Archivi tag: Poesia

The Kindergarten Teacher – Nadav Lapid (2014)

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“Se già parlare di poesia è un atto che di per sé presuppone fatica mentale, trasporre la questione del linguaggio poetico in immagini significa riallacciare la parola alle visioni che evoca. Ma vi è anche un’ulteriore divisione del discorso, poiché parlare di poesia, e parlare di come creare la poesia sono due temi separati che richiamano approcci differenti. Il rischio maggiore è limitarsi ai luoghi comuni generatisi intorno a una pratica tanto valorizzata nell’immaginario culturale, quanto poco adoperata, o peggio, conosciuta. The Kindergarten Teacher , analizzando il senso della poesia nel mondo d’oggi, schiva ogni pericolo di facile celebrazione grazie alla scelta di un protagonista al di sopra di ogni sospetto di autocompiacimento intellettuale: Yoav, un bambino che a cinque anni inizia a scrivere poesie. ” continua su Pb

 

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Giovani Ribelli/Kill Your Darlings – John Krokidas (2013)

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La Storia possiede un talento crudele nel ribaltare i punti di vista sul senso delle esistenze umane, soprattutto quando si tratta di vincenti inghiottiti in un successivo anonimato o al contrario di disgraziati trasformati, grazie alle convenienze del Tempo, in miti degni di invidia. Gli artisti sono da sempre la categoria sociale maggiormente soggetta a questi stravolgimenti culturali; o almeno continueranno a esserlo finché l’odierno dovere del successo ora-e-adesso non riuscirà a far calare un’ombra definitiva su ogni stimolo che richieda una sedimentazione prolungata. Non tragga dunque in inganno il banale titolo italiano di Giovani ribelli (Kill Your Darlings): non solo i ribelli del titolo sono diversi dal raffazzonato stereotipo più diffuso, al cui posto troviamo i futuri protagonisti del movimento letterario noto come la Beat Generation, ma sono, nella loro natura più cruda, dei veri e propri derelitti umani. Continua a leggere

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Cose in cui ho smesso di credere

Quando ero più ragazzina, pensavo di essere pazza. E lo dicevo, tra lo scherzoso e il serio, a me stessa e agli altri. Ero solo stupida però.
L’unica giustificazione che posso portare è che sono vissuta in un contesto dove il concetto di pazzia veniva facilmente messo in ballo, e a furia di sentirmi dire che ero strana ci ho creduto. Allora davo agli altri la possibilità di possedere la verità; adesso, timidamente, oso dire che malgrado abbia cercato strenuamente di vedere le cose dal loro punto di vista, forse erano solo opinioni di persone superficiali. O che non avevano ancora vissuto abbastanza.
L’etichetta di pazza, strana fa emergere  anche alibi di rinuncia, come a dire, oh beh, sono fatta così, non posso cambiare, non ci posso fare niente. Ma anche senso di liberazione.

“Entrare nel manicomio secondo me,
è come entrare nel regno di una felicità
che nessuno comprende,
perchè si rimane finalmente soli davanti alla nostra identità
che tutti avevano cercato di deformare”
(Alda Merini)

Il senso di inferiorità fa talmente coincidere la propria identità con i soli propri difetti che si finisce per pensare che siano l’unica cosa autentica che si ha. Quasi ci si sente sinceri, liberi, anche perché molti difetti sono soltanto caratteristiche innocue. Per me però, si finisce per fraintendersi esattamente come hanno fatto gli altri. La sfida, estenuante, diventa quella di trovare qualcuno che accetti soprattutto i difetti, ma che abbia un senso o no, lascia da parte anche tutte quelle cose belle per cui forse ci meritiamo anche un po’ di accettazione.
Ho scritto poesiole dolci e stupide, quando ero più giovane.

(per chiunque)
se mi sceglierai
sceglimi per le mie imperfezioni
per il modo in cui solo io saprò ferirti
per quella rabbia che t’ispirerò

per gli angoli storti del mio corpo e le manie della mia mente
per gli sbagli solo miei di cui vorrai essere il testimone

cosi anche se te ne andrai ricorderò la tua scelta
per la mia persona traballante su cui ti appoggiavi
donando ad entrambi un incredulo equilibrio.

Mi sbagliavo. Non conoscevo ancora bene il dolore, Quello mio e quello degli altri. E chi diavolo ci vuole avere a che fare? La verità è che quando sei pazzo non soffri. Hai mollato. Ma la sofferenza può avvicinare parecchio alla follia, proprio perché ci si vuole solo arrendere. Perdere il contatto, la consapevolezza, vagare tra le contraddizioni senza notarle, notificarle.
L’unica cosa decente del dolore, l’unico straccio di senso che ci galleggia dentro, è che rende tutti uguali. Altro che diversi, o strani, o pazzi. Tutt’altro: la follia è una liberazione che costa troppo.

Adesso che so di essere banale, normalissima, ho smesso di deformare io per prima la mia identità presentandomi al mondo nel prisma equivoco dello sbaglio, dell’eterna imperfezione e incomprensione. Accettando la fatica di essere una persona che cerca di tirare avanti come tutti, e cerca di essere anche decente senza farsi fregare dall’idea di sempiterno errore come connaturazione biologica scritta nelle stelle.

Tu quanto vuoi indulgere ai tuoi difetti? Quali sono i tuoi difetti? E sono difetti?
(Ragazze Interrotte)

Ero piccola, ed erano tutte cazzate. Sono solo uguale a tutti voi da cui per anni mi sono convinta di essere diversa; almeno nella partenza. Poi si decide passo per passo. Riuscire a convivere con il mondo, almeno, è diventato più comprensibile ora che non mi sento più tanto strana; e da quando  ho percepito veramente, più che capito, quanto dolore possono provare gli altri.

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Bloc Notes 5.2

Poi
all’improvviso muoversi è diventata una danza

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24/09/06

tranquilla.
tranquilla e quieta come cereali sul fondo della tazza di latte.
quieta.
il silenzio dei suoni di un sordo.
calma.
nessuna dichiarazione imprevista, cattiveria indiscreta ,rombo di cannoni o frasi spezzate.
buchi nel marciapiede, palazzi senza fondamenta, aculei contropelle.
quieta come mari addormentati sotto il sole
manicomi senza chiavi
eroi che tornano a casa e concludono le pagine del libro.

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07/02/13

Io non mi vergogno delle mie cicatrici.
Sono il segno che ho imparato
come si ferisce la pelle e come la si cura.

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08/01/07 Momenti di ottimismo

Questa vita è enorme
dico davvero, è enorme
è veramente amaro vedere come certi muri, abitudini
fatti o ricordi
diano l’idea verosimile che
si possa far solo un certo numero di cose,
e non andare oltre

a volte perdo il coraggio
ma la vita è enorme, ci fai quello che vuoi
quando non riesco a farlo con le mani lo faccio con gli occhi

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