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Dicevamo, l’insonnia.

Tre giorni di lavoro massacrante e pioggia e ovviamente la sera torni a casa e crolli addormentata. Poi viene il primo giorno della settimana non lavorativo, e tu per festeggiare quel fine settimana in cui non c’avrai un cazzo da fare hai resistito al sonno e ti sei ficcata in una vasca, hai fatto un bagno bollente, ti sei strofinata ogni cm di cellula morta dalla pelle, ti sei incremata, impaccata i capelli e pure fatto una maschera che t’ha pietrificato il viso e ti sei detto, wow, domani posso fare il cazzo che mi pare e manco piove e invece dormi 4 ore. Ti svegli e hai gli occhi sbarrati e non importa quanto ti pulsino le tempie, non dormirai, lo sai già, la stanchezza d’insonnia è sorda, non è gentile come quella dal stare sul punto di addormentarsi. Sei stanca MA non dormi. Nel tuo cervello una parte è rimasta sveglia a pensare, a canticchiare canzoni e se ne sbatte del resto del cranio. Continua a leggere

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Ordinaria Amministrazione a Lavoro

Nubifragio alle 9 di mattina. Lavoro tutto il giorno.

Una mia collega ha posato assieme  me cantando per un’ora su un piedistallo De André con una bellissima voce potente.

Poi è andata via la luce. Tutti attaccati alle stufe, divenute l’unico mezzo di illuminazione oltre che di riscaldamento. C’era chi non vedeva nulla e chi diceva “wow, caravaggesco”.

Intanto sgocciolava dal tetto la pioggia. Una ragazza che doveva mostrare i suoi disegni è scoppiata a piangere perché il fidanzato durante un litigio glieli aveva strappati tutti, e aveva portato solo i brandelli. La prof ha detto “non ti preoccupare, si vedono lo stesso”. Io ho pensato solo che bastardo, cristo.

Una suora che studia scultura, non solo simpatica e gentile  ma davvero dotata di talento, che stava lavorando a un progetto, mi ha chiesto di rifare una mia vecchia posa. Quale posa, ho chiesto. Mi ha mostrato candidamente un foglio pieno  di spesse strisce blu orizzontali e verticali, fatte con un grande pennello da imbianchino. “Questa posa” ha detto, guardandomi con gentilezza.
E io, obbediente, mi sono messa in posa.

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Stelle in giro

Un giorno una stella si fa un giro perché a guardare tutto dall’altro non sempre si capiscono bene le persone e le cose
ma si veste e si acconcia perché sa bene che nuda
la sua luce paralizzerebbe il traffico,
già mi vedo i giornali, avvistato corpuscolo galattico all’incrocio dei semafori, e i più distratti senza nemmeno alzare gli occhi verso la tv borbotteranno qualcosa sulle dive del cinema
si toglie il travestimento solo tornata nella stanza ad affitto buia a lampade spente,e la sua luce percorre le pareti mentre si poggia a dormire
chissà se qualche fortunato l’ha mai vista dormire

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24/09/08

Quando lei decise di diventare un’accessorio, iniziò a farsi portare in giro. Era muta, una molla plastica rigida per spina dorsale, i raggi del sole erano fili che bruciavano infinitesimali buchi sopra la superfice. Era ondulata, lei.
Le strinsero come pendaglio al collo un led luminoso perché vedesse sempre dov’era, le dipinsero la bocca col miele rappreso,colandole sul corpo, la lasciarono al buio, nascosta sotto i tavoli.
Quando lei decise di di diventare un’accessorio fu chiaro che poteva star ore e mesi gettata per terra, le gambe ritte di legno, indifferente al vento, premendo solchi sulla plastica per saper dove far scivolare le lacrime e la pioggia Continua a leggere

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Prime volte

dall’altra parte del tavolo quando lui le chiese se

lei, svelata da una timidezza che aveva dimenticato, disse no

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10/07/07

non ho quasi mai incontrato qualcuno che non fingesse di essere migliore di quello che era
o ammettesse di avere paura
di essere in fondo solo

(…) Continua a leggere

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12/2008 (Once upon a time)

la mia voce indipendente da me

è questa la natura del ricordo la consolazione di un istante di tutto il tempo

il momento in cui l’hai visto per la prima volta
dal nulla i germi della sua sostanza penetrati nel tuo sguardo
insieme,confusi,
la coscienza che s apre a un nuovo mondo,
lo stupore della conoscenza Continua a leggere

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