Archivi tag: Olocausto

Il figlio di Saul – László Nemes (2015)

13-05-2015-son_of_saul

“Bisogna sperare che il film d’esordio di László Nemes riceva il maggior numero di premi possibili. È l’unico modo per assegnare visibilità a un’opera che per il tema trattato e la particolare realizzazione si attesta fin dall’inizio come un racconto tremendo, insopportabile, la cui visione sconvolge e atterrisce. Difatti è probabile che Il figlio di Saul sia effettivamente il film sull’Olocausto visivamente più doloroso mai realizzato finora, laddove Shoah di Claude Lanzmann traeva al contrario la sua forza dirompente dalle sole parole dei testimoni: lo statuto visivo su cui è fondata la sua storia interpella direttamente il grande dibattito filosofico e critico inerente la rappresentabilità dal punto di vista morale della tragedia dei campi di concentramento. Fondamentalmente tale rappresentazione è sempre stata basata sui racconti di chi aveva visto e vissuto quell’esperienza, ovvero di chi era riuscito a sopravvivere abbastanza per poter raccontare ciò che sapeva; conosciamo in gran parte ciò che avveniva nei campi grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, un numero minimo di persone rispetto al quadro generale dei deportati, motivo per cui Primo Levi avvertì l’esigenza di distinguere chi, come lui, era riemerso (i salvati) dall’orrore, rispetto alla stragrande maggioranza di coloro che vi erano scomparsi per sempre (i sommersi), gli unici a vivere e conoscere fino in fondo, morendo, l’essenza dell’Olocausto. ” continua su Pb

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Dossier Steven Spileberg / 12 – Schindler’s List

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“Da quando è uscito nei cinema, più di vent’anni fa, Schindler’s List si è contraddistinto come il film sull’Olocausto più equilibrato linguisticamente: non il più atroce, per quanto il suo contenuto sia tragico, né il più retorico, senza per questo rinunciare alla metafora morale, né il più asciutto, malgrado lo stile sobrio e rigoroso. D’altra parte, è oramai parte integrante nella nostra cultura il problema del rapporto fra campi di concentramento e linguaggio, allorché è sorta la natura paradossalmente indicibile e narrativa di una storia che non trova parole adatte a descriverla ma che pretende allo stesso tempo di essere raccontata. Il problema di un approccio allo sterminio ebraico non sta tanto nei numeri – altri genocidi hanno perpetrato cifre più alte di vittime – quanto nell’elevazione dell’omicidio come prodotto industriale, eliminazione meccanica, reiterata, quasi avulsa dall’odio che ne promosse la nascita. La storia dell’umanità è costellata da azioni barbare e crudeli, e tuttora ne è ben lontana dal riuscire a farne a meno, ma ad Auschwitz per la prima volta si teorizzò e si mise in pratica lo sterminio di massa concependolo in forma d’industria organizzata, il cui manufatto finale era costituito da cadaveri e cenere. ” continua su Pb

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In Darkness – Agnieszka Holland (2011)

Sappiamo già dall’inizio che In Darkness non attirerà orde di spettatori in sala: ancora – e su questo “ancora” torneremo in seguito – l’Olocausto, stavolta durante l’occupazione nazista in Polonia, ancora un Giusto, come i ben più noti Oscar Schindler e il nostrano Giorgio Perlasca, che in ogni modo tenta di salvare il suo gruppo di ebrei dalla morte. E non soltanto dato che tutto questo avviene nell’oscurità reale, suggerita dal titolo, delle fogne, un labirinto d’acqua, vicoli e topi che è luogo di quasi tutti gli eventi del film. Ma sarebbe un peccato, perché quel ”ancora” non significa nulla di ripetitivo e già visto, e grattando sotto la superficie del dramma storico si può assistere a uno stupefacente compendio di tutte le emozioni che regolano la vita umana. Continua a leggere

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La Chiave di Sara – Gillet Paquet-Brenner (2010)

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La visione de La Chiave di Sara non è né semplice né di chiara lettura e, cosa più importante, tale fattore non deriva solo direttamente dalla materia trattata. C’è un peso che grava sulla percezione stessa del film, ed è quel senso di già visto prodotto da un’ormai robusta tradizione cinematografica sull’olocausto. L’adattamento dal fortunato bestseller di Tatiana De Rosnay propone una variazione sul tema, spostando lo sguardo su fatti che non coinvolsero tanto i tedeschi quanto i francesi sul loro stesso territorio. Il 16 luglio 1942 più di diecimila ebrei vennero coinvolti in una retata per essere rinchiusi nel Velodromo D’Inverno di Parigi, e lì abbandonati per alcuni giorni in condizioni disumane prima di essere deportati. Un fatto che propone una visione più complessa della storia, spostando i riflettori solitamente puntati sull’antisemitismo tedesco su una serie di personaggi meno noti ma ugualmente responsabili; in questo caso, il governo collaborazionista di Vichy Continua a leggere

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