi anni Novanta un film come La scelta di Barbara, Orso d’Argento al Festival di Berlino 2012, sarebbe stato una rivelazione per il coraggio e l’onestà autocritica che avrebbero riaperto il ricordo ancora recente delle due Germanie divise. Un caso non dissimile da quello realmente accaduto per Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, a cui il film di Christian Petzold è stato non a caso paragonato.

Ma nel 2013 La scelta di Barbara altro non è che un racconto didattico, stilisticamente impeccabile nonché prevedibile, che soddisfa le aspettative dello spettatore lasciandolo però del tutto freddo: un problema prodotto sia dalla costruzione narrativa del film che dal sedimentarsi dell’immaginarsi collettivo. Infatti, di fronte al tempo che passa, il cinema storico deve affrontare la sfida della graduale banalizzazione a opera della memoria degli eventi passati. Ciò che prima era il nostro presente, o passato prossimo, muta con gli anni nella trasmissione del racconto epico di ciò che fu; ma l’epica per sua natura deve sempre tendere a semplificare la realtà. Allora ci sono i buoni, gli eroi, e i cattivi da sconfiggere per conquistare la libertà, e La scelta di Barbara non è da meno nel narrare non i fatti storici quanto l’impressione che hanno lasciato nel ricordo: non può mancare perciò una protagonista stoica, leale e altruista, alle prese con l’indifferenza schiacciante di una dittatura impersonata da agenti, poliziotti e cittadini spietati, quasi monolitici nella loro apparenza.  Continua a leggere

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30/06/08

(stanca)
le stanze della memoria hanno pareti mobili,
che si spostano ad ogni istante
lasciando le linee fragili di ciò che é già andato
cosìcché ogni visitatore possa avere la sensazione,
pur rimanendo immobile,
di star percorrendo un lungo corridoio;
si bussa a un stanza che già si é spostata oltre,
come un gioco di cubi
per smarrirsi in alloggi nuovi o dimenticati
a ritroso nel pensiero. dagli interstizi delle mattonelle arrivano voce confuse,
i riflessi dalle finestre contengono volti che svaniscono come impronte sul vetro
singhiozza il tetto,
si ricostruiscono case andate a pezzi .

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26/09/06

da tempo nel mio pensiero si svolge
un’epifania di punti di memoria
nel piano buio brillano immagini di ricordi casualmente dal passato
appaiono e scompaiono mentre mi impegno in qualsiasi azione
nella mia giornata navigo ininterrottamente fra ieri e l’adesso.

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Un blog non è tale senza la tavola periodica!

tavola periodica(cliccare sull’immagine per ingrandire)

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Moon – Duncan Jones (2009) : un approfondimento

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In principio fu la Science Fiction, in gergo Sci-Fi, da noi conosciuta comunemente come fantascienza. Storie fantastiche di orizzonti lontani, con un’ umanità nuova condizionata dal contatto di tecnologie superiori e  incredibili, che mutavano il concetto stesso di essere umano. Robot, cloni, intelligenze artificiali, al servizio dell’uomo o in conflitto con esso. E cosa c’è di più lontano e utopico che la vita nello spazio? Alieni, astronauti, pianeti dai nomi impronunciabili vennero a popolare i sogni notturni di milioni di adolescenti di ogni generazione, prima in forma letteraria, poi visiva. Il cinema era il contenitore perfetto di immagini straordinarie su esseri e spazi mai visti primi, e grazie ai capolavori del genere fantascientifico gli spettatori poterono nutrire ulteriormente la propria fame di fantasia tecnologica.

Più di un secolo dopo, un regista al suo esordio cinematografico realizza un film a basso budget che  a prima vista sembra un semplice  omaggio da parte di un grande appassionato al genere con cui è cresciuto. Ambientato in un futuro impreciso, Moon (2009)  è la storia di un minatore spaziale (Sam Rockwell) adibito ad estrarre l’energia del futuro sulla Luna e prossimo alla fine del proprio contratto lavorativo, che sta per tornare a casa ad abbracciare moglie e figlioletta che non vede da tre anni. Completamente solo nella base lunare, interdetto ad ogni comunicazione diretta con la Terra causa apparente guasto, Sam interagisce esclusivamente con GERTY, (voce originale di Kevin Spacey) robot programmato alla gestione di tutte le operazioni, nonché alla cura dello stesso Sam. Continua a leggere

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27/06/05

una scorciatoia nella realtà
un passaggio segreto
una porta oltre l’immagine
le case cadono il cielo s’abbassa
lo spazio
si libra

ho tentato sempre di scomparirvi
di passare oltre
dove l’immagine è infinita
un
istante
infinito
ti giri e non ci sono più
sono andata là

per non farci morire
le nostre immagini stanno là
molto, molto tempo fa
e tu non l’hai mai saputo
io e te mano nella mano siamo spariti oltre
io e te siamo là
a vivere oltre le cicostanze della realtà
mi sono girata e ho visto andarmene via con te
ho mandato il ricordo di noi nel posto delle cose che sento
oltre la realtà
per non perderti
qui noi non ci siamo più
tu, qui per me, non ci sei più
amore, tu non esisti
tu non esisti, amore mio.

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