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30/06/08

(stanca)
le stanze della memoria hanno pareti mobili,
che si spostano ad ogni istante
lasciando le linee fragili di ciò che é già andato
cosìcché ogni visitatore possa avere la sensazione,
pur rimanendo immobile,
di star percorrendo un lungo corridoio;
si bussa a un stanza che già si é spostata oltre,
come un gioco di cubi
per smarrirsi in alloggi nuovi o dimenticati
a ritroso nel pensiero. dagli interstizi delle mattonelle arrivano voce confuse,
i riflessi dalle finestre contengono volti che svaniscono come impronte sul vetro
singhiozza il tetto,
si ricostruiscono case andate a pezzi .

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30/04/10

Perché vedi quel che pesa è l’irremovibilità del passato e la paura che una volta perso il bus che porta alla felicità di tutti, quei preziosi banali entuasiasmi e quella leggerezza se non di corpo di volto, non ci possa essere spazio per una felicità personale malgrado tutto e malgrado il passato, qualcosa che possa mettere radici sul nulla degli errori e delle ferite di un’esistente. Che non è nulla ma è tanto qui dentro la mia sola testa.
Perché sono il tipo che se la pagina è scritta male cancella e ricomincia, e così il libro lasciato da parte per troppo tempo, daccapo dal primo capitolo e qui invece non si può. Il passato e il proprio nome sembrano destini a cui non si sfugge, e a me, per perdonare gli errori miei e degli altri e non  consumarmi d’angoscia  basta sapere che posso permettermelo prima o poi, anche malgrado me.
 

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