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I Migliori Momenti del Cinema: La Passione di Giovanna D’Arco

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“Taglia!” si ordina mentalmente il montatore mentre scorre la pellicola. Tagliare è un gesto fondamentale della postproduzione cinematografica: punteggiatura visiva, metafora di apporto di senso, il montaggio non vive senza il film (materiale girato) e il film non vive senza il montaggio (struttura testuale) . Non a caso tuttora acquistono grande popolarità i tardivi director’ cut ed entrano nella leggenda litigi e alterchi per l’ultima parola sulla cucitura filmica. Ma ci sono pochi film che devono al ‘taglio’ molto più delle varie visioni concettuali inerenti le diverse scuole di pensiero sul decoupage. Anzi, forse non c’è mai stato un film così particolare non solo per come è stato tagliato all’interno della sua produzione, ma anche prima, e dopo, come La Passione di Giovanna D’Arco di Carl Theodor Dreyer.  Continua a leggere

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I Migliori Momenti del Cinema: Quando la Moglie è in Vacanza

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Una delle scene più famose della storia del cinema, e non esiste. Un abito da cocktail bianco, un’ampia scollatura, la gonna a pieghe che si alza, quasi fluttua sopra le cosce: ed ecco Marilyn che torna alla memoria, intatta nella sua bellezza, giocosamente pronta a  accogliere la folata di vento che maliziosa le scopre le gambe perfette. Ma è solo un’immagine. Continua a leggere

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I Migliori Momenti del Cinema: I Quattrocento Colpi

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Categoria: SCENA

I Quattrocento Colpi (tit. originale Les Quatre Cents Coups)

Regia: François Truffaut / Anno: 1959 / Durata: 99′ / Colore: B/N / Paese: Francia

È scappato Doinel! È scappato Doinel! Durante una partita a calcio dentro il campo da gioco di un riformatorio, un ragazzino ha approfittato di una rimessa laterale per infilarsi sotto la rete di sicurezza e andare via. È vero, Antoine sta fuggendo. In realtà ne I Quattrocento Colpi, non fa altro: scappa da casa, da scuola, infine dal riformatorio dove lo lascia la madre, consegnandogli in poche parole fredde la responsabilità di se stesso. Nel film la tensione degli eventi delimitati dagli spazi chiusi trova sollievo nelle momentanee fughe del ragazzo nel mondo esterno, fino alla tentata catarsi finale. In tre piani sequenza la macchina da presa – installata su una  Citroen Due Cavalli  – segue Antoine nel suo passo costante: è uno sguardo al limite tra il racconto e il ricordo di un regista che guarda la propria immagine modificata. Antoine è si l’alter ego di Truffaut, che ne I Quattrocento Colpi ha riversato tutta la propria infanzia difficile, ma è anche un personaggio fuso con la forza del carattere del suo interprete, Jean Pierre Leaud, più rabbioso e intraprendente del suo modello originale. Così, Truffaut tiene fisso con gli occhi il suo protagonista, mentre tutto scorre nel silenzio della terra calpestata dai suoi passi, ma con un filo tenue, che si srotola timidamente fino all’arrivo al mare che Antoine che non ha mai visto prima in vita sua. È una fuga impossibile, un happy end mancato. Continua a leggere

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