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Dossier Steven Spielberg – Always – Per Sempre

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“17 anni dopo la sua uscita nelle sale Always – Per Sempre sembra oramai essere uno dei film di Steven Spielberg meno conosciuti: il suo carattere stucchevole e fiabesco fa pensare che questa storia di anime che tornano dal Paradiso, eroi coraggiosi e amori ultraterreni possa risultare datata a uno sguardo contemporaneo, benché Ghost, di solo un anno più giovane e molto simile in alcuni soluzioni narrative, sia ben più ricordato. Ma se Always – Per sempre rivela di essere in un certo senso molto scontato, è in virtù del suo legame stretto con una particolare idea di cinema classico sempre presente in Spielberg soprattutto in quel senso di fiabesco, di incanto prodotto da schemi molto semplici, come lo stupore infantile di fronte allo straordinario che irrompe nella quotidianità, la potenza dell’amore come esperienza che eleva l’umano al sovrumano, e l’ingenuità spensierata del gioco. Il cinema può attingere alla propria risorsa di evento spettacolare e ricomporre la realtà secondo moduli fantastici, così i personaggi di Always – Per sempre si muovono in un’atmosfera piena di brio, sin dalla coppia dei protagonisti Pete (Richard Dreyfuss) – Dorinda (Holly Hunter), piloti dell’aviazione antincendio, che si amano battibeccando a tempo come in un giro di valzer, lasciandosi a volte andare a gesti teatrali. “ continua su Pb

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Dossier Steven Spielberg / 14 – Amistad

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“Uscito due anni dopo Schindler’s ListAmistad, primo film di Steven Spielberg con la Dreamworks, riapre la riflessione sul processo di disumanizzazione che ben prima dell’avvento dell’industria nazista della morte aveva storicamente trovato il suo fondamento nella pratica della schiavitù. La contesa iniziale del film, tratta da una storia vera, è difatti, come la definisce l’avvocato Baldwin (Matthew McConaughey) di mera, pratica natura commerciale: a chi appartengono i più quaranta schiavi neri ritrovati nel 1839 a bordo della nave spagnola Amistad dopo un tentato, sanguinoso ammutinamento organizzato allo scopo di tornare a casa? Alla regina della Spagna? Alla nave che li ha ritrovati? O a nessuno, dato che sono esseri umani?

Se Schindler’s List rimane un punto di riferimento morale ben fermo, lo spostamento storico e geografico dalla Polonia della Seconda Guerra Mondiale a un’America vicina alla guerra civile, comporta in Amistad un cambiamento radicale di registro.” continua su Pb

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Dossier Steven Spielberg / 8 – Il colore viola

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“Nella filmografia di Steven Spielberg Il colore viola appare come il suo primo polpettone cinematografico. La storia, tratta dall’omonimo romanzo premio Pulitzer di Alice Walker, racchiude in sé tutti i tratti caratteristici del melodramma. All’inizio del secolo scorso la giovane Celia sperimenta la duplice conseguenza di essere donna e nera nell’America del sud; ripetutamente violentata fin da ragazzina dal padre putativa, madre di due bambini che le sono stati subito sottratti, considerata alla stregua di una serva e di un pezzo di carne da consumare quando si ha voglia, possiede l’unica gioia di una sorella amatissima, Nettie. Il matrimonio combinato con Albert, che in lei più di una seconda moglie cerca una schiava, e il distacco dalla sorella in fuga prima dalle molestie del loro padre e poi del marito di Celia, producono il totale annichilimento della donna. Abituata a servire, obbedire ed essere maltrattata senza proferire parola, Celia si è ormai convinta della propria inferiorità, della propria bruttezza e dello scarso valore che gli uomini le attribuiscono. Nella filmografia di Steven Spielberg Il colore viola appare come il suo primo polpettone cinematografico. La storia, tratta dall’omonimo romanzo premio Pulitzer di Alice Walker, racchiude in sé tutti i tratti caratteristici del melodramma.” continua su Pb

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