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Il mio battesimo di fuoco

Inizia oggi la mia collaborazione con SoftRevolution, un gruppo di ragazze incazzate come piace a me che mi ha fatto l’onore di includermi fra i loro collaboratori. Qui il primo articolo basato sul tema del mese, la paura.

Qualche anno fa ebbi il mio battesimo di fuoco. Non ha molta importanza definire i particolari, sarebbero più utili alla strumentazione delle mie parole che ad altro. Erano italiani? Stranieri? Era notte? Giorno? Dov’ero? Com’ero vestita? A seconda delle informazioni che potrei dare il contesto e il valore di quello che accadde cambierebbero ed è proprio contro la varia interpretazione dei fatti che scrivo, per mettere sotto luce un’unica, indimenticabile sensazione.

Un giorno, da qualche parte, un gruppo di uomini mi fermò per lanciarmi pesanti frasi da rimorchio; poi mi misero le mani addosso e mi sbatterono a terra. La colpa, ovviamente, fu mia: avevo risposto alla violenza. Quando iniziarono a infastidirmi con le prime battute non provai paura, ma un’immensa rabbia, generata dalla noia e dal fastidio di vedere un gruppo di persone rendersi ancora una volta ridicoli e meschini solo perché sei da sola, sei donna, sei fisicamente piccola. La mancata immedesimazione da parte loro nei miei panni – che in quel momento erano quelli della vittima – mi esasperava così chiesi, visto che per loro non valevo niente, se avevano una madre. Forse avevano almeno una figura femminile che rispettavano? Non era una donna anche lei? Come si sarebbero sentiti a vederla vulnerabile, attorniata da un nugolo di gente che abdicava alla propria dignità, in nome dell’inebriante sensazione di avere per un attimo in mano il Potere? Continua a leggere

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bloc notes

Io non ho davvero nessun problema
ad ammettere che ho paura, vera paura, di rimanere sola.

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23/10/07 – Vorresti ma non sai più chiedere

Il problema però
è che nella distanza
tra un contatto e l’altro
non si misura il tempo che vi è trascorso.
Incontrare le persone, conoscerle voglio dire
è conoscere anche le infinite ore di solitudine che hanno passato prima di quel momento.
Dire, sono stato solo, non basta
a rendere i segni addosso, i comportamenti deformati nel tempo dal proprio vuoto dal perimetro stranamente tagliente che espandendosi tagliava, cambiava i tratti,feriva.
Per ogni ferita c’è la sensazione di dolore
c’è il tentativo di curarla,o allievare almeno il male

la solitudine cambia, ma non totalmente, piuttosto
fa straripare alcune parti e le fa rientrare fino a nasconderne accuratamente altre
gli angoli non sono mai regolari, ma come colpiti a caso dal martello.
Ci si riveste di comportamenti disturbanti, incomprensibili e stupidi agli occhi dei più
vestiti più che maschere, contro il freddo,
che poi capita qualcuno cerchi di strappare
magari non l’intero tessuto, ma pezzi, per salvare:
e non si capisce se si vuol subito rivestirsi per il freddo aggiunto o, ecco, la pelle esposta,
rivedere il suo colore nudo, fragile, fino a ricordarci nudi, scioglie qualcosa.
E si rimane paralizzati, non si sa cosa scegliere, se tornare vulnerabili o rivestirsi
dubbio che rimane anche mesi e anni
mezzi chiusi e mezzi aperti,senza capire chi si è Continua a leggere

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Cose che ho imparato dalle persone e non (solo) dai libri

In Sintesi

A) I meccanismi di difesa che istintivamente entrano in funzione nelle situazioni di rischio emozionali non sono da biasimarsi, anzi; sono i medesimi meccanismi che avevano la primaria funzione, in età più remote, di difenderci da determinati traumi pena la disintegrazione psichica. Il problema è che, avendo funzionato in passato, il cervello li riutilizza in ogni contesto perché la mente è una struttura a gestione economa (vince sempre il vecchio sul nuovo perché costa meno in fattore di rischi) indipendentemente dal fatto che Ora, in contesti e età diverse, essi non sono più funzionali, al punto da aggravare ciò che prima dovevano calmare.

Ne deriva che Continua a leggere

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