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B.B.

Come possono diventare belle le persone una volta conosciute, si disse: adesso a volte le sembrava di vedere un’altra persona, uno sguardo appartenente a qualcun’altro che lei aveva già visto, ma non ricordava dove.

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bozzadariscrivereconpazienzaquieta

Gli altri a volte sono solo una scusa per esaltare noi stessi. Marionette, involucri vuoti e nomi scritti a penna.

Lei per esempio,voleva mangiare ed essere mangiata. Allora si innamorava e poi ne moriva, così di colpo. Una volta sembrava anzi interstardita o arresa a  morire con più energia del solito. (…) Per salvarla  i suoi genitori tentarono dichiarazioni d’amore  e lunghe chiacchierate a srotolare la tradizione di famiglia, coi volti ora seri ora malinconici di nonni e parenti mai conosciuti a testimoniare, con la loro vita vissuta, l’immensità dell’esistenza e delle sue possibilità. Cos’era il dolore di un amor perduto a confronto?

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13/08/05

tra mille anni tutti i problemi e le controversie e i dibattiti di questa società non vorranno più dire nulla

rimarranno solo i sassi che qualcuno tirò per terra per ricordarsi la strada di casa,   ripercorsi all’indietro da qualcun’altro.

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People etc.

In uno dei posti in cui lavoro attacco parola con uno studente, mattinata presto e io che fumo. Studi soltanto o lavori?
Per aiutare i miei spaccio, risponde. È l’unico lavoro che ho trovato.
Non scherza. Verrebbe da dire, ma vai a lavorare seriamente, cretino. E invece nel 2013 rispondo capisco.

In privato vado a posare per  un’anziana signora quasi novantenne che vive in una casa di riposo gestita dalle suore. Quando entro nella sua minuscola stanza, mi rattristo a vedere contenuta in un solo spazio un’intera vita; ci sono i suoi libri di italiano, c’è l’Ariosto e Leopardi, ci sono i dipinti del padre, le foto di famiglia, sua madre con un vestito di pizzo e un fiocco tra i capelli il giorno della sua comunione. Mio marito amava la fotografia, dice mentre mi disegna  intenta a sfogliare i suoi libri fotografici sulla Roma degli anni Sessanta: Continua a leggere

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13/01/07

L’infanzia non ha numeri. È, nel ricordo, un tutt’uno di date, il tempo non è lineare, non esistono i singoli anni. Non mi ricordo cosa ho fatto a 7, 8 anni, rispetto ai 9, non so associare i fatti a un momento specifico, è come se tutto fosse accaduto ininterrottamente. So solo che ero bambina, ma non so quando.
C’è sempre stata la notte, anche nella mia infanzia: Continua a leggere

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08/05/07 A O. che senza saperlo iniziò l’abitudine degli abbracci

All’inizio Orlando era un ragazzo di 17 anni con una grossa massa di riccioli castani e camicie a scacchi dentro calzoni grigi. Io avevo 15 anni, i capelli legati stretti sulla nuca come un ritratto anonimo, gli occhiali come carcere dello sguardo e un’ombra più appariscente della mia stessa carne. Un giorno all’autogestione in una stanzetta cullando con gli occhi da lontano il mio amore segreto, maglioni sgualciti e lana a brandelli, me lo ritrovai accanto a rollarsi una canna, un viso strano e buffo o era solo l’espressione, che misurava lo spazio consapevole con un gran sorriso, mentre fumava seduto su un banco. Era secco Orlando, veniva da O. e ogni mattina si faceva le sue mezz’ore sui Cotral per arrivare a scuola, e non passò molto tempo che fuggendo dalla classe ad ogni ora con una scusa a farmi un giro non mi ci scontrassi attaccando bottone. Continua a leggere

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Tre settimane passate insieme

A casa, in pausa dal lavoro, nel letto, in cucina…. Continua a leggere

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Dicevamo, l’insonnia.

Tre giorni di lavoro massacrante e pioggia e ovviamente la sera torni a casa e crolli addormentata. Poi viene il primo giorno della settimana non lavorativo, e tu per festeggiare quel fine settimana in cui non c’avrai un cazzo da fare hai resistito al sonno e ti sei ficcata in una vasca, hai fatto un bagno bollente, ti sei strofinata ogni cm di cellula morta dalla pelle, ti sei incremata, impaccata i capelli e pure fatto una maschera che t’ha pietrificato il viso e ti sei detto, wow, domani posso fare il cazzo che mi pare e manco piove e invece dormi 4 ore. Ti svegli e hai gli occhi sbarrati e non importa quanto ti pulsino le tempie, non dormirai, lo sai già, la stanchezza d’insonnia è sorda, non è gentile come quella dal stare sul punto di addormentarsi. Sei stanca MA non dormi. Nel tuo cervello una parte è rimasta sveglia a pensare, a canticchiare canzoni e se ne sbatte del resto del cranio. Continua a leggere

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Ordinaria Amministrazione a Lavoro

Nubifragio alle 9 di mattina. Lavoro tutto il giorno.

Una mia collega ha posato assieme  me cantando per un’ora su un piedistallo De André con una bellissima voce potente.

Poi è andata via la luce. Tutti attaccati alle stufe, divenute l’unico mezzo di illuminazione oltre che di riscaldamento. C’era chi non vedeva nulla e chi diceva “wow, caravaggesco”.

Intanto sgocciolava dal tetto la pioggia. Una ragazza che doveva mostrare i suoi disegni è scoppiata a piangere perché il fidanzato durante un litigio glieli aveva strappati tutti, e aveva portato solo i brandelli. La prof ha detto “non ti preoccupare, si vedono lo stesso”. Io ho pensato solo che bastardo, cristo.

Una suora che studia scultura, non solo simpatica e gentile  ma davvero dotata di talento, che stava lavorando a un progetto, mi ha chiesto di rifare una mia vecchia posa. Quale posa, ho chiesto. Mi ha mostrato candidamente un foglio pieno  di spesse strisce blu orizzontali e verticali, fatte con un grande pennello da imbianchino. “Questa posa” ha detto, guardandomi con gentilezza.
E io, obbediente, mi sono messa in posa.

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Stelle in giro

Un giorno una stella si fa un giro perché a guardare tutto dall’altro non sempre si capiscono bene le persone e le cose
ma si veste e si acconcia perché sa bene che nuda
la sua luce paralizzerebbe il traffico,
già mi vedo i giornali, avvistato corpuscolo galattico all’incrocio dei semafori, e i più distratti senza nemmeno alzare gli occhi verso la tv borbotteranno qualcosa sulle dive del cinema
si toglie il travestimento solo tornata nella stanza ad affitto buia a lampade spente,e la sua luce percorre le pareti mentre si poggia a dormire
chissà se qualche fortunato l’ha mai vista dormire

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