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08/05/07 A O. che senza saperlo iniziò l’abitudine degli abbracci

All’inizio Orlando era un ragazzo di 17 anni con una grossa massa di riccioli castani e camicie a scacchi dentro calzoni grigi. Io avevo 15 anni, i capelli legati stretti sulla nuca come un ritratto anonimo, gli occhiali come carcere dello sguardo e un’ombra più appariscente della mia stessa carne. Un giorno all’autogestione in una stanzetta cullando con gli occhi da lontano il mio amore segreto, maglioni sgualciti e lana a brandelli, me lo ritrovai accanto a rollarsi una canna, un viso strano e buffo o era solo l’espressione, che misurava lo spazio consapevole con un gran sorriso, mentre fumava seduto su un banco. Era secco Orlando, veniva da O. e ogni mattina si faceva le sue mezz’ore sui Cotral per arrivare a scuola, e non passò molto tempo che fuggendo dalla classe ad ogni ora con una scusa a farmi un giro non mi ci scontrassi attaccando bottone. Continua a leggere

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23/10/07 – Vorresti ma non sai più chiedere

Il problema però
è che nella distanza
tra un contatto e l’altro
non si misura il tempo che vi è trascorso.
Incontrare le persone, conoscerle voglio dire
è conoscere anche le infinite ore di solitudine che hanno passato prima di quel momento.
Dire, sono stato solo, non basta
a rendere i segni addosso, i comportamenti deformati nel tempo dal proprio vuoto dal perimetro stranamente tagliente che espandendosi tagliava, cambiava i tratti,feriva.
Per ogni ferita c’è la sensazione di dolore
c’è il tentativo di curarla,o allievare almeno il male

la solitudine cambia, ma non totalmente, piuttosto
fa straripare alcune parti e le fa rientrare fino a nasconderne accuratamente altre
gli angoli non sono mai regolari, ma come colpiti a caso dal martello.
Ci si riveste di comportamenti disturbanti, incomprensibili e stupidi agli occhi dei più
vestiti più che maschere, contro il freddo,
che poi capita qualcuno cerchi di strappare
magari non l’intero tessuto, ma pezzi, per salvare:
e non si capisce se si vuol subito rivestirsi per il freddo aggiunto o, ecco, la pelle esposta,
rivedere il suo colore nudo, fragile, fino a ricordarci nudi, scioglie qualcosa.
E si rimane paralizzati, non si sa cosa scegliere, se tornare vulnerabili o rivestirsi
dubbio che rimane anche mesi e anni
mezzi chiusi e mezzi aperti,senza capire chi si è Continua a leggere

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Prime volte

dall’altra parte del tavolo quando lui le chiese se

lei, svelata da una timidezza che aveva dimenticato, disse no

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